AGGREGAZIONI LAICALI
“Le aggregazioni laicali cattoliche intendono offrire al cammino della Chiesa italiana in preparazione al Convegno ecclesiale decennale di Verona un contributo di testimonianza, sensibilità ed esperienze”.
Lo ha detto Gino Doveri, segretario generale della Cnal (Consulta nazionale delle aggregazioni laicali), illustrando il risultato dei lavori dei cinque seminari, uno per ciascuno degli “ambiti” del Convegno di Verona, svolti nei giorni scorsi a Roma, presenti numerosi rappresentanti delle 66 aggregazioni laicali di rilievo nazionale aderenti alla stessa Cnal.
“Da tempo sottolinea Doveri abbiamo iniziato a riflettere sui temi verso Verona. In primavera terremo un’apposita assemblea generale e c’è poi in programma la pubblicazione di un opuscolo che raccoglierà il lavoro svolto sui cinque ambiti. Emergono sensibilità differenti dice ancora il segretario della Cnal ma l’aspetto della testimonianza laicale accomuna e rende le stesse aggregazioni una importante realtà della Chiesa italiana”. Ecco alcuni spunti dai seminari di studio sui cinque ambiti. Cittadinanza. “Se ogni cittadino cristiano, dopo i suoi compiti familiari, professionali e civili, mette a disposizione gratuita della comunità le sue attitudini, i mezzi che possiede, il suo tempo libero, per rispondere con creatività e continuità ai bisogni emersi nel territorio o in forma personale o in appartenenza comunitaria, egli si schiera dalla parte dei perdenti pagando di persona; egli, così, diventa testimone di un’alternativa solidale alla società conflittuale”: è uno dei pensieri emersi dal seminario sul tema della “cittadinanza”.
Oltre alla gratuità e alla testimonianza del volontariato, nel gruppo di lavoro si è anche parlato della “politica” intesa come “carità”. Sono emersi così i richiami alla costruzione della “città dell’uomo”, secondo la felice espressione di Giuseppe Lazzati, oltre che ai valori della mondialità ripresi dai discorsi di Giorgio La Pira. Tradizione. “Agire da testimoni” in una cultura e per una cultura: questo il significato dell’azione di evangelizzazione da parte dei fedeli laici, secondo quanto è emerso dal seminario di studio della Cnal sull’ambito della “tradizione”. Vasti i campi in cui la “tradizione” si può manifestare: dalla promozione della cultura cristiana alla formazione intellettuale e spirituale, dagli itinerari catechistici alle scuole di comunità.
Non ultimo il campo delle comunicazioni sociali, che oggi giocano un ruolo profondo nella formazione dell’opinione pubblica. In particolare, è stato sottolineato che per i credenti “la tradizione assume una connotazione di tipo esistenziale” e “non semplicemente culturale”. Lavoro e festa. L’ambito del “lavoro” e della “festa” costituisce, per i credenti, un risvolto particolarmente carico di “valori”: nel primo caso è la manifestazione della creatività personale e la possibilità di vivere dignitosamente; nel secondo è la dimensione, anche religiosa, del tempo che si può dedicare a se stessi, alla propria famiglia e a Dio.
I lavori di questo ambito hanno così spaziato sulle prospettive per le associazioni cattoliche di animare sia il lavoro, sia il tempo “del riposo, della preghiera, della auto-formazione e valorizzazione”, si è detto. Un campo oggi quanto mai vasto e in grado come ricordato in alcuni interventi di orientare la vita intera, lavoro e riposo, alla fede. “L’amore a Cristo rigenera tutto il nostro lavorare”: questo pensiero di don Giussani è stato, infatti, citato per dire l’importanza del lavoro e della festa nella vita cristiana. Vita affettiva. Quale testimonianza può dare la coppia nel mondo attuale? È una delle domande emerse dall’ambito sulla “vita affettiva”. La trasformazione del concetto di matrimonio, una visione della sessualità avulsa da norme morali, il relativismo etico hanno cambiato molto l’esperienza affettiva dei nostri giorni. Tra le “ricette” emerse da questo gruppo anche quella “coraggiosa” di riproporre la preghiera in famiglia, perché l’amore tra coniugi, tra giovani fidanzati sia nell’orizzonte della responsabilità e del rispetto. Fragilità. “Non ci sono fragilità da accogliere (malattie, handicap) e fragilità da giudicare (aborto, separazioni): ognuna di esse è segno dell’umanità che soffre e come tale richiede che la persona che ne è portatrice sia riconosciuta, accolta e accompagnata”: questo uno dei pensieri-guida emersi dai lavori del gruppo di associazioni nazionali che si sono dedicate all’ambito della “fragilità”.
I lavori hanno spaziato sui tanti campi in cui si possono sviluppare azioni di aiuto alle “fragilità” presenti nel nostro Paese. In particolare, si è sottolineato che le associazioni laicali sono chiamate ad agire con una “fantasia della fede e della carità”, collaborando tra loro se necessario.
(1 marzo 2006)