CONSIGLIO EUROPEO

Né enfasi, né pessimismo

Concretezza e senso di responsabilità di fronte ai molti problemi

Come sempre accade in queste occasioni, l’enfasi non manca. Anzi, rischia di porre in secondo piano i problemi latenti ma anche di offuscare i risultati effettivamente raggiunti. Lasciando dunque dissolvere i polveroni delle frasi ad effetto, le scaramucce tra i leader e l’euroscetticismo seminato da molti, si può tentare una valutazione complessiva del Consiglio europeo svoltosi il 23 e 24 marzo a Bruxelles. RICERCA E OCCUPAZIONE. Nell’agenda del vertice erano iscritti i temi economici, a partire da quella Strategia di Lisbona approvata nel 2000, che avrebbe dovuto fare dell’Ue, in un solo decennio, un colosso economico, in grado di competere sui mercati mondiali, scommettendo sulla “conoscenza”, l’occupazione e la coesione sociale. Nel marzo 2005 tale Strategia era stata ridisegnata dopo un quinquennio di recessione economica. “Ora che si prospetta una fase di ripresa – ha spiegato il cancelliere austriaco WOLFGANG SCHÜSSEL , presidente di turno del Consiglio dei 25 – dobbiamo impegnarci a creare due milioni di posti di lavoro ogni anno da qui al 2010. Inoltre, è possibile, anzi doveroso, accrescere gli investimenti per la ricerca e l’innovazione, fino a raggiungere il livello ottimale”, pari al 3% del prodotto interno lordo di ogni paese. LISBONA, DALLE PAROLE AI FATTI. Più precisamente, in materia di “ricerca e sviluppo”, i leader politici hanno ritenuto opportuno (sottoscrivendo un documento finale di 36 pagine) che si giunga a “una rapida approvazione del Settimo programma quadro di ricerca” e del Programma per la competitività. Allo stesso tempo l’istruzione e la formazione si confermano come “fattori critici nel miglioramento della competitività e della coesione sociale”. Come richiesto alla vigilia del vertice da Commissione e Parlamento Ue, i capi di Stato e di governo hanno ritenuto necessario sbloccare il potenziale delle imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, per accrescere la competitività del settore manifatturiero (sgravi fiscali, riduzione della burocrazia, creazione di un “ambiente” favorevole mediante infrastrutture e servizi adeguati). Altro punto irrinunciabile è la promozione di nuovi posti di lavoro, con un occhio di riguardo alle “categorie sensibili”: giovani, donne, lavoratori anziani, persone disabili, immigrati legali. Emerge in questa direzione l’impegno a “ridurre l’abbandono scolastico”, accrescendo al contempo l’istruzione secondaria. IL CAPITOLO ENERGETICO. Uno dei temi più discussi a Bruxelles è stato quello dell’energia. I recenti fatti di cronaca politica (scontro Russia-Ucraina sul gas; “scalate societarie” più o meno contrastate dal “patriottismo economico” che scivola verso il neoprotezionismo), la crescente dipendenza dalle forniture straniere, i costi in salita e l’inquinamento, costringono l’Ue a guardare avanti: senza un vero mercato unico dell’energia, gli approvvigionamenti e i prezzi cresceranno, incidendo negativamente sulle famiglie e l’economia. Il Consiglio europeo ha dunque accolto i punti prioritari contenuti nel Libro verde della Commissione, i quali mirano alla sicurezza delle forniture, alla competitività e alla sostenibilità ambientale. “Occorre una vera politica energetica europea”, ha spiegato il capo dell’Esecutivo, JOSÉ MANUEL BARROSO , ottenendo – almeno a parole – il via libera dei leader Ue, che hanno promesso azioni efficaci per quanto attiene il risparmio e l’efficienza energetica, la “promozione di fonti rinnovabili” e dei biocarburanti. LE PROMESSE, IL BILANCIO. Disincantato il commento di JOSEP BORRELL , presidente del Parlamento europeo, che ha preso parte ai lavori assieme – novità assoluta – alle parti sociali (imprenditori, sindacati) e al responsabile della Banca centrale, Jean-Claude Trichet. “Occorrerà mostrare – ha detto Borrell – una grande energia politica per dotarsi di una politica energetica continentale”. Lo stesso rappresentante degli eurodeputati non ha taciuto le sue perplessità “di fronte a tanti impegni sottoscritti dal Consiglio, mentre viene ridotto il bilancio comunitario”, specialmente per ricerca e sviluppo, formazione, sostegno alle imprese (evidente il riferimento alle trattative interistituzionali tuttora in corso per definire le Prospettive finanziarie 2007/2013). Durante il summit sono stati trattati altri temi, in qualche caso imposti dalla cronaca: sulla situazione in Bielorussia, sono state prospettate sanzioni e decise “misure restrittive contro i responsabili politici”, ha spiegato URSULA PLASSNIK , ministro degli esteri di Vienna. “In un continente democratico, la Bielorussia rappresenta una triste eccezione”. Nell’ordine del giorno hanno trovato posto anche l’annunciata tregua dell’Eta in Spagna, le elezioni in Ucraina e in Israele, la situazione in Iraq e Iran. Secondo Schüssel, l’incontro è stato “un vero successo”; qualche leader è ripartito invece deluso. Probabilmente la verità sta in mezzo, ma è importante sottolineare che, dopo gli ultimi passi falsi, l’Ue abbia ricominciato a camminare.