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Qualche anno fa, in un suo discorso rivolto ai partecipanti di un Convegno di studi sul cinema, promosso dal Pontificio Consiglio della cultura e dal Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, in collaborazione con l’Ente dello Spettacolo, Giovanni Paolo II diceva: “La Chiesa considera il cinema come una peculiare espressione artistica del Duemila e lo incoraggia nella sua funzione pedagogica, culturale, pastorale.
Nelle sequenze filmiche confluiscono creatività e progresso tecnico, intelligenza e riflessione, fantasia e realtà, sogno e sentimenti. Il cinema costituisce un affascinante strumento per trasmettere il perenne messaggio della vita e per descriverne le straordinarie meraviglie.
Allo stesso tempo, può diventare forte ed efficace linguaggio per stigmatizzare le violenze e le sopraffazioni. Esso così insegna e denuncia, conserva la memoria del passato, si fa coscienza viva del presente ed incoraggia la ricerca per un futuro migliore”. Traiamo questo stimolante spunto dal libro edito dall’Ente dello Spettacolo nel 2000, intitolato Giovanni Paolo II e il cinema. Tutti i discorsi.
Espressione del “visibile”. Il cinema, dunque, viene presentato come strumento la cui portata pedagogica, culturale, pastorale è tanto più efficace in quanto esso è la peculiare espressione artistica del Duemila (e, aggiungeremmo noi, del Novecento tutto, visto che nasce col nascere del nuovo secolo, alla fine dell’Ottocento) e, dunque, riesce a farsi portatore in maniera potente e rilevante di tutto quello che “agita” una società e il suo sentire comune.
Se, infatti, è materia di grandi dibattiti il problema se il cinema sia, o meno, lo strumento realistico per eccellenza, quello, quindi, in cui la società e la realtà si rispecchiano esattamente per quelle che sono; non si può negare che la settima arte riesca ad esprimere, se non precisamente e obiettivamente la realtà, almeno il “visibile” della stessa, come dice lo storico Pierre Sorlin, cioè quello che la società vuole veicolare di sé, l’immagine che vuole dare di se stessa.
Dunque, il cinema è senz’altro “testimone” della società e dell’umanità, in tutti gli ambiti e gli aspetti che ne costituiscono l’agire quotidiano. E proprio il tema della testimonianza è l’argomento scelto dal Convegno ecclesiale che si terrà a Verona nell’ottobre del 2006, e che segue i tre precedenti tenuti a Roma nel 1976, Loreto nel 1985 e Palermo nel 1995, il cui titolo è, appunto, “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”.
Un’occasione per riflettere. Uno degli elementi fondamentali che il Convegno porrà all’attenzione sarà quello relativo all’impegno dei fedeli cristiani, in particolare laici, per essere testimoni credibili del risorto attraverso una vita rinnovata e capace di cambiare la storia, all’interno di alcune grandi aree di esperienza sociale e personale che sono state individuate (la vita affettiva, la vita lavorativa, la sfera della fragilità umana, l’esercizio del trasmettere, la dimensione della cittadinanza).
E in questo ambito, il cinema può essere uno strumento di prolifico aiuto. Per la sua natura “testimoniale” rispetto alla società in cui viviamo, infatti, e per la sua innata capacità, al pari delle altre forme di espressione artistica, di raccontare l’uomo in ogni sua dimensione, quelle positive come quelle negative, il cinema è un veicolo che offre la possibilità di riflessione sui più svariati argomenti riguardanti la contemporaneità e, al tempo steso, l’universalità di sentimenti e realtà che travalicano i contesti storici, riferendosi alla dimensione più vera degli individui.
Per ognuna delle aree indicate dal Convegno come ambiti privilegiati su cui porsi una serie di domande, per cercare di capire come muovere la propria testimonianza all’interno della società contemporanea, la settima arte può offrire tutta una serie di film che servano da spunto per affrontare meglio quelle determinate questioni e per cercare, insieme, delle risposte comuni e dei possibili progetti comuni.
Parla al presente. Il cinema parla sempre al “presente”, ci racconta la società e a volte lo fa in maniera complessa e profonda, da cui si possono trarre importanti notazioni sull’uomo e sulla società di oggi, nei suoi aspetti più veri.
Senza dimenticare il potere di fascinazione che sempre riveste il grande schermo, soprattutto presso i giovani. All’interno delle proposte fatte per prepararsi adeguatamente all’importante incontro di Verona, pensiamo, allora, che si debba considerare e utilizzare anche il cinema come utile strumento, al pari di tanti altri (e forse più incisivo), per comprendere quali forme e quali modalità possono caratterizzare la presenza dei cristiani in questo momento storico e culturale.
(22 febbraio 2006)