UNIONE EUROPEA" "

Una buona strategia” “

Per la crescita economica con più numerosi e migliori posti di lavoro” “

A chi non crede alla Strategia di Lisbona, il presidente della Commissione Ue lancia un messaggio inequivocabile: “Dieci anni fa chi avrebbe pensato che l’Irlanda sarebbe diventata uno degli Stati più prosperi dell’Unione europea o che la produttività in Polonia avrebbe superato quella della Corea del Sud? Noi possiamo e dobbiamo andare più oltre sulla strada della crescita e dell’occupazione”. JOSÉ MANUEL DURAO BARROSO ha presentato la scorsa settimana la relazione annuale sui progressi nell’attuazione della strategia definita in ambito comunitario nel 2000 nella capitale portoghese. Si tratta, dopo la complessiva revisione attuata lo scorso anno, di dar vita a un partenariato tra l’Unione europea e gli Stati membri “per la crescita economica e per la creazione di posti di lavoro migliori e più numerosi”. TRE CAPITOLI, QUATTRO OBIETTIVI. La relazione è composta di tre capitoli principali: l’analisi dei programmi nazionali di riforme presentati dagli Stati nell’ottobre 2005; la sottolineatura dei “punti di forza dei vari programmi nazionali”, per promuovere lo scambio di idee valide; l’indicazione delle lacune e le eventuali correzioni di rotta. La vasta documentazione dovrà essere vagliata dal Consiglio dei capi di Stato e di governo, fissato per il 23 e 24 marzo, per poi passare alla fase di applicazione nel 2007. “Il tenore generale del messaggio è chiaro – ha puntualizzato Barroso, che ha lavorato a stretto contatto con il commissario all’industria Günter Verheugen -: è il momento di passare alla marcia superiore”. Quattro i “settori di azione prioritaria” individuati dall’Esecutivo: “investire nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione”; eliminare le costrizioni che gravano sulle piccole e medie imprese, asse portante del sistema produttivo continentale; “incrementare la popolazione attiva”; “garantire l’approvvigionamento sicuro e sostenibile di energia”. PIÙ MATEMATICA E LINGUE STRANIERE. Secondo la relazione, la “conoscenza” è la prima risorsa di cui si deve dotare l’Ue. “Gli investimenti nell’istruzione superiore dovranno arrivare nel 2010 al 2% del Prodotto interno lordo, rispetto all’attuale 1,28%”, e si “dovranno eliminare gli ostacoli perché le università possano ricevere finanziamenti privati complementari”. A ogni governo si chiederà, sin dal vertice di marzo, di definire un obiettivo preciso per il totale dei fondi da investire in ricerca e sviluppo. Dal canto suo l’Ue si impegna a creare, entro la fine del prossimo anno, l’Istituto europeo di tecnologia. Una indicazione particolare anche per i programmi di studio: al fine di “migliorare le qualifiche professionali di base di tutti i cittadini, si dovrà dare maggiore priorità, nelle scuole, all’insegnamento della matematica e delle lingue straniere”. SPORTELLO UNICO PER LE PMI. La Commissione ritiene essenziale “liberare il potenziale imprenditoriale”, avendo un occhio di riguardo per le piccole e medie imprese. Per questo, “entro il 2007 ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione uno sportello unico per offrire assistenza ai futuri imprenditori e per consentire alle imprese di effettuare tutte le formalità amministrative in un’unica sede”. Inoltre, “il tempo necessario, in media, per costituire un’impresa dovrà ridursi della metà entro la fine del 2007 e arrivare poi a una settimana”. Corsi di “imprenditorialità” dovranno diventare parte del programma scolastico per tutti gli alunni. INCREMENTARE LA POPOLAZIONE ATTIVA. Considerando quindi il “fattore demografico”, l’aumento dell’età media, il peso finanziario dei sistemi previdenziali e di welfare, la Commissione ritiene necessario accrescere il tasso di occupazione. “A ogni giovane che non trova lavoro dopo aver lasciato la scuola o l’università si dovrà offrire un posto, un tirocinio o formazione supplementare in un lasso di tempo di sei mesi entro la fine del 2007 e di 100 giorni entro il 2010”. Mete ambiziose, tenuto conto che il livello di disoccupazione giovanile in alcuni paesi e regioni è ancora molto elevato. Non manca uno sguardo alle “politiche familiari”: una indicazione riguarda la creazione di “infrastrutture non costose e di alta qualità per la custodia dei bambini”. Ulteriori obiettivi prevedono “una maggiore parità tra i sessi sul lavoro” e “la promozione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata”. Infine, “si deve consentire di invecchiare rimanendo attivi, potenziando la formazione per chi ha più di 45 anni e offrendo incentivi finanziari per prolungare la vita attiva”. ENERGIA SICURA E SOSTENIBILE. Non poteva mancare nemmeno l’impegno di Barroso a “spronare l’Europa ad affrontare le sfide costituite dal continuo rincaro dei prezzi del petrolio e del gas e dalla necessità di ridurre drasticamente l’inquinamento”. L’energia, secondo il capo della Commissione, “è un problema globale, che richiede una risposta europea”. Anche su questo versante è richiesto uno sforzo comune ai 25 e ai paesi candidati.