Introduzione all’ambito

FRAGILITA’ UMANA

“Cancellare la fragilità è forse una delle utopie più diffuse del nostro tempo” ma “non si può eludere l’incontro” con essa, si può solo trovare il modo più giusto per affrontarla. Che consiste in “una speranza forte” nel futuro, “quando forse qualcosa compenserà le nostre fragilità, addolcirà la pena, consolerà la nostra afflizione. Non oggi, ma domani”.

La fragilità della vita umana in quanto “esperienza comune e condivisa, in cui l’uomo sperimenta e conosce se stesso” è il tema approfondito da Paola Binetti, co-presidente dell’Associazione Scienza & Vita, durante il seminario di studio – svoltosi il 24 e 25 febbraio a Roma – sui cinque ambiti fissati dalla Traccia di riflessione in vista del Convegno nazionale ecclesiale di Verona. La scuola del dolore. “Nell’esperienza della fragilità – osserva Binetti – l’uomo scopre sempre più profondamente la propria umanità, con i limiti che le derivano dalla corporeità e con la forza del superamento conferitole dalla spiritualità”. Per cui “la scuola del dolore” può diventare “un’opportunità per lavorare su di sé, anche se questo incontro personale con la fragilità richiede coraggio”.

E “proprio perché è nel dolore che l’uomo conosce sé stesso e impara ad orientarsi”, perdere la paura di imbattersi nel dolore “significa poter restituire alla nostra cultura una delle dimensioni più importanti del lavoro di formazione, vincendo la resistenza a mascherare la fragilità”. Genitori e figli. Molti genitori, ad esempio, “assumono come punto d’onore quello di impegnarsi a rimuovere dalla vita dei figli l’esperienza del dolore, o per lo meno a spostarla il più possibile nel tempo”, senza rendersi conto che “nell’impossibilità di realizzare questo progetto di difesa totale dei figli” c’è “una parte essenziale della loro specifica sofferenza di adulti”. Al contrario, sottolinea, la fragilità non va esclusa ma va “affrontata insieme”.

Perché “la cultura della fragilità comincia in famiglia e spesso si nutre del desiderio di rendere la vita più gradevole a chi ci sta vicino e ci è più caro”, anche se di fatto “nessuna famiglia può garantire ai figli, né i figli possono garantire ai genitori, questa assicurazione alla felicità”.  “Si fa fatica a rendersi conto – constata Binetti – che davanti ad un dolore che arriva all’improvviso, senza il dovuto allenamento, il rischio che una persona si spezzi e cada in uno stato depressivo, che aggiunge sofferenza a sofferenza, è molto alto”.

Questi genitori, rinunciando a far confrontare i figli “con tante piccole rinunce, li abbandonano allo scontro con la sofferenza nei momenti difficili”. Diventa importante, allora, saper “educare alla fragilità in famiglia” in quanto sinonimo di “educazione alla relazione di cura reciproca” e alla “relazione di condivisione”. 

“L’esperienza della fragilità – sottolinea – va sempre filtrata attraverso l’esperienza del calore dell’amicizia ed è questo l’itinerario che si può insegnare a percorrere fin dai primi anni, per essere pronti ad affrontare l’impatto non sempre del tutto negativo con la sofferenza”. Le nuove fragilità, spiega Binetti, “ci chiedono oggi un giusto mix di opere di misericordia materiali e spirituali: non basta dar da mangiare e da bere, anche se nelle periferie delle grandi città ci sono persone che stentano a soddisfare questi bisogni, occorre dare formazione, insegnare a lavorare…

Non basta curare i malati, occorre dare senso al loro dolore, non lasciarli soli. Non basta lasciare in parrocchia vestiti per gli ignudi della nostra generazione, occorre consigliare i dubbiosi, orientarli”. A suo avviso “la radice più profonda della sofferenza è l’assenza di Dio e anche da questa sofferenza l’uomo chiede di essere curato, perché la sensazione di essere e di sentirsi solo non consegni l’uomo alle tentazioni più devastanti”. Tracce di riflessione. Binetti conclude indicando alcune tracce  di riflessione in preparazione al convegno:

1) In che modo l’incontro con le diverse forme della fragilità umana costituisce luogo di speranza e di testimonianza cristiana?

2) Quale occasione di condivisione, di dialogo e di confronto con il non credente costituiscono le opere di carità e le iniziative di volontariato?

3) Come collegare identità di ispirazione e servizio pubblico?

4) In che senso la coscienza cristiana della fragilità umana diventa dimensione permanente dei rapporti, modo di essere significativo per ogni ambiente?

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(Scarica il testo integrale della riflessione di Paola Binetti – file *.pdf )
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(25 febbraio 2006)