BASILICATA

Cittadinanza solidale

Un programma regionale per combattere la povertà

Oltre 1 famiglia su 4 in Basilicata è in situazione di povertà relativa: è quanto accertato dall’Istat con riferimento all’anno 2004. Per far fronte a questa difficile situazione, la Regione Basilicata ha predisposto, in via sperimentale e su base biennale, un “Programma di promozione della cittadinanza solidale” (legge regionale n.3/2005; il bando è consultabile sul sito Internet corrispondente all’indirizzo www.basilicatanet.it ), che coinvolge anche le associazioni di volontariato e gli enti religiosi.Promozione di cittadinanza solidale. Il Programma, spiegano i promotori della legge regionale, “si configura quale politica attiva di contrasto alla povertà, non fondata sulla mera erogazione di tipo assistenziale del sussidio, ma imperniata su una logica negoziale di forte responsabilizzazione in base alla quale il sussidio è strettamente correlato a un progetto di inserimento sociale, volto a restituire dignità ai beneficiari e a renderli più autonomi da situazioni di bisogno facendo crescere le loro capacità”.È quanto si augura padre Giuseppe Carulli, della diocesi di Melfi – Rapolla – Venosa e incaricato regionale della Caritas: “Le intenzioni sono buone, ma il rischio di assistenzialismo è sempre presente; dipenderà anche dall’efficacia dei controlli. È già successo con l’istituzione delle borse-lavoro: solo una piccolissima percentuale si è trasformata in posti di lavoro definitivi, per colpa delle aziende ma anche per la cattiva volontà dei soggetti interessati”.I direttori delle Caritas diocesane della Basilicata si troveranno il prossimo 27 febbraio, insieme al vescovo delegato per la Caritas, mons. Vincenzo Orofino, per un esame della legge in modo da rilevarne le eventuali criticità, anche grazie all’aiuto di alcuni esperti.Per accedere. Il Programma si fonda “su un patto di cittadinanza, denominato contratto di inserimento, in base al quale, a fronte di un sussidio monetario integrativo del reddito, i beneficiari si impegnano a seguire un programma di interventi di inserimento sociale e occupazionale specificamente concordato”.Il contratto di inserimento, sottoscritto con il Comune di residenza, potrà prevedere, a esempio, interventi a favore dei minori, percorsi riabilitativi e terapeutici, attività di recupero scolastico e formazione permanente, borse di inserimento lavorativo.L’organizzazione e la gestione dei programmi sono affidate ai singoli Comuni, che hanno il compito di individuare i “garanti dei contratti”, che possono essere “associazioni di volontariato iscritte nei registri regionali, organizzazioni non lucrative di utilità sociale iscritte all’anagrafe unica delle onlus, fondazioni con personalità giuridica ed enti ecclesiastici riconosciuti come enti morali appartenenti alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi, intese”, che svolgono attività nei settori di assistenza sociale e socio-sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione e siano operative in Basilicata.Il loro compito è assistere i soggetti che possono accedere ai contratti, dalla progettazione degli interventi da includere nei contratti stessi, all’accompagnamento nell’iter amministrativo e attuativo fino alla verifica degli obblighi dei beneficiari, in collaborazione con il Comune di riferimento.Mezzo vuoto o mezzo pieno? “Va dato atto – afferma Michele Plati, avvocato e membro della Caritas di Matera – Irsina – che la Regione Basilicata affronta, con questo progetto, un impegno finanziario notevole, pari a 41 milioni di euro. Si tratta di un intervento massiccio per affrontare il problema della povertà sul territorio e non con degli interventi a pioggia, ma rendendo protagonisti, oltre ai beneficiari tramite un meccanismo che possiamo definire di liberazione, anche operatori sociali e parrocchie”.Le criticità già individuate sono diverse: “A fronte di un software innovativo per il calcolo delle soglie di povertà presente nel portale dedicato alla legge, desta perplessità che la graduatoria dei beneficiari sia a carattere regionale. Ciò comporta che nei Comuni più grandi, solo i più poveri tra i poveri potranno accedere, a differenza di Comuni più piccoli dove i poveri sono in numero minore. Inoltre, un eventuale ricorso o la lentezza di un Comune nel fornire il proprio elenco, bloccherà il meccanismo di accesso ai contratti di inserimento in tutta la Regione?”.”Tuttavia – conclude Plati – si tratta di una legge che ha carattere sperimentale e che sicuramente potrà essere migliorata dopo una prima verifica: davanti a un problema serio come quello della povertà nella nostra Regione, vogliamo guardare il bicchiere considerandolo mezzo vuoto o mezzo pieno?”.(22 febbraio 2006)