La meta è chiara

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C’era anche una delegazione di giovani italiani alle celebrazioni promosse dall’arcidiocesi di Cracovia per ricordare il I anniversario della morte di Giovanni Paolo II.

Ospite del card. Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, la delegazione, composta dai responsabili laici della Consulta nazionale della pastorale giovanile, ha partecipato ai momenti più intensi di questi giorni vissuti nel nome di Giovanni Paolo II: una celebrazione a Oswiecim, vicina al campo di Auschwitz, la veglia di preghiera nella cappella dell’episcopio della città, dove segretamente venne ordinato sacerdote l’allora seminarista Wojtyla, la Via Crucis, il suono alle 21.37 del 2 aprile, ora della morte del Papa, della campana Sigismondo, la più grande della Polonia.

Ma gli appuntamenti non sono finiti. Il Papa incontrerà come tradizione i giovani di Roma giovedì 6 aprile, in vista della celebrazione diocesana della Gmg. Domenica 9 aprile, infine, tutti i giovani si ritroveranno di nuovo in piazza San Pietro per partecipare alla Messa presieduta da Benedetto XVI (ore 9.30), nella quale la Croce che accompagna i raduni internazionali dei giovani sarà consegnata alla delegazione australiana. “L’esperienza vissuta a Cracovia dai giovani nasce per dare un servizio ai giovani stessi ripercorrendo l’esperienza cristiana dell’uomo, del prete e del vescovo Giovanni Paolo II che ha creato una relazione con loro, perché Giovanni Paolo II non ha detto cose diverse ma è stato capace di dire cose impegnative con un rapporto reciproco di stima, fiducia e affetto con il mondo giovanile dando un valore testimoniale alla Parole”.

Parole di don Paolo Giulietti, direttore del Servizio Cei per la pastorale giovanile, a Cracovia con una delegazione italiana di 30 giovani per celebrare il 1° anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Una due giorni intensa che ci ha fatto conoscere come e dove è vissuto il “nostro” Papa. La visita ad Oswiecim, vicino Auschwitz, nella mattina del sabato e nella casa natale di Giovanni Paolo ci ha fatto comprendere le difficoltà che ha avuto nell’esprimere e testimoniare la propria fede.

L’impressione avuta in questo soggiorno a Cracovia è che passato un anno in cui Giovanni Paolo II non è più tra noi, questa assenza si è fatta ancor più presenza tra i giovani. Le parole e la testimonianza di Giovanni Paolo II si stanno facendo accompagnamento per il mondo giovanile.

Lo abbiamo visto nella presenza dei giovani nella piazza dell’episcopio per la Via Crucis, ma lo abbiamo anche visto, con molta semplicità, nella gente polacca, che da molti giorni sostava davanti all’Episcopio con un cero per pregare per Giovanni Paolo II. “Mi ha colpito questa presenza silenziosa – dice Patrizio del Piemonte – ma assordante allo stesso tempo che fa comprendere quale ricordo i polacchi abbiano di Giovanni Paolo II che si è tramutato in una fede profonda”.

“I giorni vissuti a Cracovia sono una tappa del mio pellegrinaggio iniziato molti anni fa – racconta Sara delle Marche -. Il pellegrino è colui che ha davanti una meta, sa dove andare. In questo Giovanni Paolo II è stato un maestro soprattutto nell’accompagnamento. Non vogliono essere due giorni di ricordo nostalgico ma determinano la consapevolezza di un cammino che Giovanni Paolo II sta facendo ancora con noi, con la Chiesa, con Benedetto XVI”.

Nella veglia di sabato sera, il card. Stanislaw Dsiwisz, molto commosso, come noi del resto, ci ha ricordato come “Giovanni Paolo II abbia vissuto la propria vita alla continua presenza di Dio, del suo amore misericordioso. Egli è stato molto amato sin da primo momento, fin dal suo primo discorso introduttivo. È stato il Papa della gente comune, dei vicini come dei lontani, a tutti voleva bene”.

(04 aprile 2006)