Da mercoledì 22 marzo è stata avviata una iniziativa indipendente, non portata avanti dalle Chiese, che ha come obiettivo convincere la politica e l’opinione pubblica per suscitare un movimento di opinione volto ad evitare l’abbattimento delle chiese cosiddette “in sovrannumero”. Nei decenni passati nei Paesi Bassi sono state distrutte troppe chiese, secondo quanto ha dichiarato mercoledì il gruppo. Delle circa 7.000 chiese e chiostri dei Paesi Bassi soltanto 4.000 sono, secondo i dati dell’iniziativa, sotto la tutela della protezione nazionale dei monumenti. Gli obblighi crescenti relativi alla manutenzione non possono essere accollati soltanto alle parrocchie, perché salvare gli edifici ecclesiastici è di interesse nazionale. Dell’iniziativa fanno parte, tra gli altri, un sindaco e un conservatore dei monumenti. Gli edifici ecclesiastici rappresentano l’espressione fisica della fede, si legge nella dichiarazione: essi riflettono le norme e i valori della civiltà occidentale. In molti casi rappresentano, come capolavori di grande valore architettonico, il cuore di città e paesi. Questo è valido anche quando essi non siano più utilizzati nella loro funzione originaria. I Paesi Bassi, come numerose altre nazioni occidentali, sono stati colpiti negli ultimi decenni da uno sviluppo che in alcune città ha raggiunto dimensioni drammatiche: la popolazione nel centro cittadino diminuisce, le comunità parrocchiali vengono unificate, i gruppi direttivi sia in ambito cattolico che evangelico si tirano fuori dalla gestione, vendendo gli edifici di culto in soprannumero. Si ha l’impressione che per molti responsabili delle direzioni ecclesiastiche siano più importanti i bilanci che non la tradizione della fede.