MARCHE

Equiparazione sbagliata

Famiglia e territorio: non si possono equiparare le unioni di fatto alla famiglia fondata sul matrimonio

Non è la stessa cosa. “Il riconoscimento delle coppie di fatto è in contrasto con la Costituzione”: di questo è convinto Paolo Cesanelli, presidente del Forum delle associazioni familiari di Macerata, appena costituito. “Non si possono equiparare le unioni di fatto, sia omo che eterosessuali, alla famiglia fondata sul matrimonio, che in Italia è tutelata dalla Costituzione.Specifiche esigenze di tutela dei diritti delle persone (dall’assistenza sanitaria alla previdenza) possono essere risolte mediante modifiche normative nei rispettivi settori dell’ordinamento giuridico, tenendo conto che l’articolo 3 della Costituzione in nome dell’uguaglianza comporta che situazioni uguali vanno trattate in modo uguale, ma situazioni diverse (come quella della famiglia matrimoniale rispetto all’unione di fatto) vanno trattate in maniera diversa.Il registro delle unioni civili presso i Comuni, che non è previsto da alcuna legge nazionale, è una forzatura della riforma del titolo V della Costituzione, che riserva all’esclusiva competenza legislativa statale la materia dell’ordinamento civile”.Assunzione di responsabilità. Ma nella società italiana e anche in quella marchigiana, le convivenze sono un fenomeno esistente e in aumento. Lo sa bene don Vincenzo Marcucci, direttore da trent’anni del consultorio “Famiglia nuova” di Fermo, a cui si rivolgono molte coppie in difficoltà, sia sposate che conviventi. “Come operatore cerco di aiutare tutti, anche se vivono situazioni irregolari. Come cristiano e sacerdote propongo un cammino che porti la coppia verso il matrimonio o la richiesta di nullità, in caso di separati, che però non è sempre una strada percorribile”. Per don Marcucci, “è necessario fare anche un discorso di responsabilità: se uno sceglie la convivenza sa a quali conseguenze va incontro.Fino a che punto è giusto che lo Stato sia impegnato, soprattutto a livello di risorse, per sostenere coppie che per loro scelta non vogliono usufruire di un contratto già esistente, il matrimonio, che li garantirebbe?Se una coppia convivente ha un figlio e poi il legame si interrompe la prole ha comunque tutti i diritti di filiazione riconosciuti; gli omosessuali possono accedere agli strumenti legali del diritto civile già esistenti, preoccupandosi, in tempo, di decidere chi possa assisterli in ospedale in caso di grave necessità o chi debba ereditare i loro beni. Temo che una legge che regoli le unioni civili sia fortemente deresponsabilizzante, in una società dove già si privilegiano fortemente i diritti dell’individuo e non c’è più la capacità di assumersi dei doveri”.Il vero obiettivo. I coniugi Giancarla e Antonio Barra, di San Benedetto, delegati regionali per la Pastorale familiare, sono preoccupati per le conseguenze di lungo termine di un’eventuale legge sui pacs: “Ormai è chiaro che l’obiettivo primario dei patti civili di solidarietà è quello di voler cancellare una verità fondamentale, oggettiva, uguale per tutti: la diversità e la complementarietà dell’uomo e della donna.Questa verità, oltre ad essere un bene per l’uomo, è anche un bene per la società e tutta l’umanità. Infatti, soltanto l’unione tra due persone di sesso diverso garantisce la crescita della società e soltanto nell’unione stabile tra un uomo e una donna è possibile la generazione dei figli. Estirpando questa verità oggettiva è consequenziale l’indebolimento e la vanificazione della forza e della tenacia della famiglia. Rinunciare a questa verità equivale ad essere nella menzogna. Il riconoscimento delle unioni civili condurrà a un individualismo arbitrario e inaccettabile, cieco ai valori oggettivi, contrario alla dignità umana della persona, nocivo al bene della società”.————————————————————————————–SchedaI temi della campagna elettorale cominciano a vivacizzare anche la vita politica delle Marche. La proposta di istituire il registro delle unioni civili è entrata nel programma del sindaco uscente di Ancona, Fabio Sturani, ricandidato per le amministrative di questa primavera. Anche a Macerata due consiglieri comunali hanno proposto, nello scorso di gennaio, l’istituzione di un elenco delle unioni civili. Il Consiglio comunale maceratese non ha ancora discusso l’argomento, probabilmente rimandato a dopo le elezioni nazionali.Il Consiglio comunale di Fabriano ha respinto, nel febbraio 2005, gli emendamenti al nuovo Statuto che volevano tutelare le unioni civili, sia etero che omosessuali. Il rinnovato Statuto regionale, approvato a fine 2004, riconosce “il valore storico, sociale ed economico della famiglia” ma aggiunge che vengono auspicate “le più opportune politiche di sostegno alle giovani coppie e alle famiglie socialmente svantaggiate”. La formula, alquanto generica, è un compromesso volto a lasciare la porta aperta a eventuali altri tipi di unioni che non siano quelle della famiglia fondata sul matrimonio.(10 marzo 2006)