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Con il 7° programma quadro per la ricerca in corso di adozione, l’Ue non ha ancora deciso se finanziare progetti di ricerca controversi dal punto di vista etico. Il dibattito si incentra soprattutto sulla cosiddetta ricerca “consumatrice di embrioni” e sulla ricerca che utilizza cellule staminali da embrioni umani. La questione non è tanto sapere se l’Ue conceda il proprio avallo etico a questo tipo di ricerca o meno, ma decidere se essa voglia finanziare questo tipo di ricerca, che è permessa nella maggior parte degli Stati membri, ma che nello stesso tempo è proibita, addirittura perseguita penalmente, in altri Paesi. Oppure se spetti esclusivamente agli Stati membri decidere se dichiarare questo tipo di ricerca legale o illegale. Ciò non toglie che l’Ue debba discutere dell’argomento da un punto di vista etico. Nel corso delle ultime settimane, due congressi tenuti a Bruxelles lodavano i vantaggi della ricerca sulle cellule staminali da embrioni umani. Grazie ai fondi erogati dal 6° programma quadro, il 15 e 16 dicembre scorso è stata organizzata a Bruxelles una conferenza dal titolo “Pazienti e cellule staminali”, sotto l’egida della Federazione europea delle associazioni di neurologia (Efna), a cui sono stati invitati malati provenienti da 34 paesi. Alla tavola rotonda hanno inoltre partecipato rappresentanti delle istituzioni europee, Ong e rappresentanti religiosi. La distribuzione dei partecipanti era nettamente a vantaggio dei sostenitori della ricerca sulle cellule staminali embrionali. I malati invitati non sono stati imparziali : nella sofferenza, è la speranza della guarigione grazie a nuove terapie a prevalere. La conferenza era incentrata anche sugli aspetti religiosi: sono state illustrate anche le posizioni del giudaismo, dell’islam, della Chiesa di Scozia e della Chiesa cattolica. La Comece aveva proposto di far parlare Matthias Beck a nome della Chiesa cattolica. Ed egli ha difeso la dignità inviolabile della vita umana in ogni stadio del suo sviluppo. Ma come discutere seriamente dell’argomento in una seduta di 60 minuti, durante la quale devono esprimersi otto oratori e la plenaria? Durante una conferenza tenuta a Bruxelles il 12 gennaio, un rappresentante dell’industria farmaceutica ha vantato, senza solide giustificazioni scientifiche, il potenziale contenuto nelle cellule staminali, concludendo che le cellule staminali embrionali sollevano ancora diversi problemi ma “a lungo termine rappresentano comunque la migliore soluzione”. La disonestà del rappresentante avrà almeno avuto il merito di mostrare il pericolo che esiste a giocare con le speranze dei malati con l’unico scopo di ottenere più finanziamenti. Senza dimenticare che si tratta in questo caso di una questione etica fondamentale, che tocca la dignità umana e che gli Stati membri non vedono nello stesso modo. L’Ue deve favorire i paesi che permettono questo tipo di ricerca? Secondo noi, ciò equivarrebbe a indebolire la posizione etica sostenuta dagli altri paesi e a violare il principio di sussidiarietà, in base al quale in questo caso l’Ue deve tirarsi indietro davanti ai suoi Stati membri e non interferire nei settori di loro competenza con la prospettiva degli incentivi finanziari.