“PERCORSO ITINERANTE”
“L’amore è capace di far diventare padri e madri”. È un messaggio di speranza e di fiducia, rivolto alle giovani generazioni, quello con cui si è aperta, giovedì 9 febbraio, la seconda tappa del percorso nazionale itinerante verso il Convegno di Verona, di cui la vita affettiva è uno degli ambiti di riflessione.
Dopo Palermo, dove nel novembre scorso si è parlato di trasmissione della fede, tocca ora a Terni ospitare il cammino di avvicinamento al quarto Convegno ecclesiale. E la città che venera come patrono il santo vescovo Valentino non poteva che riflettere sul primo dei cinque temi contenuti nel Testo preparatorio: la vita affettiva.
Sotto lo slogan “L’Amore si fa storia”, la diocesi di Terni-Narni-Amelia e il Servizio nazionale della Cei per il progetto culturale hanno raccolto un ampio ventaglio di iniziative, in programma fino al 5 marzo, comprendenti tavole rotonde e approfondimenti, celebrazioni per gli sposi ed eventi culturali, la “festa della promessa” ed altri momenti per i fidanzati. I destinatari sono soprattutto i giovani, come ha mostrato il primo appuntamento: un incontro con gli adolescenti delle scuole cittadine. Il decalogo dell’amore. Oltre trecento i giovanissimi che hanno assistito, giovedì 9 febbraio, ad un dibattito su paternità e maternità, introdotto da Attilio Danese e Giulia Paola Di Nicola, docenti universitari e studiosi del personalismo.
“L’amore è una cosa naturale ma si apprende nel tempo”, hanno affermato i due coniugi, che hanno quindi proposto una sorta di “decalogo” dell’amore: “L’amore maturo è gratuito e responsabile; significa fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te, non giocare con i sentimenti, accogliere i limiti propri e altrui, valorizzare la vocazione dell’altro, senza volerlo fare a propria immagine. Non è vero che l’amore è eterno finché dura: questo è solo uno slogan per fare cassetta”.
“Anche il pudore fa parte dell’amore hanno concluso . È il segno che io valgo più del semplice corpo, indica che in me c’è un Mistero”. Mimmo Muolo, giornalista di “Avvenire”, ha messo poi l’accento sull’attacco alla famiglia portato da alcune correnti culturali contemporanee: “Assistiamo oggi ad una lotta strenua contro gli organismi geneticamente modificati ha denunciato contemporaneamente però ci vengono proposti organismi sociali geneticamente modificati: si sta cercando di snaturare la famiglia”. Un linguaggio nuovo. A don Giancarlo Grandis, responsabile della pastorale familiare della diocesi di Verona, è toccato il compito di approfondire il rapporto tra amore e generazione. “Ci troviamo oggi di fronte ad una svolta epocale ha notato ossia la frantumazione del fenomeno erotico in tante esperienze parziali: si può fare sesso senza amare, fare figli senza sesso, vivere la comunione senza impegno”.
È questa la sfida per le nuove generazioni: “Superare la separazione tra le diverse dimensioni dell’amore”. Una sfida che, per don Grandis, costituisce anche una grande opportunità: “Quella di ripensare con un linguaggio nuovo e una consapevolezza maggiormente fondata l’esperienza amorosa, che non va mai fuori moda e che ogni generazione deve costantemente reinventare”.
All’incontro hanno portato la loro testimonianza anche Massimo e Grazia Ranuzzi, della Commissione per la pastorale familiare della diocesi di Viterbo e responsabili per il Lazio dell’associazione “Amici dei bambini”.
“Abbiamo sperimentato il dolore di non poter avere figli nostri hanno raccontato ma questo ostacolo ha rafforzato il nostro amore e ci ha portato all’accoglienza di ragazzi che erano in stato d’abbandono”.
Così, nel 1981, hanno adottato tre bambini brasiliani. “Il nostro caso hanno concluso dice che l’amore è capace di far diventare padre e madre una coppia che vive il dramma della sterilità. E di far ritornare figli quei ragazzi che non hanno mai vissuto in una famiglia”. Più significati. I relatori non si sono sottratti alle domande, spesso provocatorie, degli studenti che affollavano la sala.
“È vero che la Chiesa vede il sesso solo in funzione della procreazione?”, chiede una ragazza. “La Chiesa stima il sesso: è Dio che l’ha creato”, risponde don Grandis. “Ma sa che qui possono anche avvenire le più grandi manipolazioni della persona, fino a renderla un oggetto. Nella visione cristiana, il sesso ha più significati e il primo di questi è il mettermi in una relazione profonda con l’altro. Da questa relazione poi nasce la vita. La procreazione è il frutto della comunione, e non la comunione solo un mezzo per la procreazione”.
A scuola però, lamenta un’altra studentessa, il tema della maternità non è molto affrontato. “È una carenza grave”, replica Attilio Danese. “La scuola vi deve educare ad essere madri e padri, a sapersi prendere cura di un altro”.
E come difendersi dalla visione distorta dei sentimenti che passa attraverso la pubblicità? “Occorre saper vedere l’industria che c’è dietro ai massmedia continua il docente e che ci vuole bravi consumatori di tutto, compreso il sesso”. Prendendo a prestito le parole di una nota canzone di Ligabue, conclude Mimmo Muolo, tra gli applausi dei ragazzi: “L’amore conta”.
(09 febbraio 2006)