LOMBARDIA

Quali priorità e finanziamenti?

La legge regionale sui servizi alla persona e alla comunità

Cambia la normativa regionale lombarda sui servizi alla persona. Il Consiglio regionale della Lombardia ha, infatti, approvato, il 14 febbraio, a maggioranza, una serie di modifiche, introdotte con la legge regionale 5/2006 “Disposizioni in materia di servizi alla persona e alla comunità”.”L’impegnativo titolo della recentissima legge regionale – commenta Mario Mozzanica, docente di Organizzazione dei servizi alla persona all’Università Cattolica di Milano – si riferisce, in verità, a semplici, anche se talvolta importanti, modificazioni a pregresse leggi regionali, in materia di servizi alla persona e alla comunità. Si tratta di innovazioni relative al controllo sulle aziende di servizi, sui servizi socio-assistenziali; in materia di disagio giovanile, di esclusione sociale, di programmazione sociosanitaria e di associazionismo”.Per individuare le priorità verso le quali indirizzare tali interventi, sarà però necessario coinvolgere maggiormente i soggetti del volontariato sociale, come ricordato da Mozzanica. “Sarà interessante – sottolinea il docente della Cattolica – accompagnare l’iter legislativo dell’annunciata legge regionale di riordino dei servizi alla persona, con interventi per i quali è stata formalmente richiesta la partecipazione di qualche esperto indicato dai rappresentanti del tavolo regionale del Terzo settore. Il profilo è di particolare rilievo, in quanto ai sensi della riforma del titolo V della Costituzione, l’assistenza rientra tra le materie di competenza residuale delle Regioni, fatti salvi i livelli essenziali delle prestazioni sociali”.Un secondo aspetto problematico legato all’effettiva applicabilità della nuova legge, riguarda la grave carenza di fondi a disposizione dei Comuni, che si dovranno far carico di buona parte dell’erogazione dei servizi.”La situazione è gravissima – conferma Giacomo Bazzoni, presidente del Dipartimento sanità e servizi sociali dell’Anci Lombardia -. Fino a quando il Governo non darà il via libera al Fondo nazionale per la non-autosufficienza, non avremo finanziamenti adeguati a sostenere i costi dei servizi. Già oggi molte prestazioni sono a rischio e altre lo saranno in futuro”. In particolare, Bazzoni punta il dito sulla decisione di tagliare il Fondo sociale destinato alla Lombardia, passato da 141 milioni di euro a 73 milioni.Una sforbiciata che si sta pesantemente ripercuotendo sui bilanci delle amministrazioni locali, alle prese anche con una nuova contrazione dei trasferimenti statali. “Proprio per utilizzare al meglio queste risorse scarse – aggiunge Bazzoni – abbiamo concordato con la Regione l’istituzione di una Commissione, con il compito di uniformare il sistema di erogazione dei servizi in Lombardia, evitando sperequazioni e avendo ben presente che, alla base di tutto, ci deve essere il principio della persona al centro dell’azione della pubblica amministrazione. Inoltre, sempre d’accordo col Pirellone, abbiamo stabilito che il regime di accreditamento passa in capo ai Comuni, che sanno che, se decidono di attivare un servizio, devono disporre delle risorse necessarie”.————————————————————————————–SchedaSono cinque le principali modifiche alla normativa sui servizi alla persona, introdotte dalla legge regionale 5/2006 approvata dal Consiglio regionale lombardo (con l’astensione dei gruppi di opposizione).Il primo punto riguarda l’organo di vigilanza e controllo sulle unità d’offerta socio-assistenziali e socio-sanitarie. Viene istituita una Commissione di controllo per le Aziende di servizi alla persona, composta da 6 membri (3 di nomina regionale, 2 dei Comuni e 1 delle province): viene così modificata la legge regionale 1/2003.Per quanto concerne la seconda modifica, l’Asl aggiunge, tra le sue funzioni amministrative, le autorizzazioni allo svincolo dalla destinazione a servizi sociali di beni trasferiti, a diverso titolo, ai Comuni; viene istituito un Osservatorio regionale sull’esclusione sociale: viene così modificata la legge regionale 1/2000.La terza modifica: la Regione sperimenta forme di accreditamento di servizi innovativi per sostenere i giovani in disagio: viene così modificata la legge regionale 34/2004.La quarta: il Piano sociosanitario regionale, se necessario, può essere aggiornato annualmente (pur avendo valenza triennale): viene così modificata la legge regionale 31/1997.Quinta e ultima modifica: la legge regionale sull’associazionismo sociale riconosce anche i soggetti di cui all’articolo 2 della legge 383/2000; nei registri provinciali e regionale vengono istituite apposite sezioni per le associazioni di promozione sociale (in possesso dei requisiti, di cui alla legge 383/2000). Si riconosce altresì la possibilità, in caso di particolare necessità, di assumere lavoratori dipendenti o di avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo da parte di propri associati: viene così modificata la legge regionale 28/1996.(14 marzo 2006)