islam, turchia, europa" "

Non si alimenti la tensione” “

Il dialogo come risposta alle violenze di questi giorni” “

“Dialogo e reciproca conoscenza” sono queste per mons. Antonio Lucibello, arcivescovo, nunzio apostolico in Turchia e Turkmenistan, le risposte al “clima teso” che si respira in molti Paesi in seguito alla pubblicazione delle caricature del Profeta Maometto e che in Turchia ha provocato il 5 febbraio la morte di don Andrea Santoro. Manifestazioni accompagnate da violenza che si sono rivolte anche contro luoghi di culto cristiani, in Nigeria, dove ci sono stati almeno 16 morti, a Giakarta, nella città indiana di Lucknow, a Islamabad. Scontri e morti anche in Libia con l’assalto alla rappresentanza italiana a Bengasi. Qui i manifestanti protestavano contro la maglietta, che riportava le vignette del Profeta, del ministro italiano Calderoni, poi dimessosi. Migliaia di manifestanti anche a Istanbul. A poco è valsa la lettera di scuse del direttore del Jyllands-Posten, il giornale danese che per primo nel settembre del 2005 ha diffuso le caricature su Maometto, pubblicata su Asharq al-Awsat, giornale arabo di Riad. Dopo l’omicidio di don Santoro, com’è la situazione in questi giorni in Turchia?“Ieri (domenica 18/2) c’è stata una manifestazione ad Istanbul per chiedere il boicottaggio di prodotti italiani, mentre qualche giorno fa c’è stato un attacco alla chiesa armena di San Gregorio l’illuminatore a Kaiseri, anche questo a causa delle vignette sul profeta Maometto. Da quello che è stato riferito dal patriarcato armeno alcune persone non identificate hanno sparato colpi di pistola contro la chiesa che è stata posta sotto la protezione delle forze dell’ordine. Mesrob II, il patriarca armeno di Istanbul e di tutta la Turchia, ha deplorato l’uso della violenza contro i luoghi di culto cristiani riconoscendo, tuttavia, il diritto dei fedeli islamici di protestare pacificamente contro l’oltraggio delle caricature”. Non è un periodo particolarmente favorevole ai cristiani di molti Paesi…“In Turchia il clima che si respira adesso non è certo come quello, più disteso, successivo alla visita di Paolo VI (25-26 luglio 1967, ndr.) a Efeso, Istanbul e Smirne. E non potrebbe essere altrimenti viste le vignette offensive su Maometto o le foto dei maltrattamenti dei prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib. Di fronte a questi fatti gli islamici non restano in silenzio. Per alcuni di loro occidentale è sinonimo di cristiano e questo non aiuta”.Cosa fare davanti agli scontri e ai disordini che si registrano in molti Paesi a maggioranza islamica?“Non dobbiamo alimentare il clima di tensione, per questo occorre abbassare i toni, evitando anche di dare ampio risalto sui media alle scene di fanatismo. Non diamo ai fanatici quella visibilità mediatica che cercano. L’assassinio di don Santoro non è certo quello che si auguravano le autorità turche e la gente di buon senso, che è molta qui in Turchia. La Chiesa continua la sua missione di dialogo e di incontro, non possiamo tirarci indietro. Incontrando recentemente il sindaco di Istanbul gli ho ricordato che episodi come la morte di don Santoro non fanno altro che rafforzare la volontà di dialogo della Chiesa con le altre fedi. Bisogna continuare a credere nel dialogo e nella reciproca conoscenza. I nostri missionari non fanno proselitismo ma cercano di dialogare e instaurare legami, punti di contatto e di conoscenza”.La morte di don Andrea potrebbe rallentare questo cammino?“Certamente no. A don Andrea non farebbe piacere un indietreggiamento. La scelta del dialogo è irreversibile. L’assassinio di don Santoro è quanto di meno si sarebbero augurato le autorità turche e la gente di buon senso, che è molta qui in Turchia. Dopo questi incresciosi fatti non è mancata la solidarietà alla Chiesa da parte turca. La chiesa parrocchiale di Santa Maria a Trabzon, dove è stato ucciso don Santoro è chiusa ma solo nell’attesa di trovare un nuovo sacerdote”.