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Eta, ora il passo definitivo” “

L’alt al fuoco dell’Eta, che negli ultimi dieci anni ha ucciso in Spagna ottocento persone, è una lieta notizia. L’organizzazione Eta (Euskadi ta Askatasuna ovvero Patria Basca e Libertà) ha annunciato il 22 marzo una tregua permanente, anzi, di più, un “alt al fuoco” e solo questo è già da ritenersi molto positivo. Ormai da quasi mille giorni non si registra alcun morto per mano dell’Eta. L’indebolimento dell’organizzazione terroristica era peraltro noto. L’annuncio che dal 24 marzo si abbandoneranno le armi è da prendersi, comunque, con una certa cautela. Innanzitutto, perché non è la prima volta che l’Eta fa un annuncio del genere. In secondo luogo, perché il 24 marzo è un giorno chiave per la condanna di Arnaldo Otegi, leader del partito illegale Herri Batasuna, da parte dell’Udienza Nazionale: il comunicato può essere, perciò, una “captatio benevolentia”. Rimangono, inoltre, delle questioni in sospeso: la liberazione di carcerati dell’Eta, e soprattutto, il prezzo politico chiesto in contraccambio. L’abbandono alle armi non è automaticamente “premiato” con un assegno in bianco alle pretese dell’organizzazione. È ben chiaro che le soluzioni che si chiedono sono politiche e queste sollecitano compromessi di Stato. Le modalità con cui l’Eta ha lanciato il messaggio appaiono per ora molto simili a quelle utilizzate dall’irlandese Ira, la scorsa estate, quando annunciò l’abbandono delle armi. I vescovi baschi e catalani sono stati tra i primi a mostrare apprezzamento per il gesto. Mons. Jaume Pujol, arcivescovo di Tarragona e presidente della Conferenza episcopale tarragonese (dieci diocesi catalane), afferma che la notizia è “molto positiva” e si augura che sia “il primo passo verso una soluzione del conflitto”. Mons. Pujol ricorda e prega per “tutte le vittime del terrorismo”. Un riferimento fatto anche dal portavoce dei vescovi spagnoli, il padre Martínez Camino, il quale afferma che “la vera notizia sarebbe lo scioglimento dell’Eta”. I vescovi spagnoli ritengono che ora occorra “la fine” dell’organizzazione. I vescovi baschi (Bilbao, San Sebastian e Vittoria), in una nota comune, si augurano che “questo annuncio supponga una rinuncia definitiva alla violenza”. Nel comunicato dell’Eta si legge che “l’obiettivo di questa decisione è spingere un processo democratico in Euskal Herria (Paese Basco) per costruire una nuova cornice nella quale siano riconosciuti i diritti che come popolo ci spettano”. Inoltre, si chiede che si assicuri “la possibilità di sviluppo di tutte le opzioni politiche”. Anche se non scritto, il riferimento è al braccio politico dell’Eta, Herri Batasuna. “Alla fine di questo processo i cittadini baschi devono avere la parola e la decisione sul loro futuro”. L’Eta desidera “una pace basata sulla giustizia” e afferma che “il superamento del conflitto, qui ed ora, è possibile”. Il desiderio – non scritto – è un referendum che porti alla separazione dalla Spagna. Nel secondo comunicato dell’Eta si chiede “dialogo, negoziazione e accordo”. Ora, senza il ricorso alla forza, si vedrà se le tesi dell’Eta hanno fondamento. L’organizzazione, che non ha chiesto perdono per le morti e il terrore seminati in trenta anni, ha cambiato la strategia, ma l’obiettivo rimane un paese basco indipendente.