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Sabato 2 aprile 2005 , alle 21 e 37 moriva Giovanni Paolo II. U n anno dopo, alla stessa ora, Benedetto XVI si rivolgerà ai fedeli in piazza San Pietro concludendo la veglia di preghiera e commemorazione della diocesi di Roma. Analoghe iniziative sono previste in tutte le diocesi europee e del mondo, unite nel ricordo di Papa Wojtyla. Dopo la solenne creazione dei nuovi cardinali, lo scorso 24 marzo, in piazza San Pietro a Roma, ho visitato con i vescovi sloveni, per la prima volta, la tomba di Giovanni Paolo II. È stato un momento sacro, nella preghiera spontaneamente mi venivano tutti gli incontri con il compianto Papa: le due visite nel 1996 e nel 1999 in Slovenia, e poi i tre incontri personali nel tempo dello studio passato a Roma. Mi sono tornate alla memoria le sue parole ai giovani durante la prima visita in Slovenia, a Postojna, “il Papa vi vuole bene!” e “coraggio!”. Non dimenticherò la sua testimonianza del Cristo Gesù, crocifisso e risorto. La sua malattia, le sue sofferenze erano una catechesi al mondo intero. Coloro che lo hanno accompagnato, nelle sue ultime ore, nel viaggio verso il Padre Celeste, hanno capito che solo la fede profonda, insieme con la santità, possono cambiare il mondo. Un anno fa, durante la malattia, la Chiesa in Slovenia si riunì in preghiera. I giornalisti e i mass media laici cominciarono ad interessarsi non solo del Papa ma anche della Chiesa in Slovenia. Fino a quel momento non erano mai arrivate così tante domande profonde e di senso sulla vita, sulla missione della Chiesa e su cosa essa veramente fa. Che cosa significa credere e vivere il Vangelo? Come si vive la fede concretamente? È stato un tempo di missione popolare in cui la Chiesa ha avuto la possibilità di annunciare il Vangelo a quelli che non conoscevano Gesù. I cuori si sono aperti. Andrej SaiePortavoce della Conferenza episcopale di Slovenia Nell’avvicinarsi della data del primo anniversario della sua morte tornano alla mente tante memorie di Giovanni Paolo II. La sua figura e i suoi insegnamenti vengono citati nei discorsi della gente, tra i fedeli, nelle omelie e nelle catechesi. Non si tratta di sostituire ricordi passati con altri nuovi ma di essere consapevoli di avere due Papi, uno in Vaticano e l’altro in Paradiso, uno da ascoltare, l’altro da pregare. È un’intuizione della pietà popolare per nulla mediata da particolari rielaborazioni teologiche. Un’intuizione che riposa nel cuore dei fedeli che hanno conosciuto e amato Giovanni Paolo II. Un Papa in Vaticano, un Papa nel cielo da ricordare nelle preghiere. E non solo. I contenuti del messaggio e dell’opera di Giovanni Paolo II sono vivi. Lo testimoniano le tante istituzioni e monumenti che qui portano il suo nome, come per esempio, le moderne strutture della curia diocesana di Banská Bystrica. Lo testimoniano i santi e beati slovacchi, elevati all’altare da Giovani Paolo II. Lo testimoniano le sue tre visite, l’ultima nel 2003, nei luoghi simbolo della spiritualità slovacca. E proprio sulla grande spianata dove celebrò la sua ultima messa nella capitale slovacca, Bratislava, al centro del grande quartiere di Petralka, oggi sorge piazza Giovanni Paolo II. Proprio qui il 2 aprile ricorderemo “il nostro Papa” con una iniziativa culturale e spirituale, inaugurando una nuova statua alla sua memoria e celebrando una messa con tutto l’episcopato slovacco. Marian GavendaPortavoce della Conferenza episcopale di Slovacchia