UNGHERIA" "

"Preti spia"?” “

Ci sono “ragioni politiche” dietro la nuova accusa, rivolta ad un cardinale ungherese, di essere stato un “prete spia” durante il regime comunista. È il parere del vescovo mons András Veres, Segretario Generale della Conferenza episcopale ungherese, che ha commentato all’agenzia cattolica ungherese Magyar Kurír, la pubblicazione, nei giorni scorsi, di un articolo sul settimanale letterario-politico ‘Élet és Irodalom’, nel quale si menziona il cardinale László Paskai come agente attivo durante l’era comunista. “L’articolo non ci ha sorpresi – ha detto mons. Veres -, ma la scelta del momento è stata motivata evidentemente da ragioni politiche. Va notato che perfino lo stesso autore del testo afferma che la persona chiamata ‘Insegnante’ ha riferito esclusivamente di ‘rapporti benevoli’. Afferma inoltre che la qualificazione di questa persona come ‘agente’ è soltanto una misura di apparenza. Il giudizio formulato alla fine dell’articolo rispecchia soltanto l’opinione dell’autore”. “La Conferenza episcopale ungherese – ha ricordato mons. Veres – ha deciso tempo fa di erigere un comitato di ricerche storiche, non per ispezionare le singole persone, ma per chiarire la persecuzione subita dalla Chiesa nell’era comunista”. Scheda Alcuni preti cattolici ungheresi sono stati accusati, negli ultimi tempi, di aver avuto la funzione di collaborazionisti del regime comunista. Nel marzo 2004 era già stata pubblicata una lista di sacerdoti cattolici che avevano avuto la funzione di spie durante quel periodo. Il dibattito pubblico che ne è seguito ha avuto origine da un articolo di uno storico ungherese, da 40 anni residente in Germania, che documentava questi fatti. Ma già allora mons. Veres ricordava che “durante il socialismo ogni settore della società era sotto osservazione. – Anche chi era nelle posizioni più basse era obbligato a preparare ‘resoconti sull’ambiente circostante'”. “Il partito comunista – spiegava – ha stabilito questo sistema di osservazione anche tra i preti e i religiosi, perché considerati il principale nemico ideologico. Per mantenere in vita questo sistema venne usata ogni forma di terrore fisico e mentale. Ci furono molte persone che eroicamente riuscirono a rimanere in piedi nonostante le afflizioni, spesso a sacrificio della proprio vita. Tra di loro molti laici, religiosi e preti. La Chiesa cattolica ha pagato un altissimo tributo per il loro coraggio. Altri hanno lasciato il Paese o si sono trasferiti in parrocchie di provincia per poter continuare il loro lavoro pastorale. Alcuni sono caduti sotto il peso delle tribolazioni e hanno accettato di collaborare. Sono diventati vittime di un sistema disumano”. Mons. Veres chiese allora “scusa” a nome di “coloro che hanno offeso i loro compagni e Dio” ricordando che alcuni “hanno chiesto scusa dopo il cambiamento politico a coloro di cui hanno riferito le attività”.