RASSEGNA DELLE IDEE " "
CIVILTÀ CATTOLICA su Rapporto 2005 dell’Osservatorio droghe in Europa” “
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt), cha da 10 anni collabora con gli Stati dell’Ue, nella Relazione annuale 2005 ha presentato un ampio panorama della diffusione delle droghe in Europa dal quale emerge, tra l’altro, l’aumento degli adolescenti e dei giovani che fanno uso di sostanze e il crescente consumo di analettici (anfetamine, ecstasy) e di cocaina. Tra i dati più significativi: cannabis e ecstasy sono gli stupefacenti più diffusi; i funghi magici (allucinogeni) vengono utilizzati in 12 Paesi; l’assunzione del binge drinking (consumo di cinque bevande alcoliche consecutivamente) varia da Paese a Paese. Su questo allarmante fenomeno si sofferma padre MICHELE SIMONE nell’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”, rivista quindicinale di cultura dei gesuiti italiani fondata nel 1850, convinto della necessità di “una grande rete di servizi” a livello europeo “per aiutare le persone a uscire dal tunnel della droga”, nonché di un “eguale impegno nel ricostruire personalità ferite e disgregate col ricorso ai valori spirituali”. CANNABIS. Secondo il Rapporto Oedt, il 3,7% dei giovani europei in età compresa tra i 15 e i 34 anni consuma cannabis ogni giorno; negli ultimi anni si è verificato un aumento di questa sostanza, soprattutto nelle zone urbane e tra i giovani maschi. Un consumo, osserva padre Simone, “influenzato da fattori sociali, personali o legati al gruppo”. La produzione su larga scala di cannabis (circa 40mila tonnellate l’anno) è “concentrata soprattutto in Marocco – si legge nell’articolo -, e penetra in Europa attraverso la Penisola iberica e i Paesi Bassi”. ANFETAMINE ED ECSTASY. Con il primo termine, spiega padre Simone, si indicano “sostanze chimicamente correlate, che stimolano il sistema nervoso centrale”. Da una di esse, la metanfetamina, deriva l’ ecstasy, utilizzata abitualmente dal 2% al 5% dei giovani tra i 15 e i 34 anni, per lo più frequentatori di discoteche o di club. La produzione annua globale è stimata in circa 520 tonnellate e proviene, principalmente, da Olanda, Polonia e Belgio. COCAINA E “CRACK”. Il 4,6% degli italiani, il 4,9% degli spagnoli e il 6,8% degli inglesi dichiara di aver provato la cocaina almeno una volta. Anche il consumo di questa sostanza (tra 3 e 3,5 milioni di persone in Europa) è maggiore tra i giovani maschi, in particolare di Danimarca, Irlanda, Italia e Olanda. Gli utilizzatori di cocaina crack (una base di cocaina da fumare) sono aumentati negli ultimi anni e, annota il gesuita, “fanno parte dei soggetti socialmente svantaggiati e delle minoranze etniche”. 655 tonnellate la produzione nel 2003; al primo posto la Colombia. Punti d’ingresso in Europa, rileva il Rapporto Oedt, “Spagna, Olanda e Portogallo”. EROINA. Tra il 1999 e il 2002, informa ancora il Rapporto, nei Paesi europei i morti per overdose (avvelenamento da stupefacenti, in particolare eroina spesso associata ad alcol, benzodiazepine o cocaina) sono stati più di 100mila. “Una stima minima – osserva padre Simone – perché molti Paesi tendono a non segnalare tutti i casi” e “tra le cause di morte dei consumatori di oppiacei (che si assumono per via parenterale) ci sono anche Aids, epatite C, incidenti e suicidi”. L’Afghanistan è il maggior fornitore di oppiacei al mondo (4.850 tonnellate nel 2004); da questi si ricava eroina, principalmente nello stesso Afghanistan e in Turchia, che poi viene introdotta nel continente attraverso tre “rotte” (settentrionale, mediana, meridionale) che lo percorrono da Est a Ovest in tutta la sua lunghezza. VUOTO DELLA NOSTRA CIVILTÀ. “Il desiderio di fare una nuova esperienza, o di fare quello che fanno gli altri per non essere estromessi dal gruppo”; la trasgressione intesa come “segno di libertà”; il senso di “benessere e di potenza che si prova assumendole”; il tentativo di “sfuggire ai problemi e il rifiuto di programmi di vita che esigono impegno”: questi, per padre Simone, i principali motivi che spingono gli adolescenti e i giovani a “ricorrere allo sballo”. Uno scenario che però, sottolinea il gesuita, “è segno del vuoto della nostra civiltà e della sua incapacità di offrire ai giovani i grandi valori umani – e cristiani – per i quali valga la pena spendere la propria vita”. Di qui la necessità di “una grande rete di servizi in Europa per aiutare le persone a uscire dal tunnel della droga con opportune cure terapeutiche” e, al tempo stesso, “un eguale impegno nel ricostruire personalità ferite e talvolta disgregate con il ricorso ai valori spirituali”.