VENETO

Mossa ideologica

Famiglia e territorio: in molte diocesi c’è stata l’occasione da parte dei singoli vescovi di dire qualcosa sulle coppie di fatto

Dibattito vivace. Sul tema delle unioni civili delle coppie di fatto le diocesi del Veneto, che fanno parte della regione conciliare triveneta, non hanno preso posizioni ufficiali: i vescovi non si sono, infatti, espressi con un intervento unitario, “ma in molte diocesi c’è stata l’occasione da parte dei singoli vescovi di dire qualcosa su questi temi”, spiega Giampaolo Dianin, docente all’Istituto teologico del Triveneto.”Un esempio – prosegue Dianin – è quello del vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo, che ha ripreso quanto aveva scritto il presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani, Francesco D’Agostino, sulle pagine dell’Osservatore Romano del 14 gennaio 2006, dove ricordava che le coppie di fatto si dividono sostanzialmente in due categorie: quelle che non vogliono legami giuridici e quelle che non possono averli. Delle prime il diritto non si deve occupare perché loro stesse non lo vogliono”.Quanto a Padova, Dianin ricorda che da più di un anno il dibattito su questi temi è acceso, per iniziativa di una parte dell’attuale maggioranza che governa il Comune di Padova. “Le resistenze di altre parti della maggioranza e dell’opposizione stanno rinviando continuamente questa proposta e al momento non sappiamo ancora se andrà in porto. Ci sono stati incontri informali dove gli stessi politici locali hanno chiesto di confrontarsi con esponenti della Chiesa locale. Il dibattito c’è ed è vivace anche se l’impressione è che da molte parti si voglia lasciar decantare questa cosa, che sembra più una mossa ideologica che un reale problema di Padova”.Tanta confusione. Quanto al sondaggio dell’Osservatorio Nord Est, secondo il quale due veneti su tre sono favorevoli ai pacs, Dianin non è sorpreso. “Il dato non meraviglia: il fenomeno della convivenza prematrimoniale è molto diffuso. Negli itinerari in preparazione al matrimonio capita ormai che la metà delle coppie presenti già conviva.Meno rilevante è il fenomeno delle coppie di fatto stabili che hanno escluso la prospettiva del matrimonio. Il sì ai pacs è, anzitutto, un sì a qualcosa che esiste, poi è anche l’espressione di quell’atteggiamento, non nuovo, per il quale a ognuno viene riconosciuta la libertà di fare le proprie scelte senza che nessuno possa imporgli altri percorsi. Nei confronti della questione omosessuale le cose cambiano e la sensazione è che la gente dica no, ma senza sapere bene il perché, nel senso che c’è ancora tanta confusione su questo punto e la gente comune fa fatica a esprimere un pensiero ben argomentato”.Una provocazione. “Non ho notizia di iniziative concrete avviate dai Comuni del nostro territorio in tema di pacs e unioni di fatto – spiega mons. Silvio Zardon, responsabile della Pastorale delle famiglie del Patriarcato di Venezia – anche se ovviamente di tale questione se ne parla. E a livello diocesano stiamo valutando, assieme al patriarca, un eventuale intervento ufficiale. Come pastorale familiare diamo, comunque, già spazio al tema, sia nei gruppi che nei corsi per fidanzati”. Mons. Zardon puntualizza che la questione deve essere vista in termini generali, e non solamente di coppie omosessuali, come spesso si tende a fare in modo improprio: “Rispetto a queste ultime c’è sicuramente una attenzione particolare, ma la questione è più ampia e non si esaurisce in esse.La Chiesa non intende invadere il territorio delle coscienze, né puntare il dito sulle persone, ma pone con forza alcuni principi”. Mons. Zardon lancia, in questo senso, una provocazione: “E’ giusto tutelare, anche con delle leggi, i diritti delle persone che si trovano a vivere assieme, ma non c’è alcun bisogno di tirare in ballo il matrimonio. Pensiamo a quegli anziani che, per affrontare meglio i problemi dell’invecchiamento ed evitare gli istituti di riposo, decidono di vivere assieme, anche in gruppi di tre o quattro persone. Non andrebbero tutelati e garantiti per legge anche loro? E lo stesso potrebbe valere per le comunità religiose: una suora anziana che percepisce la pensione, perché non può trasmetterla alla comunità? È pur sempre una convivenza…”.————————————————————————————–SchedaAnche nel Veneto è aperto il dibattito sulle unioni civili delle coppie di fatto. La città in cui più se ne parla è Padova, dove il consigliere comunale Alessandro Zan, presidente veneto di Arcigay e responsabile del Coordinamento nazionale promozione dei pacs, a giugno 2005 ha inoltrato la proposta di istituire un registro comunale delle unioni civili, che prevede per le coppie di fatto un trattamento parificato rispetto a quelle regolarmente coniugate, e benefici come l’assegnazione degli alloggi pubblici.L’iscrizione all’elenco, su base volontaria, sarebbe consentita alle coppie “legate da vincoli affettivi o da motivi di reciproca assistenza morale e/o materiale che coabitino da almeno un anno”, senza distinzioni di sesso. Anche lo Sdi veneto ha presentato alla Regione una proposta di legge statale per disciplinare le unioni di fatto. Ad oggi, però, nessuna delle due iniziative è stata approvata.Tuttavia, la questione ormai è posta: anche perché l’opinione pubblica non è contraria a priori. A fine 2005, un’indagine dell’Osservatorio Nord Est evidenziava come due veneti su tre siano favorevoli alle unioni di fatto: un dato che però scende fino a dimezzarsi quando entrano in ballo altre questioni, come le unioni tra persone dello stesso sesso.(10 marzo 2006)