Il volto del padre

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“Questa sera o questa notte Cristo spalanca le porte al Santo Padre e sulla porta sicuramente c’è Maria, alla quale il Pontefice ha detto sono tutto tuo”. Queste parole di mons. Angelo Comastri, vicario del Papa per la città del Vaticano, hanno fatto da sfondo, un anno fa, al rosario di preghiera per Giovanni Paolo II, cui partecipava una folla di 60mila persone, raccolte in un silenzio composto, commosso e trepidante, quasi un ideale “abbraccio” con le due finestre – sempre accese – del terzo piano del palazzo apostolico, dove si trovano gli appartamenti papali.

“Il 16 aprile 1978 – ricordava Comastri – Giovanni Paolo II, con voce giovanile, gridò: Aprite anzi spalancate le porte e questa sera Cristo gli spalanca le porte”. Invitando i fedeli – molti di essi con le candele accese – alla preghiera, il presule affermava: “Quando il padre soffre, i figli gli si stringono accanto e quando il padre muore i figli si inginocchiano e pregano, e così gli rivolgono affetto, ammirazione e gratitudine. La stessa cosa vogliamo fare noi stasera, stringendoci intorno al Santo Padre”.

Un “abbraccio”, quello intorno a Giovanni Paolo II, che si ripeterà la sera del 2 aprile, giorno del primo anniversario della morte del Papa polacco; stesso il luogo, piazza San Pietro, stessa la folla (si prevedono circa 100mila persone), stessa la preghiera mariana del Rosario, cui lo stesso Giovanni Paolo II aveva scritto e aggiunto i “Misteri della Luce”.

Intanto, nelle diocesi italiane si moltiplicano le iniziative in ricordo di Giovanni Paolo II, tra veglie, pellegrinaggi e incontri di preghiera: a testimonianza che l’affetto per il “padre” che per quasi 27 anni ha guidato la Chiesa, traghettandola nel terzo millennio. Ripercorriamo insieme gli ultimi giorni del Papa, fino al funerale celebrato l’8 aprile alle 10, in piazza San Pietro, dall’allora decano del collegio cardinalizio card. Jospeh Ratzinger.

Il 24 febbraio 2005, Giovanni Paolo II veniva nuovamente ricoverato presso il Policlinico Gemelli, dopo il ricovero dal 1° al 10 febbraio 2005. Dal pomeriggio del 23 febbraio, infatti, il Santo Padre presentava una ricaduta della sindrome influenzale di cui era già stato affetto nelle settimane precedenti, complicata da episodi subentranti di insufficienza respiratoria acuta.

La sera del 24 febbraio, perciò, Giovanni Paolo II veniva sottoposto a un intervento di tracheotomia per assicurare un’adeguata ventilazione e per favorire la risoluzione della patologia laringea. Su prescrizione dei medici, il Papa si asteneva dal parlare per alcuni giorni al fine di favorire il recupero della funzione laringea. Dopo l’intervento, che l’ha trattenuto al Gemelli fino al 13 marzo, Giovanni Paolo II scriveva su un biglietto: “Io sono sempre Totus Tuus”, affidando ancora una volta alla Vergine Maria la sua persona e il suo ministero. Comincia da qui, idealmente, la Settimana Santa del Santo Padre, silenziosa ma eloquente nel mostrare al mondo il “Vangelo della Sofferenza”.

Il 30 marzo, l’ultima udienza generale, poi la Via Crucis seguita in televisione dalla sua cappella privata, tra le mani un crocifisso, infine, il saluto silenzioso dalla finestra del suo studio durante la Domenica di Pasqua, per la sua ultima benedizione “Urbi et Orbi”. La preghiera del velo bianco. “Dio onnipotente ed eterno, Signore della vita e della morte, noi speriamo e crediamo che la vita del Santo Padre Giovanni Paolo II è ora nascosta in te. Il suo volto, a cui è venuta meno la luce di questo mondo, sia illuminato per sempre dalla vera luce che ha in te la sorgente inesauribile”. È un frammento della preghiera che ha accompagnato il nuovo rito della “stesura di un velo bianco sul volto del Pontefice defunto”, recitata per la prima volta in occasione della morte di Giovanni Paolo II. La speciale preghiera ha preceduto il rito di chiusura provvisoria della prima bara (quella di legno) in cui è stato racchiuso, prima dei funerali, il corpo di Giovanni Paolo II. Oltre al velo bianco, al suo rosario personale e alla mitria, è stato deposto nella bara di Giovanni Paolo II un sacchetto con le medaglie del pontificato. Il testamento. “A tutti voglio dire una sola cosa: Dio vi ricompensi”. Termina così il testamento spirituale di Giovanni Paolo II, il cui testo integrale – in polacco, lingua originale, e nella traduzione italiana – è stato diffuso il 7 aprile 2005 dalla sala stampa vaticana. La prima pagina porta la data del 6 marzo 1979, secondo anno di pontificato, l’ultima quella del 17 marzo del 2000, anno giubilare. L’ispirazione è Paolo VI, il sentimento dominante è quello di essere sempre pronto a morire, se questo è nella volontà del Signore, lo “stile” è quello di collegare sempre la “fine” all'”inizio”.

“Come ogni anno durante gli esercizi spirituali ho letto il mio testamento del 6.III.1979. Continuo a mantenere le disposizioni contenute in esso”. La parte del testamento spirituale del Papa datata 2000 riporta all’inizio, al testamento del 6 marzo 1979, che rimane in sostanza il suo definitivo. Dopo la “gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II”, di cui si proclama “debitore”, l’ultima parte è una sorta di “grazie” a tutte le persone che ha incontrato, compresi i “tanti fratelli cristiani non cattolici” e i “rappresentanti delle religioni non cristiane”.

(29 marzo 2006)