EMILIA ROMAGNA

Non fermarsi a questi passi

Due interventi per il diritto allo studio

Permettere a tutti i ragazzi di portare a termine gli studi. Questo lo spirito che muove due recenti interventi della Regione Emilia Romagna in materia di diritto allo studio.Il primo è la creazione di una banca dati in grado di raccogliere i percorsi scolastici ed extra scolastici dei giovani tra i 14 e i 17 anni, monitorando così la dispersione. Resa possibile dall’incrocio di quattro database (apprendistato, scuola, anagrafe e formazione professionale), costruisce una “carta d’identità formativa” per individuare i giovani che interrompono gli studi.”Attualmente la dispersione scolastica in Emilia Romagna è tra il 9 e il 10%, un terzo di quella nazionale, che raggiunge il 30%”, osservano in Regione. Circa un migliaio i ragazzi tra i 15 e i 18 anni a cui manca la licenza media. Per lo più extracomunitari (80%), “la maggioranza di loro non ha alcun titolo e presenta problemi di alfabetizzazione linguistica”.Il secondo provvedimento, invece, riguarda la concessione di borse di studio. Il bando, emanato lo scorso 20 gennaio, prevede un aiuto per le famiglie con un indicatore Isee della situazione economica (“redditometro”) fino a 10.632,94 euro, che varia in base alla scuola frequentata dal figlio: 125 euro per la primaria, 250 per la secondaria di primo grado (medie), mentre per le superiori l’importo del contributo è variabile e può arrivare fino a 1.000 euro.Difficoltà d’inserimento. “Esiste una fascia di alunni che arriva alla licenza media con non poche difficoltà, magari dopo aver ripetuto qualche classe per più anni”, denuncia Fiorella Magnani, presidente regionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc). “Tra questi ci sono diversi immigrati – prosegue – che incontrano notevoli problemi a inserirsi nelle nostre scuole, anche legati alla lingua.D’altronde, l’aumento degli iscritti è dato proprio dal maggior numero di stranieri che oggi vivono sul nostro territorio rispetto a qualche anno fa”. Ma se, da una parte, sono in crescita le presenze extracomunitarie (secondo l’ultimo Dossier statistico sull’immigrazione di Caritas e Migrantes l’Emilia Romagna è la regione con la maggiore percentuale di minori immigrati), dall’altra non sempre gli istituti scolastici sono in grado di rispondere in modo adeguato.”Di fronte alle emergenze s’istituiscono corsi di alfabetizzazione linguistica di base – sottolinea la presidente dell’Aimc – ma dopo non vi è nulla per far fronte alla presenza degli stranieri. Bisognerebbe, invece, costruire percorsi specifici e prevedere una formazione dei docenti”. Tuttavia, “il problema del loro inserimento è stato totalmente ignorato in fase di discussione della nuova legislazione scolastica – precisa Ennio Ragazzini, presidente regionale dell’Associazione italiana genitori (Age) – ed è chiaro che poi la questione ricade sugli enti locali”.Potenziare la formazione professionale. la mancata integrazione degli immigrati non è l’unico problema, secondo mons. Fiorenzo Facchini, coordinatore della Consulta regionale per la pastorale scolastica della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna. “Il problema della dispersione è complesso – afferma – e comprende anche la crisi della famiglia, nonché il fatto che questa scuola a volte non risponde alle esigenze dei giovani”.”Secondo la vigente legge l’obbligo scolastico va inteso come un diritto-dovere allo studio – prosegue mons. Facchini –. In questo senso dovrebbero esserci anche percorsi di formazione professionale da proporre a quanti non riescono ad affrontare gli studi. In Lombardia sono già state avviate alcune esperienze in tal senso, mentre noi siamo più indietro”.Borse di studio, importi minimi. Per quanto riguarda le borse di studio concesse dalla Regione, secondo Ragazzini, “non si tratta di contributi che fanno la differenza, ma bisogna tener conto della disponibilità economica. Di sicuro dimostrano la volontà di dare un aiuto alle famiglie”.Circa la modalità con cui sono date, differenti sono le valutazioni. La presidente dell’Aimc “apprezza il fatto che siano concesse alla famiglia, indipendentemente dalla scuola frequentata”, mentre mons. Facchini fa notare come “questi contributi non siano differenziati tenendo conto delle effettive spese sostenute dalle famiglie”, di gran lunga maggiori se i figli frequentano una scuola privata.”Così tutti concorrono allo stesso modo, ma per noi non è giusto, perché non viene adeguatamente valutata la possibilità dei genitori di scegliere liberamente la scuola per i propri figli”. Tuttavia, conclude Magnani, “si tratta di un importo che, dato a famiglie con redditi minimi, non consentirebbe loro di pagare la retta di una scuola privata. Anzi, per la scuola primaria aiuta nell’acquisto del materiale scolastico, mentre già per la secondaria di primo grado è sufficiente a mala pena per comprare i libri di testo”.(3 febbraio 2006)