CAMPANIA

Verità elementari

Famiglia e territorio: i pacs non fanno parte del nostro tessuto sociale, della nostra storia, delle nostre radici

La famiglia qui regge. “Come Forum delle associazioni familiari della Campania – afferma il responsabile, Paolo Gravante – abbiamo una posizione chiara rispetto ai pacs: il matrimonio come istituzione non è un’indebita ingerenza della società o dell’autorità, piuttosto un’esigenza intrinseca del patto dell’amore coniugale. Non si tratta di norme peculiari della morale cattolica, ma di verità elementari che riguardano la nostra comune umanità: rispettarle è essenziale per il bene della persona e della società”.Queste verità, aggiunge Gravante, “interpellano anche le responsabilità dei pubblici amministratori: qui in Campania sono quanto mai opportuni quei provvedimenti che possono essere di sostegno alle giovani coppie nel formare una famiglia e alla famiglia stessa nella generazione e educazione dei figli. Anche i padri della Costituzione italiana, che erano uomini di diverse culture, con lungimiranza hanno puntato a difendere la famiglia fondata sul matrimonio”.Ma in Campania si sente l’esigenza di registri civili e di una legge sui pacs? “Assolutamente no – risponde Gravante -. Quest’esigenza non fa parte del nostro tessuto sociale, della nostra storia, delle nostre radici. La famiglia qui tiene benissimo ed è l’unica vera fonte di aggregazione, l’unico modello che ispira le giovani coppie della regione “.Questione culturale. Anche Antonio Palma, ordinario di Istituzioni di diritto romano all’Università Federico II di Napoli, sottolinea che “il matrimonio esiste in tutte le realtà storiche e culturali; perciò nella nostra Costituzione (art. 29) è tutelato e garantito come luogo ideale per la civile convivenza tra persone e società educante.Quando gli Statuti regionali, come quello della Campania, recano in sé una norma programmatica (art. 9 lettera h) che in qualche modo tutela il matrimonio e anche le forme di convivenza ma nei limiti della norma costituzionale (art. 74) non fa una scelta di fede ma ribadisce un valore costituzionalmente garantito in quanto valore laico della nostra società”. Rispetto alla proposta di legge regionale di disciplina delle unioni di fatto depositata dallo Sdi, “dal punto di vista giuridico – osserva Palma – i patti civili di solidarietà non sono necessari, perché alcune delle garanzie che offrono possono essere tutelate, a legislazione vigente, nell’ambito del nostro codice civile”.Per i conviventi di sesso diverso non coniugati, chiarisce il docente, “i pacs, tutto sommato, sono irrilevanti, a meno che non si voglia sostenere la necessità di disciplinare giuridicamente le forme di convivenza diverse dal matrimonio quando le persone rifiutano il matrimonio per forme di convivenza o di legami meno impegnativi”. La questione, per Palma, è “se debba essere consentita anzi favorita da una disciplina giuridica questa fuga generale dal matrimonio in sé come istituzione con caratteri di permanenza ai fini della garanzia e tutela della prole. Ritenere sorpassato questo modello di organizzazione dei rapporti sociali a favore di unioni ‘più leggere’ è un grande problema culturale”.In Campania, dunque, il problema della disciplina delle unioni di fatto si pone in termini di compatibilità con lo Statuto, ma, al di là di ciò, “non appartiene alla legislazione regionale la competenza a disciplinare giuridicamente i pacs. La Regione, quindi, può intervenire con una legislazione di tipo assistenziale, che, comunque, deve fare i conti con una carenza di una disciplina statale”.Il coraggio dei cattolici. Don Pietro Lagnese, incaricato regionale per il settore Famiglia e vita della Conferenza episcopale campana, denuncia: “La Campania ha bisogno di ben altre proposte che quelle relative ai pacs. Non c’è alcun bisogno di un matrimonio minore. Se va ribadita la scelta di non coinvolgimento della Chiesa, e quindi dei pastori e degli organismi ecclesiali, rispetto agli schieramenti politici e ai partiti, ciò non significa comunque indifferenza o disinteresse da parte della Chiesa e dei cattolici verso la vita pubblica, nella quale vanno riproposti quei contenuti irrinunciabili che sono fondati sul primato e la centralità della persona umana e sul perseguimento del bene comune”. Don Lagnese non si ferma qui: “A chi vorrebbe far credere che anche i cristiani la pensano alla Zapatero, i cattolici campani dicano con coraggio che non sono per nulla disposti a recitare la parte di coloro che vanno in diaspora e che ritengono compatibile con la loro fede qualunque idea o visione del mondo”.————————————————————————————–SchedaLo Statuto della Regione Campania, approvato in prima lettura il 18 settembre 2004, all’articolo 9 lettera h afferma che la Regione promuove ogni iniziativa per favorire “il riconoscimento ed il sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio ed alle unioni familiari, orientando a tal fine le politiche sociali, economiche e finanziarie e di organizzazione dei servizi”, ma nel rispetto (art. 74) “dei principi dettati dagli articoli 29 e 30 della Costituzione”.Nel frattempo, alla fine di ottobre 2005, il gruppo regionale dello Sdi ha presentato la proposta di legge “Disciplina delle unioni di fatto”, che equipara i componenti di una unione di fatto ai coniugi, in casi particolari, “specificatamente a quelli relativi alla materia successoria, ai diritti di abitazione, ai diritti e doveri di assistenza, alla legislazione riguardante il lavoro e la previdenza sociale, nonché all’applicazione delle norme penali”. Intanto, in due Comuni della regione era stata avanzata la proposta di istituire dei registri delle unioni civili (a Pozzuoli, settembre 2003; a Salerno, novembre 2004), ma in entrambi i casi non c’è stato seguito.(10 marzo 2006)