COMECE" "
Dall’ultimo numero di "Europe infos"” “
La crisi energetica di inizio anno ha mostrato in maniera sempre più evidente all’ Unione europea la necessità di una politica comune in materia: sul tema si sofferma CLARE COFFEY nel numero di febbraio di “Europe infos”, mensile della Comunità degli episcopati della Comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe). Altri temi affrontati dalla rivista, la direttiva sulla liberalizzazione dei servizi e la tutela dei diritti umani. LA SFIDA DEL FUTURO. Il conflitto sul gas tra Russia e Ucraina “ha sollevato importanti questioni sulla sicurezza energetica dell’Europa e sul desiderio della Russia di imporsi sullo scenario internazionale” osserva Coffey. Giacché “l’Unione europea importa il 50% del gas e il 75% del petrolio, e la battaglia internazionale sulle risorse si inasprisce, è evidente la necessità di una politica energetica coordinata a livello europeo”. Sicurezza, consumi, sorgenti energetiche alternative, sviluppo sostenibile e mutamenti climatici: questi i temi in agenda che, rimarca la giornalista, “la presidenza austriaca ha indicato come prioritari” e “ai quali sarà probabilmente dedicata gran parte del prossimo Consiglio europeo (Bruxelles, 23-24 marzo, ndr)”. Mentre la Commissione europea sta per pubblicare il Libro verde sulla sicurezza dell’approvvigionamento e la cooperazione con i fornitori, la presidenza austriaca organizza una conferenza a Vienna su “I cammini dell’energia all’orizzonte del 2050”. Tra le diverse fonti, tradizionali e innovative, sembra riaprirsi in Europa il dibattito sull’energia nucleare, ancorché le posizioni siano discordanti: “La Francia – conclude Coffey – ha una dipendenza nucleare molto marcata, il Regno Unito riesamina le sue opzioni, la Finlandia è impegnata nell’espansione nucleare mentre la Germania sostiene di voler declassare le proprie centrali”. QUALI SERVIZI? “Il progetto di direttiva per la regolamentazione dei servizi, conosciuto come direttiva Bolkenstein, preoccupa i cittadini europei” osserva MICHAEL KUHN. Tre, in particolare, gli aspetti del provvedimento approvato dall’Europarlamento lo scorso 16 febbraio a destare perplessità nella gente comune. Innanzitutto, spiega Kuhn, “tutto ciò che fino ad oggi rientrava nelle competenze dello Stato (poste, ferrovie, approvvigionamento di gas, elettricità e acqua, servizi sanitari o di assistenza)” oltre “ad avere un grande valore pratico, ha anche una forte valenza simbolica”. “La prima reazione” di fronte ad un’eventuale modifica di questi servizi, prosegue, “è il timore di vederli cadere in mani commerciali straniere”. Nonostante “la Commissione europea faccia sapere che” con l’apertura dei mercati dei servizi “si abbasseranno i costi per i consumatori”, i cittadini “temono di doversi confrontare con una nuova mancanza di visibilità e di trasparenza nella giungla dei prezzi proposti dai nuovi fornitori”. Infine, “i cittadini hanno ancora una volta la sensazione che il processo di integrazione europea si riduca a mero profitto economico”. Gli eurodeputati, conclude Kuhn, “hanno compreso le ragioni del rifiuto della direttiva da parte della gente” e si sono impegnati ad apportarvi alcune modifiche. CIA E DIRITTI UMANI. Le rivelazioni sulla presunta esistenza di “centri di detenzione segreti della Cia nell’Ue hanno messo in luce la vulnerabilità dei diritti dell’uomo, perfino nelle democrazie occidentali” e, al tempo stesso, hanno provocato una ferma reazione da parte dell’Unione europea. E’ quanto afferma MARINA FEBO, rammentando che di fronte ai sospetti avanzati dal Washington Post sulla presenza di “terroristi detenuti, interrogati e torturati clandestinamente” anche in alcuni Paesi Ue, l’Europa ha immediatamente reagito, “innanzitutto con il rifiuto di ogni addebito da parte di Romania e Polonia”, identificati dall’americano “Human rights watch” (Osservatorio sui diritti umani) come ex repubbliche sovietiche possibili teatri della vicenda, “ma anche da parte di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca”. Sollecitata da Regno Unito e Germania, prosegue Febo, “Condoleeza Rice ha dal canto suo negato che vi siano state violazioni ai diritti umani” in Europa, e l’Ue, infine, “ha invocato gli articoli 6 e 7 del Trattato dell’Unione per ribadire agli Stati membri i propri obblighi in materia di diritti dell’uomo”. Intanto è stata istituita una commissione temporanea del Parlamento europeo per fare luce sulla vicenda, i cui risultati saranno noti in maggio, e il Consiglio d’Europa ha incaricato Dick Marty, presidente della Commissione questioni giuridiche dell’Assemblea parlamentare, di studiare il dossier “per stabilire la verità – ha spiegato quest’ultimo – perché la lotta al terrorismo sarà efficace solo se condotta con mezzi appropriati”. “Una vicenda che – commenta Febo – è una prova del progresso dei diritti umani e della loro tutela nell’Ue”.