BIELORUSSIA" "
Fondamentale il ruolo dei media. Anche la Chiesa subisce il clima di paura” “
A tre giorni dalle elezioni di domenica 19 marzo, che con l’82,6% dei voti hanno riconfermato presidente della Bielorussia Aleksander Lukashenko, già alla guida del Paese dal 1994, continuano le proteste degli oppositori che accusano la leadership di brogli e indicono una grande manifestazione nazionale per sabato prossimo, 25 marzo, per chiedere di ritornare alle urne. Nel frattempo gli Stati Uniti parlano di elezioni avvenute in un clima di intimidazione, e l’Unione europea pensa ad un inasprimento delle sanzioni. Gravi irregolarità sono state denunciate anche dall’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), dal Consiglio d’Europa, dall’Europarlamento e dalla Nato. Lukashenko, che ha ricevuto appoggio soltanto da Mosca, mette in guardia da parte sua l’Europa dal tentativo di isolare la Bielorussia, rammentandole che i suoi rifornimenti di gas passano in buona parte attraverso il territorio bielorusso. Una situazione complessa e incerta, della quale abbiamo parlato con padre CLAUDE ROBINET di Radiovaticana. Continuano le proteste degli oppositori del rieletto presidente… “Come ha dichiarato Condoleeza Rice, Lukashenko è l’ultimo dittatore in Europa. Ha truccato le elezioni: per avere più dell’80% dei voti ha costretto a votare per sé già dalla settimana scorsa (14-19 marzo), prima dell’istituzione dei controlli internazionali, la gente semplice delle campagne e i militari. Il presidente ha inoltre rifiutato il visto agli osservatori stranieri consentendo l’ingresso nel Paese solo ai russi. Nonostante il clima di paura, l’opposizione guidata dal suo più stretto rivale Aleksander Milinkevic (che ha ottenuto solo il 6% dei voti), riesce a riunire ogni sera a Minsk centinaia di persone nella piazza Oktiabrskaia (di ottobre). Stanotte sono stati 600 gli oppositori del regime che hanno trascorso la notte in piazza all’addiaccio ed è in programma alle 12 di sabato prossimo, 25 marzo, giorno in cui ricorreva un tempo la “Giornata della libertà”, antica festa nazionale soppressa dall’attuale presidente, una grande manifestazione a Minsk per ‘festeggiare’ insieme la libertà da ritrovare”. È ipotizzabile un “risveglio” che possa portare a qualcosa di simile alla “rivoluzione colorata” di Georgia e Ucraina? “Lukashenko si dice certo che ciò non avverrà. I bielorussi, per lo più, sembra non abbiano molta consapevolezza di sé; lo stalinismo li ha privati della loro identità, ma le proteste di questi giorni dimostrano che non vi è solo apatia e che inizia a farsi sentire, ancorché timidamente, l’influsso di quanto avvenuto in Georgia e Ucraina, Paesi da cui diversi cittadini avevano espresso, subito dopo i risultati elettorali, l’intenzione di venire in Bielorussia, ma ai quali non è stato consentito l’ingresso. Negli eventi di questi giorni vi è, tuttavia, un segnale positivo: nonostante l’arresto di alcuni dimostranti, le proteste non sono ancora state represse”. Come è la reale situazione del Paese? Quale il ruolo della Chiesa? “Di grande povertà. Pensioni e stipendi sono bassi: difficilmente superano i 100 euro al mese. Ma la cosa più grave è il diffuso clima di paura che attanaglia anche la Chiesa cattolica, che pertanto non interviene, ed ha trovato una sorta di modus vivendi con questo presidente. Il suo capo, il card. Swiatek, subisce continue pressioni, ma poiché ha 91 anni, molti dei quali trascorsi nei lager sovietici, è comprensibile che non abbia voglia di tornarci… Di recente è stato espulso un sacerdote polacco, accusato di contatti con l’opposizione, ma c’è timore a parlare della vicenda”. È possibile fare delle previsioni sul futuro? “Per il momento è davvero difficile. Siamo soltanto all’inizio. Domenica sera, durante la manifestazione cui hanno partecipato circa 5mila persone, si temeva una repressione nel sangue. Grazie a Dio così non è stato. Vediamo che cosa accadrà sabato: le forze dell’opposizione domandano di andare nuovamente al voto e chiedono ‘giustizia e libertà’, come recita lo slogan adottato. Come sta accadendo in questi giorni, verrà portata in piazza l’antica bandiera bielorussa bianca e rossa, messa al bando da Lukashenko e sostituita con quella della Bielorussia sovietica”. Secondo lei, come si sta muovendo l’Occidente? “L’Unione europea minaccia sanzioni economiche da aggiungere a quelle diplomatiche già in atto (rifiuto di visti di ingresso ad alti esponenti del governo bielorusso, ndr). Purtroppo queste nuove sanzioni renderanno ancora più difficili le condizioni di vita delle persone. Ritengo, invece, molto positiva la visibilità che l’Occidente sta dando alla vicenda attraverso i media e mi auguro che anche con il passare dei giorni i riflettori rimangano accesi e l’informazione continui a parlarne”. SchedaIl Paese, cha ha una superficie di 207.600 kmq, conta una popolazione di circa 10 milioni di persone. Il Pil complessivo ammonta a 18.697 milioni di dollari, il Pil pro-capite a 2.170. I poveri rappresentano il 27,1% della popolazione. Nel Paese si contano 1.200mila cattolici distribuiti in 4 circoscrizioni ecclesiastiche e 402 parrocchie. Sono 6 i vescovi, 218 i preti diocesani, 175 i religiosi, 354 le religiose e 197 i seminaristi.