FRIULI VENEZIA GIULIA
Famiglia e territorio: è in corso una riforma generale del welfare
Non tutto è famiglia. In Friuli Venezia Giulia è in corso una riforma generale del welfare. In tale quadro, l’iter della nuova legge regionale sulla famiglia, esaurita la fase delle consultazioni, è giunta alla vigilia della discussione in aula. Per l’occasione il Forum delle associazioni familiari della regione lancerà a tutte le famiglie aderenti l’invito ad inviare una cartolina al presidente del Consiglio regionale con l’appello a tener presente nelle discussioni la definizione di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che si trova nell’art. 29 della Costituzione.”La nostra Regione – afferma Franco Trevisan, presidente del Forum delle associazioni familiari del Friuli Venezia Giulia – ha fondato la sua ricchezza sul capitale famiglia, con risvolti in tutti i settori. Questo fondamento non sempre trova purtroppo l’evidenza che le sarebbe dovuta sui mezzi di comunicazione sociale e troppo spesso questa moda viene fatta propria anche da diversi settori politici.Ne consegue che anche la politica istituzionale si adegua, ignorando la famiglia, oppure giocandola con il tutto è famiglia cioè niente è famiglia”. Per Trevisan, “sulla legislazione recente e sulle proposte in corso è palese la volontà assistenziale-istituzionale mirata alla persona più che alla famiglia, promuovendo un reddito di cittadinanza ai singoli e non alla famiglia, il tutto in contrapposizione al principio di sussidiarietà e di una politica per la famiglia che le consenta di mirare allo sviluppo”.Gioco al ribasso. La scelta della convivenza, in aumento anche in Friuli, appare a Trevisan, “come l’ovvia conseguenza del gioco al ribasso cui è stato sottoposto il matrimonio civile, poco riconosciuto come valore fondante la società e adottato come soluzione temporanea. Se un matrimonio si può fare e disfare con maggior facilità di un contratto di acquisto di un terreno, è facile dedurre che il contratto matrimoniale ha valore limitato, quasi solo formale. Ne risente il senso di responsabilità che non viene più proposto come principio alle nuove generazioni, invase fra l’altro da mentalità miopi che puntano soltanto all’oggi”.Se in Friuli, denuncia Trevisan, “stiamo toccando con mano i frutti della devalorizzazione della vita, del matrimonio e della famiglia”, sarebbe necessaria “un’inversione di tendenza”, che dovrebbe venire, innanzitutto, “dalle istituzioni pubbliche, dai mezzi di comunicazione e dalle agenzie educative. In questo senso, proponiamo che le istituzioni facciano scelte ‘di famiglia’, ad esempio la legislazione regionale dovrebbe esprimersi con una legge per la famiglia fondata sulla sussidiarietà”. “La nostra richiesta a beneficio delle nuove generazioni – aggiunge – è che le istituzioni sostengano la preparazione dei giovani alla formazione della famiglia e che anche la scuola sia impegnata in questo compito educativo”.La via del disimpegno. Trevisan, ovviamente, ritiene importante che prima di tutelare eventualmente alcuni aspetti delle convivenze di fatto ci sia un deciso sostegno alle famiglie. “Estendere i benefici previsti per la famiglia alle convivenze, per l’essenza stessa dell’impegno matrimoniale e per la provvisorietà che invece rappresenta l’unione di fatto, significa discriminare la famiglia ed indicare alle nuove generazioni la via del disimpegno. È questo un rischio che va evitato, evidenziando che gli stati di disagio e bisogno, laddove ci fossero, possono e devono trovare comunque percorsi nell’assistenza pubblica”.”Sia per la politica nazionale sia per quella regionale – prosegue – va detto che la famiglia è stata lasciata per troppo tempo in stato di abbandono. Sul risveglio politico nei confronti della stessa intendono ora affiancarsi pretese paritarie con i pacs. Suona offesa alla famiglia, al bene comune, al buon senso, ai valori espressi nella Costituzione.L’invocare un aiuto come parti deboli, chiedendo anche la regolamentazione dei rapporti patrimoniali, dimostra che lo stesso impianto dei diritti patrimoniali attuali verrebbe stravolto e ad esserne privati sarebbero effettivamente i familiari. Per analogia, il vantare diritti previdenziali: si vorrebbe forse ridurre le pensioni attuali per aprire una reversibilità delle pensioni, da tramandarsi fra categorie particolari? Sono esempi per affermare che soluzioni di questo tipo non proteggono le parti deboli della società, ma anzi ne aumentano i disagi”.————————————————————————————–SchedaIl censimento della popolazione del 2001 ha rilevato nel Friuli Venezia Giulia 497.836 famiglie con un numero di componenti medio tra i più bassi in Italia. Un dato rilevante che emerge è che le famiglie crescono di numero ma diventano sempre più piccole. Sono in aumento le famiglie composte da una sola persona (26,4% nel 1991 e 30,20 nel 2001) la maggior parte delle quali (51,5% dei casi) è costituita da persone di età maggiore di 65 anni.I giovani stanno diventando una risorsa rara nella nostra regione. Per quanto riguarda i matrimoni, tra le regioni il Friuli Venezia Giulia capeggia l’elenco di quelle più laiche: il 48,5% dei matrimoni è celebrato con rito civile (dati 2002). D’altra parte, il numero di matrimoni, sia civili che religiosi, è in costante declino: tra il 2000 ed il 2001 si è registrato un calo del 21,7% (rispettivamente del 26,9% per quelli religiosi e del 14,9% di quelli civili).(10 marzo 2006)