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“Una giornata fruttuosa di aiuto per il lavoro di preparazione al IV Convegno ecclesiale di Verona”. Così mons. Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, ha definito l’incontro dei direttori delle riviste teologiche e di cultura religiosa italiane, svoltosi ieri, 16 febbraio, a Roma. Una cinquantina i direttori che hanno partecipato all’appuntamento, promosso dal Servizio per il progetto culturale della Chiesa italiana, in vista di Verona. All’incontro è intervenuto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei. Progettualità ed evangelizzazione. Una Chiesa che “osa pensare in termini progettuali” e che sente “l’urgenza dell’evangelizzazione”: è questo il “volto” della Chiesa in Italia oggi, per mons. Giuseppe Betori. Una Chiesa anche consapevole delle non poche difficoltà che la società attuale presenta.
“Quella cattolica non è una minoranza culturale, anche se è avversata da una cultura pubblica, spesso sostenuta dai media”, ha dichiarato il segretario della Cei, che ha aggiunto: “Bisogna avere la consapevolezza di doversi confrontare con una cultura pubblica che, dimentica delle radici cristiane, si contrappone, talora con superficialità altre volte con supponenza, ad esse”.
Ciò avviene “specie nei suoi esiti più esplicitamente nichilistici, negando cioè in sede culturale e di costume ogni riferimento trascendente”, “come nelle forme politicamente più divulgate, richiamandosi a qualche parziale e, dunque, astratta o impazzita carta di valori”. Di qui l’impegno “nel rivendicare il patrimonio di fede cristiano, come fattore culturale ineliminabile dall’identità del nostro popolo, e nel riproporre la vitalità oggi, come apporto da tutti condivisibile di piena umanizzazione per la persona e la società”. Sfide da raccogliere. Se la cultura pone oggi sfide cruciali alla fede, è solo raccogliendole che “la fede esprime la propria energia creativa e alimenta il rinnovamento dell’uomo e della società”.
“L’obiettivo ha precisato mons. Betori – è quello di costruire, con le categorie di oggi, una visione del mondo cristiana, consapevole delle proprie radici e della propria pertinenza nelle questioni vitali, fiduciosa circa le proprie potenzialità nel dialogo con la cultura contemporanea per renderci capaci di dire in modo originale e plausibile la nostra fede. Solo un rinnovato e più intenso confronto critico con le forme della cultura diffusa potrà dare continuità anche per il futuro alla valorizzazione dell’eredità cristiana che ha alimentato e costruito la nostra civiltà”. Verso il convegno. Due, per mons. Betori, le prospettive in vista del Convegno di Verona. La prima è “ribadire, a livello anzitutto concettuale e ancor più poi a livello di prassi personale e comunitaria, l’unità delle tre virtù cristiane di fede, speranza e carità. La riflessione che saremo indotti a fare sulla speranza, e sulla sua piena manifestazione che è il volto del Risorto, ci aiuterà a comprendere meglio l’unità di fede e carità”.
La seconda, invece, concerne un superamento di “una concezione della pastorale per ambiti” e di “una ripresa dell’attenzione verso l’unità dell’esperienza di vita cristiana, come esigenza intrinseca alla fede ma anche come risposta alla frammentarietà che caratterizza l’odierno contesto culturale”. Il dibattito. Ampio spazio è stato dato, durante l’incontro, alle riflessioni dei direttori delle riviste di ispirazione cristiana, molte delle quali hanno già avviato una serie di servizi, approfondimenti e dibattiti in preparazione al convegno. È stata a questo riguardo presentata una prima rassegna del SIR.
Da diversi punti di vista i direttori hanno messo in evidenza alcuni aspetti da non trascurare nel cammino verso Verona: fare attenzione al rischio di una religione civile, cioè svuotata dall’interno; di una Chiesa senza Cristo e senza Eucaristia; di troppa importanza attribuita al ruolo dei testimoni anziché del Testimoniato; non considerare separatamente i cinque ambiti della testimonianza dalla riflessione generale; comprendere l’importanza di incidere sulla cultura contemporanea; pensare a progetti delimitati che radunino le forze di due o tre riviste che hanno una piattaforma di temi contigui per un lavoro comune che non cancelli il cammino di ciascuna rivista ma che permetta di fare un salto di qualità. Un mondo vivace. “L’incontro – ha detto al SIR mons. Giuliodori, facendo un bilancio della giornata ha confermato la presenza di un mondo come quello delle riviste a carattere religioso vivace e ricco, che ha già intrapreso un percorso di accompagnamento al Convegno con articoli, approfondimenti, dibattiti.
Dalla discussione è emersa la volontà di collaborare in modo organico e di sviluppare un rapporto non solo rispetto alle realtà ecclesiali, ma anche rivolto al contesto culturale e sociale del Paese, che attende risposte concrete e credibili alle domande di speranza”.
(16 febbraio 2006)