PUGLIA

Inaccettabile confusione

Famiglia e unioni di fatto nel ddl regionale sui servizi sociali

Il 6 febbraio la giunta regionale pugliese ha approvato il disegno di legge “Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia”.Il comma 2 dell’art. 22 recita: “Ai fini della presente legge gli interventi e i servizi destinati alla famiglia, così come individuata dall’articolo 29 della Costituzione, sono estesi ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela e da altri vincoli solidaristici, purché aventi una convivenza abituale e continuativa e dimora nello stesso Comune. Salvo che per le persone legate da parentela o affinità, per convivenza abituale e continuativa si intende la convivenza tra due o più persone che perduri da non meno di due anni”.I vescovi pugliesi, il 1° febbraio, avevano auspicato che fosse da “tutti condiviso lo sforzo di una doverosa distinzione tra famiglia e unioni di fatto”. I vescovi ribadivano, inoltre, di essere “vicini ai bisogni di tutti i soggetti deboli”, pur riaffermando “la centralità della famiglia fondata sul matrimonio”. Sul nuovo ddl abbiamo raccolto i commenti del Forum delle famiglie di Puglia e della coppia della pastorale familiare regionale.Tre rilievi. “Apprezziamo – afferma Lodovica Carli, presidente del Forum delle associazioni familiari di Puglia – il riferimento alla famiglia fondata sul matrimonio così come previsto nell’articolo 29 della Costituzione”.Tuttavia, pur valutando positivamente “il fatto che da un punto di vista di definizioni, la nuova formulazione dell’art. 22 del disegno di legge non equipara la famiglia di diritto alla famiglia di fatto, la presidente del Forum “vede una equiparazione nei fatti, attraverso l’estensione delle tutele ad altri soggetti”.Infatti, “l’articolo 22 – afferma Carli – non configura il primato della famiglia fondata sul matrimonio come destinataria degli interventi del ddl ma estende le tutele destinate alla famiglia a tutti gli altri tipi di convivenze e, ulteriormente, a non meglio specificati vincoli di solidarietà, senza specificare di cosa si tratti e, soprattutto, senza affermare il primato della famiglia rispetto a tutte queste altre forme di convivenza”.”È evidente – continua – che in questo modo viene colpito l’istituto familiare anche perché, dovendo assicurare una distribuzione delle risorse tra tanti soggetti, viene penalizzato proprio il soggetto famiglia”.La Puglia è gia dotata della legge regionale 5 del 2004 – di cui è prevista l’abrogazione – “destinata specificamente alla famiglia” come soggetto “da tutelare e promuovere nell’ambito di una serie di provvedimenti”. “Non vogliamo” – e questo è il secondo rilievo – “che con questo nuovo testo di legge si crei una grande confusione tra politiche di lotta alla povertà, assolutamente condivisibili, e politiche per la famiglia, che sono due cose completamente diverse”.Il terzo rilievo riguarda la “verifica nel corso della stesura definitiva del testo di legge – continua Carli – delle modalità con cui sarà realmente formulata l’applicazione del principio di sussidiarietà, perché alcune norme del ddl sono abbastanza ambigue e contraddittorie rispetto all’applicazione di questo principio”.”L’auspicio del forum” è quello di poter “continuare a dialogare con la giunta regionale in modo da portare avanti una definizione più completa e costruttiva di questo ddl. Contiamo di celebrare – conclude Carli – per i primi di marzo un convegno in occasione del quale affronteremo tutta la problematica delle politiche familiari e porteremo proposte ed emendamenti al testo di legge”.”Un inaccettabile concetto di famiglia”. È il commento di Mario Macrì, che con la moglie Giulia è responsabile della Commissione famiglia della Conferenza episcopale pugliese. “Il giudizio sul disegno di legge regionale – dice Macrì – è senz’altro negativo”. Dal ddl non viene fuori “il concetto di famiglia tradizionale, quello che la cultura cattolica ha sempre propugnato”. Anzi, “il concetto di famiglia viene completamente stravolto, non solo dal punto di vista ecclesiale ma anche costituzionale. Qualunque legge regionale stravolga il concetto fondamentale di famiglia è anticostituzionale”, scandisce Macrì.”Sul piano pastorale – assicura – non subiremo questo disegno di legge”, ma, al contrario, “agiremo con un maggiore impegno sulle coscienze perché siano formate alla nostra di idea famiglia”.”Oggi la cultura dominante rema contro il concetto cattolico di famiglia” e a farne le spese sono soprattutto “le nuove generazioni minate alla base dal relativismo”; però, prosegue Macrì, l’azione sulle coscienze deve essere sostenuta e agevolata dalla legislazione.”Ci sono spazi di manovra” – conclude – per evitare che il disegno di legge diventi legge regionale “però dovrebbero essere chiamati alla responsabilità delle proprie idee e alla coerenza con il dichiararsi cattolici tutti coloro che agiscono per la promulgazione di questa legge”.(10 febbraio 2006)