PENSIERI
Il sigillo della vita umana continua a riproporsi: un’esistenza raggiunge la sua pienezza, adempie al suo compito nella storia e scompare; un’altra si affaccia e ricomincia. Vi è stato chi ha affermato che siamo dei nani sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto. Forse vale qualora si consideri l’eminenza delle scoperte, l’assoluta impossibilità della persona di essere e di vivere in un’autarchia che consideri il solo individuo.
Quando però in gioco vi sia l’annuncio del Regno, cioè lo stesso Signore Gesù Cristo, giganti e nani non contano più. Ciascuno è se stesso, con quella statura cui non può aggiungere un solo cubito, ma, nel contempo, è pietra viva di un edificio che lo Spirito costruisce.
Posta la Pietra d’angolo, tutte le pietre sono indispensabili, ognuna collocata in quel posto che da sempre l’attende. Ognuno di noi è, sempre e in ogni momento, contemporaneo del grande mistero del Dio fatto Uomo, ciascuno dinanzi a Lui è nano, perché creatura, ma è anche gigante, perché accoglie la relazione di filiazione proposta e la sua vita assume una dimensione inedita e precisa.
La missione che ogni persona ha ricevuto in questo immenso mosaico che nel tempo si sta componendo, sembra chiusa quando si sia varcata la soglia del tempo; non dico della “morte” perché è un’astrazione e neppure laica, nel suo senso genuino. Infatti la “morte” non esiste, esiste l’incontro con Colui che ci ha creati e ci attende.
Osserviamo Giovanni Paolo II: è un gigante o un nano? È semplicemente se stesso, quello che lo Spirito Santo ha forgiato, per dare nella nostra storia agli eventi quotidiani, quell’impronta che la portano, nei suoi contrasti a scorgere la Luce di Cristo.
Benedetto XVI è penalizzato dalla statura (da gigante o da nano?) del suo predecessore? Se il nostro riflettere fosse laico, sarebbe, automaticamente, intelligente. Invece è solo superficiale, si presta ai confronti, alle banalità.
Perché non apprendere dallo Spirito a guardare con occhi illuminati e luminosi?
La forza, questa sì gigantesca, del Papa polacco verso la sua patria si è ampiamente dimostrata additando i valori umani, prima che cristiani, o forse talmente umani da cogliere nel segno il vero uomo che è il cristiano.
Le Encicliche di Giovanni Paolo II hanno segnato la storia e vi hanno impresso un corso indelebile, hanno espresso indicazioni che ogni persona, se tale si dice, e non sia soltanto un agitatore delle folle e dei denari altrui, deve prendere in considerazione.
La prima Enciclica di Benedetto XVI e i suoi discorsi non richiamano con trasparenza e lucidità agli stessi valori? Questi di oggi che rischiano di dimenticare l’amore a favore di contorsioni intellettuali e giuridiche che scalzano i veri cardini del vivere umano. La fermezza nel ribadire il pensiero libero, accostato e confrontato con il pensiero e la storia del pensiero dell’umanità, non sono cristallini?
Il sigillo è quello di Cristo, quello del suo Spirito che tutti i cristiani hanno ricevuto con l’unzione del crisma. È un sigillo vivo, resta a noi renderlo vivente in ogni momento. In ogni campo, non escluse quelle scelte politiche che reggono, lo si voglia o no ammettere, il nostro quotidiano.
La continuità fra un Pastore e l’altro Pastore, nella loro diversa singolarità umana, è l’impressione di quel sigillo, sempre vivente perché ricco di misericordia, che commuove nella sua tenerezza verso noi creature disperse e opache.
Il giro di boa si sta compiendo: un Pastore sembra averci lasciati, ma pulsa ancora in noi e per noi, un Pastore ci sta guidando, lasciamoci rendere viventi e capaci di operare scelte secondo Dio e non secondo opportunisti coperti dal fango dell’interesse.
Cristiana Dobner
(29 marzo 2006)