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Quel 9% di poveri” “

L’Unione europea e la Svizzera” “

La Svizzera è considerata uno dei Paesi più ricchi del mondo. Eppure una recente indagine fatta da Caritas-Svizzera mostra che la nazione alpina conta ormai quasi un milione di poveri. Le famiglie sono considerate povere quando il loro reddito è inferiore alla metà del reddito medio nazionale. Ciò corrisponde pressappoco ad un settimo della popolazione. La Svizzera però non è un caso particolare, anzi, in tutti Paesi europei si contano milioni di persone che vivono nella precarietà. La Caritas svizzera ha pertanto chiesto che la garanzia della sicurezza materiale dei cittadini debba diventare una priorità dello Stato. Che la povertà fosse in aumento, lo si sapeva, ma le cifre della Caritas sono sorprendenti e scioccanti. Vivere da poveri significa non potersi permettere quello che per gli altri è normale. Le famiglie con molti figli, le famiglie mono-parentali, i disoccupati, i lavoratori indipendenti, le persone con bassa scolarità e gli anziani sono i gruppi con la maggiore probabilità di cadere in uno stato di povertà. Si riscontra inoltre un crescente numero di cosiddetti “working poor”, cioè persone che, nonostante abbiano un’occupazione, vivono al di sotto della soglia di povertà. L’Ufficio Federale di Statistica ha informato che nel 2004 il 6,7% degli occupati ricadeva in questa categoria, in discesa rispetto al 7,4% del 2003. La proporzione di “working poor” sul totale della popolazione è aumentata in modo drammatico nella metà degli anni ’90, ma dall’inizio del nuovo secolo la tendenza generale è in discesa. Secondo il rapporto 2005 stilato dall’Unicef sulla povertà infantile in 26 paesi dell’Osce, quasi il 7 % dei bambini in Svizzera rientrava in questa statistica. Con questi parametri, solo i Paesi scandinavi hanno fatto meglio, mentre la Svizzera è risultata appaiata alla Repubblica Ceca. Colpisce in particolare il fatto che oggi il 9% della popolazione dell´Ue è esposta a rischio persistente di povertà. Che giudizio dare quindi alla problematica? Si può certamente dire che con l’integrazione europea si è comunque ottenuto qualche miglioramento nei tassi di povertà. Rimane tuttavia molto lavoro da fare: ancora troppi cittadini europei vivono in condizioni di povertà e nuovi fenomeni, come la povertà dei bambini e degli occupati, meritano di essere affrontati prontamente e con efficacia. La Chiesa è chiamata non solo a dare una risposta, ma anche a sostenere, con tutti i mezzi possibili, le persone in disagio. Questo vale anche nel ricco continente europeo.