“Bloccare le misure restrittive aggiunte ad una legge già di per sé molto severa, che rischia così di non corrispondere più nemmeno agli standard della Convenzione di Ginevra per i rifugiati”. È l’obiettivo del referendum contro la legge restrittiva del diritto di asilo politico per cui si sta impegnando in Svizzera anche la Chiesa. A farlo sapere è il Centro studi e ricerche per l’emigrazione a Basilea dei Missionari Scalabriniani. “Il 16 dicembre scorso informa una nota diffusa nei giorni scorsi – il Parlamento svizzero ha approvato un’ennesima revisione della legge sull’asilo politico. La legge ora prevede che siano respinte immediatamente le richieste di asilo di coloro che non presentano documenti di identità validi. Escludendo in partenza chi non ha il passaporto si rischia di non accogliere dei perseguitati politici”. Inoltre, si legge ancora, “è previsto che immediatamente dopo una risposta negativa il governo, senza attendere un eventuale ricorso, possa prendere contatti per l’espulsione con il Paese di origine, che in tal modo ottiene informazioni sulla fuga di un proprio cittadino. Viene così messa a repentaglio l’incolumità delle famiglie dei profughi, che a volte in patria vengono fatte oggetto di persecuzione al posto di coloro che sono fuggiti”. “Nell’ambito della Chiesa cattolica, la Caritas, la commissione giustizia e pace, l’Unione svizzera delle donne cattoliche e altri organismi non governativi informa, infine, la nota – hanno aderito alla coalizione che promuove il referendum abrogativo della legge, insieme a diverse associazioni delle Chiese evangeliche, ai sindacati e a istituzioni umanitarie tra cui l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati”.