TRADIZIONE
“La vita stessa è tradizione, nel senso più radicale e più originario del termine: tradere significa dare qualcosa a qualcuno, anzi consegnare o affidare un bene a qualcuno. E il bene che ci viene consegnato ed affidato, che passa da una generazione all’altra, è primariamente la vita stessa, in tutte le sue dimensioni”. Così mons. Gianni Ambrosio, assistente ecclesiastico nazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha introdotto il quarto ambito di riflessione in preparazione al Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16-20 ottobre), dedicato a “tradizione e comunicazione”.
Due gli interrogativi principali da porsi, ha sottolineato il relatore: “E possibile ricuperare il valore e l’efficacia della tradizione, in particolare della tradizione cristiana”, e “cosa significa assumere il compito educativo oggi”. Superare l’avversione alla tradizione. Questo il primo compito da porsi, per mons. Ambrosio, evitando i due “rischi” opposti di ridurla ad “elemento tra i tanti del supermarket degli stili” o di valorizzarla “come sostegno di posizioni chiuse, fortemente identitarie, escludenti, fondamentaliste”.
Per la Chiesa, “esiste una strada per ricuperare la tradizione come patrimonio simbolico vivo e come risorsa di speranza”, se ci si riferisce “alla tradizione viva e dinamica che la Chiesa propone e pratica nel suo cammino nella storia”. Non una “tradizione fissata o congelata, dietro cui ripararsi in una posizione di difesa ad oltranza”, ma neppure “svuotamento o evaporazione del legame della tradizione dovuta all’incessante ed estenuante corsa alla novità”. Tempo, persone e collettività. La tradizione è “legame rispetto al tempo”, come “continuità” tra passato, presente e futuro, “tensione tra memoria e attesa” da cui “emerge la visione cristiana della storia”. La tradizione è “legame rispetto alle persone”, in quanto “tra chi trasmette e chi riceve c’è un legame personale e di fiducia”, che “presuppone la durata e infonde la capacità di essere fedeli nel tempo”. La tradizione è “legame rispetto alla collettività”, in quanto “patrimonio rilevante per la cultura e la vita di un gruppo sociale, fonte di senso di appartenenza e identità collettiva”. Sentirsi a casa. In quanto “legame che crea legami”, la tradizione “fa sentire l’individuo a casa e consente di alimentare un senso di appartenenza alla collettività che fornisce quadri di riferimento riconoscibili e da condividere tra i soggetti”. Se oggi la tradizione ha perso la funzione “normativo-prescrittiva” e quella di “legittimazione del potere o dell’autorità”, mantiene, ed anzi incrementa, “la propria capacità ermeneutica”, capace cioè di” fornire quadri interpretativi della realtà in un mondo disorientato”, e dunque “la funzione di un fondamento dell’identità e di costruzione di un presente degno dell’uomo”. Tradizione e racconto. “La tradizione è tale in quanto è narrata, e il racconto rappresenta lo strumento privilegiato per la comprensione del reale e per la comunicazione dell’identità individuale e collettiva. Il narratore cristiano è in grado di incontrare la ricerca umana, la verità testimoniata è capace di venire incontro alle esigenze di fondo che muovono il cuore umano”. No all’appiattimento. “L’appiattimento rischia di ridurre la cultura a produzione, a formalità, a esteriorità. Ciò che richiede approfondimento, che non si sottomette al livellamento uniformante, che denuncia la forzatura di ogni schematismo ed etichettatura, è speso, almeno di fatto, se non di principio, escluso dalla dinamica culturale prodotta dalla cosiddetta mediatizzazione del mondo. In tal modo si tende a negare di fatto la possibilità stessa dell’educazione, e comunque si favorisce l’opacità della coscienza e si rimuove il significato profondo delle relazioni umane, della socialità”. Educazione e cultura. “Il compito educativo in vista di una cultura autentica, aperta alla verità e al bene ha concluso Ambrosio propizia lo svelarsi del segreto della libertà umana: segnala, come simbolo e come profezia, l’esistenza di un bene inedito e indeducibile”. “Per favorire e stimolare” la consapevolezza del patrimonio della tradizione culturale cristiana è quindi “necessario ricuperare la virtù della memoria: la consapevolezza gioiosa della rigenerazione nel mistero pasquale per mezzo dello Spirito ci rende capaci di trasmettere ciò cha abbiamo ricevuto”.
————————————————————————————–
(Scarica il testo integrale della riflessione di mons. Gianni Ambrosio – file *.pdf )
————————————————————————————–
(25 febbraio 2006)