A differenza di giovani e portatori di handicap, il numero delle donne che hanno partecipato all’assemblea Cec di Porto Alegre è aumentato. Oltre un centinaio le delegate; 63 le elette nel Comitato centrale. “Ecofemminismo” ed “ecogiustizia”: in queste categorie, per il segretario generale Kobia, si possono raggruppare i contributi che le donne possono offrire al movimento ecumenico. “Le donne cristiane – ha detto – possono fare la differenza in settori quali l’economia, lo sviluppo sostenibile e la giustizia”. Esse, in particolare, tengono desta l’attenzione “sulle violenze fatte alla Terra. Distruggere l’ambiente, non proteggere risorse come l’acqua sono attentati alla vita. Dobbiamo capire che cosa dobbiamo fare, e la Chiesa ha bisogno del contributo creativo delle donne”. Queste, dal canto loro, hanno chiesto “maggiore sostegno da parte delle Chiese”, in particolare per quanto riguarda le donne africane. “Se il nostro contributo all’ecumenismo è importante – ha affermato una di loro – gli uomini all’interno delle strutture ecclesiali non sono favorevoli ad esso”. “Il nostro potenziale non viene valorizzato a sufficienza” ha osservato un’altra. “La condivisione del potere viene accettata con difficoltà – ha riconosciuto Kobia -. Si tratta di questioni che devono essere portate al di fuori dell’assemblea e anche ben oltre”.