ZINGARI" "
In ogni Conferenza episcopale un vescovo per i "figli del vento"” “
“Sradicare gli episodi di razzismo e xenofobia” nei confronti della popolazione zingara e un invito ai governi e alle organizzazioni internazionali a definire “una politica comune, globale e condivisa per strappare gli zingari alla miseria e al rifiuto”: è l’auspicio di fondo che emerge dal documento “Orientamenti per una pastorale degli zingari” a cura del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, presentato il 28 febbraio in Sala Stampa vaticana. Il documento il primo su questo tema pubblicato dalla Santa Sede – riassume un’attenzione della Chiesa già iniziata alla metà del XX secolo in Francia, Germania, Italia e Spagna e ora diffusa in quasi tutti i Paesi europei. Esiste anche un Comitato cattolico internazionale degli zingari che si riunisce periodicamente. In Europa si contano tra i 10 e i 15 milioni di nomadi delle varie etnie (Rom, Sinti, Manouches, Kalé, Gitans, Yeniches…), tra cui 4 milioni di ragazzi in età scolare. Quelli che vengono chiamati comunemente “zingari” ma questo appellativo è giudicato dispregiativo da alcuni di loro sono in realtà un insieme di popoli che parlano lingue diverse, alcune di origine neo-indiana. La comunità più numerosa è quella Rom, presente soprattutto nei Paesi dell’Est europeo (Ungheria, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia). La caratteristica del nomadismo è venuta nel tempo modificandosi e molte comunità sono ora stanziali. Ecco una breve sintesi del documento (il testo completo in italiano è reperibile nella sezione “documenti” su old.agensir.it), delle iniziative delle istituzioni europee e un commento. GLI “ORIENTAMENTI” DELLA SANTA SEDE. A livello pastorale il documento punta l’accento sull’incontro tra pastorale specifica per gli zingari e pastorale ordinaria nelle parrocchie. Il battesimo, ad esempio, che è “il sacramento più richiesto” andrà curato nel linguaggio e sarebbe preferibile celebrarlo in presenza di tutta la comunità parrocchiale. Gli Orientamenti consigliano, per l’evangelizzazione, di usare modalità e strumenti più consoni alla cultura zingara, come la musica, i video, i pellegrinaggi ai luoghi sacri del “Santo” legato alla storia familiare, il culto dei defunti vissuto in maniera comunitaria. Tra le novità, l’indicazione di nominare, all’interno delle Conferenze episcopali, un vescovo promotore della pastorale degli zingari, che abbia avuto qualche esperienza in quest’ambito. LA VOCE DELLE ISTITUZIONI EUROPEE. “I Rom appaiono come il gruppo più vulnerabile ed esposto al razzismo nell’Unione europea. Essi subiscono discriminazioni nei settori del lavoro, della casa e dell’educazione e sono regolarmente vittime di atti di violenza”. Queste le conclusioni del Rapporto 2005 dell’Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia presentato il 23 novembre 2005 a Vienna e Bruxelles. Anche alla luce di queste constatazioni lo scorso 16 febbraio il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Alvaro Gil Robles, ha presentato a Strasburgo il “Rapporto sulla situazione dei diritti umani dei rom, dei sinti e dei nomadi in Europa”. “Nella maggior parte dei Paesi aveva constatato -, la popolazione nomade si trova ad affrontare considerevoli ostacoli per poter godere dei propri diritti fondamentali”. Esiste anche, da poco, un Forum europeo dei rom e dei nomadi e comitati intergovernativi, gruppi di esperti e fondazioni che lavorano per cercare di migliorarne le condizioni di vita. UNA SFIDA. “Soddisfazione” per la pubblicazione del documento, che rappresenta “una vera sfida per le Chiese europee” viene espressa a SirEuropa da padre CLAUDE DUMAS, responsabile nazionale della pastorale dei gitani e nomadi della Chiesa francese, tra gli organizzatori del grande e pittoresco pellegrinaggio che gli zingari compiono ogni anno a Sainte Maries de la Mer, nel Sud della Francia. “Soddisfazione perché riconosce e afferma l’identità di un popolo rifiutato non solo durante la storia afferma ma ancora oggi, nei Paesi occidentali”. Mentre nei Paesi dell’Est, riferisce, la situazione è ancora peggiore, caratterizzata da “grande precarietà materiale e nuove forme di schiavitù, perché alcune famiglie diventano preda di reti mafiose. Alcune donne vengono sterilizzate a forza o le famiglie diventano vittime di persecuzioni”. Però, fa notare padre Dumas, “resta intatta la questione dell’impatto del documento sulle comunità ecclesiali locali. Gli orientamenti invocati per una pastorale specifica rischiano di mettere in crisi la prassi attualmente in vigore”. In Francia, ad esempio, il periodo di 3 mesi per la preparazione al battesimo o di 1 anno per il matrimonio, “sono consuetudini che non tengono conto della specificità di questo popolo in movimento, che ha un diverso rapporto con il tempo”. Da valorizzare, come sottolineano anche gli Orientamenti, è la presenza di laici zingari e le iniziative con i giovani. Un lavoro formativo di questo tipo è svolto in Francia attraverso le “scuole di fede” o le missioni-pellegrinaggio come quella di Saintes Maries de la Mer.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1457 N.ro relativo : 17 Data pubblicazione : 08/03/2006