MARCHE

Oratori ignorati?

Non bastano gli "spazi autogestiti". A metà marzo un Forum regionale dei giovani

Alla fine del 2005 la Giunta regionale delle Marche ha deliberato il “Piano annuale degli interventi a favore delle politiche in favore dei giovani” per un totale di 408.258,84 euro. In base alla legge regionale 46/95 non sono stati presi in considerazione, nell’attribuzione dei fondi, i progetti relativi a giovani al di sotto dei 18 anni o proposti dall’associazionismo “confessionale”, come gli oratori: le Marche, infatti, non hanno recepito la legge nazionale 206/2003 in materia.Per rientrare nei parametri richiesti i progetti devono “promuovere l’aggregazione giovanile, in forme organizzate, autogestite o spontanee, anche inerenti le attività artistiche, culturali e multimediali e, comunque sia, orientate a favorire l’espressione multiforme della creatività giovanile, attraverso l’ideazione, l’animazione e la realizzazione di eventi significativi”.Le cose dovrebbero cambiare, in teoria, nel prossimo Programma regionale triennale 2006-2008: è in progetto, per metà marzo, un Forum regionale dei giovani, con rappresentanti dei Centri di aggregazione giovanile, degli Informagiovani e dell’associazionismo giovanile, ampiamente inteso.Valorizzare i giovani. Apprezza le buone intenzioni della Regione don Francesco Pierpaoli, incaricato regionale per il Servizio di pastorale giovanile, ma è convinto che i giovani non debbano essere un “oggetto da tirar fuori per riempire le piazze, ma soggetto delle politiche o dei piani pastorali che si fanno per loro”.”Le sfide e le provocazioni che ci lanciano i giovani sono alla base delle nostre scelte?”, si chiede don Pierpaoli. “Il problema è educativo e non sta solo nel dare loro degli spazi autogestiti. Ben venga il lavoro in rete tra tutti coloro che hanno le mani in pasta e si impegnano in prima persona a favore dei giovani, senza nascondersi dietro progetti di carta che costano fior di quattrini o che nascondono un secondo fine”.La regione ignora gli adolescenti. Per don Cesare Orfini, salesiano, presidente del Coordinamento degli oratori della provincia di Macerata, “la politica regionale per i giovani continua a frammentarsi in interventi distanti e spesso scollegati con le disposizioni di legge e le loro esigenze.Il piano regionale ha come destinatari i giovani con un’età compresa tra i 18 e i 29 anni. Ma questa non è l’età dei ragazzi che di solito frequentano gli oratori parrocchiali”. Se la Regione si rivolge solo ai maggiorenni, non è lo stesso per gli altri enti locali. “La provincia di Macerata – riprende don Orfini – grazie a un accordo trasversale tra le forze politiche, ha firmato con il vescovo un protocollo d’intesa, rinnovato all’inizio del 2006, che riconosce e incentiva la funzione educativa e sociale svolta nella comunità locale, mediante le attività di oratorio o similari, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica”.Ma si possono costruire delle politiche giovanili senza ascoltare le associazioni coinvolte nello sforzo di educare le nuove generazioni? “Non mi risulta che dal mondo dell’amministrazione politica qualcuno abbia mai chiesto un parere in tal senso – afferma don Luciano Paolucci Bedini, assistente ecclesiastico regionale dell’Agesci – ma è importante che in un tempo particolarmente laborioso, visti i forti tagli alle risorse, gli amministratori delle Marche considerino le politiche giovanili strategiche e prioritarie”. Razionalizzare le risorse disponibili. “Ora se queste parole hanno il peso che comunemente si dà loro – prosegue l’assistente Agesci – ne dovrebbe scaturire una rinnovata e concreta attenzione ai molti soggetti interessati. Perciò non bastano i soli fondi stanziati e distribuiti con i migliori criteri possibili, ma è necessario considerare la situazione locale, in cui da tempo ci sono già risorse, come l’Agesci, gli oratori parrocchiali, le associazioni di famiglie e genitori, le associazioni sportive e culturali, che operano in tale ambito”.Sarebbe utile razionalizzare tali risorse secondo Tarcisio Antognozzi, presidente della sezione provinciale di Macerata e Fermo del Centro sportivo italiano (Csi). “Speriamo che finalmente gli enti locali sappiano valorizzare le realtà oratoriali già presenti sul territorio – sottolinea –. Solo amministrazioni miopi, arroccate ad anacronistiche barriere ideologiche, potrebbero sottovalutare l’opportunità di promozione sociale che queste rappresentano.Mentre da parte loro gli oratori dovrebbero essere in grado di aprirsi maggiormente al territorio, interagire con altre agenzie educative e promuovere i propri progetti di accoglienza, animazione e promozione, spesso sconosciuti alle amministrazioni locali. Altrimenti, come capita spesso, si assiste alla nascita, con l’impiego di ingenti risorse, di centri di aggregazione giovanile laddove funzionano già attivissimi oratori parrocchiali”.(15 febbraio 2006)