Per un’economia inclusiva e un lavoro in rete
L’assessorato regionale alle Attività produttive e all’Agricoltura della Campania ha promosso, il 15 e 16 marzo, gli Stati generali delle attività produttive e dell’agricoltura, con l’obiettivo di definire un programma di politica economica per il rilancio dei settori produttivi regionali, con interventi più selettivi e mirati.Il piano straordinario per lo sviluppo produttivo della Campania per i prossimi dieci anni prevede vari strumenti, come un patto tra tutti i protagonisti dell’economia regionale, il rafforzamento delle filiere produttive, l’incentivazione di interrelazioni tra imprese, la dotazione di adeguate infrastrutture produttive, il credito d’imposta nazionale (che consiste nel concedere uno sconto sulla tassazione complessiva delle imprese che effettuano investimenti sul territorio regionale).Al riguardo si sta pensando di prevedere un cofinanziamento regionale dei bandi nazionali, consentendo di finanziare, con risorse regionali, richieste di agevolazioni di iniziative sul territorio regionale già presentate e non finanziate per carenza di fondi nazionali o di attivare il credito d’imposta regionale o ancora il cofinanziamento del credito d’imposta sull’occupazione (che prevede la concessione di agevolazioni per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato).Un altro strumento di intervento è il contratto di programma regionale, con il quale la Regione eroga agevolazioni, in diverse forme, in relazione al costo dell’investimento produttivo, dell’occupazione creata, della formazione del personale, dell’innovazione, di processi di internazionalizzazione, di creazione di servizi immateriali.”Ho apprezzato che si parli nuovamente di una politica di sviluppo, ma nello stesso tempo bisogna chiarire meglio qual è il modello di sviluppo al quale ci si vuole ispirare”. È questo il primo commento di Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli Campania, all’iniziativa dell’assessorato alle Attività produttive e all’agricoltura della Campania.”Lo sviluppo deve essere declinato sempre di più in termini di solidarietà e di inclusione. Inoltre – aggiunge Cavallaro per noi delle Acli, deve essere adottato un modello di sviluppo policentrico, che tenga conto delle specificità territoriali, dei centri di sviluppo regionali e di quel progresso che la dimensione territoriale ha fatto grazie alle esperienze della programmazione negoziata”.Un modello, insomma, che “faccia tesoro della concertazione e della responsabilizzazione dei centri locali di decisione”. Per Cavallaro, inoltre, è necessario “conciliare crescita e coesione sociale”. “Uno strumento chiarisce – può essere il credito d’imposta proposto, ma di più penserei a una rete di microcrediti che favorisca non solo la nascita di nuove imprese, ma che consenta anche di combattere momenti di disagio”.Oltre al microcredito, Cavallaro giudica positivamente “la proposta di legge regionale sull’istituzione dell’elenco delle banche di interesse regionale”: “Una banca che investe sul territorio aziona un effetto moltiplicativo fondamentale che dal risparmio porta all’investimento e quindi allo sviluppo su quel territorio”.Cavallaro non si ferma qui: “Proporrei di rendere ancora più efficace questo meccanismo introducendo una clausola coraggiosa: che vengano favorite quelle banche che concedono crediti a donne, giovani, immigrati, imprese sociali, sulla base, ovviamente, di progetti fattibili”. Importante anche “che siano salvaguardate le condizioni perché aumenti la partecipazione di tutti i cittadini ai processi di sviluppo. Non si coglie la vera essenza della crescita di una comunità, se parliamo solo in termini di Pil: dobbiamo considerare anche l’inclusione, il senso di partecipazione, il benessere, l’equità”.Rispetto alle proposte avanzate dalla Regione, Cavallaro approva l’idea di un’economia più aperta e orientata al Mediterraneo, ma mette in guardia da alcuni rischi: “Bisogna capire quanto dobbiamo costruire di nuovo e quanto si può rendere più efficiente la gestione dell’esistente. Lo sviluppo inclusivo, cioè conciliare crescita e coesione sociale, significa anche rispetto dell’ambiente e, quindi, verificare la sostenibilità ambientale dei progetti”. Don Aniello Tortora, incaricato regionale della pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana (Cec), condivide l’iniziativa regionale: “Rilanciare un programma di politica economica in Campania mi sembra urgentissimo. Il Sud non può ancora scomparire dalle agende della politica.Le ultime indagini sulle condizioni dell’economia, infatti, ci dicono che purtroppo il divario tra Nord e Sud si è ulteriormente allargato”. Puntare sulle donne e sui giovani, come indicato nel programma regionale, “pare importantissimo” a don Tortora, perché “sono le forze vive e vitali del nostro territorio”, come pure “puntare finalmente su una progettualità di politica economica (finora assente, anche se puntualmente proclamata) mi sembra interessantissimo”.”La stessa idea di un patto tra i protagonisti dell’economia regionale prosegue – è fondamentale per la crescita della nostra Regione: è necessario innanzitutto unire tutte le forze, lavorare insieme e in rete, per crescere e far crescere le nostre imprese”.(21 marzo 2006)