L’ultimo viaggio

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Circa 30mila fedeli, molto raccolti, hanno seguito il 3 aprile in piazza San Pietro la messa in suffragio di Giovanni Paolo II per il primo anniversario della morte. L’omelia di Benedetto XVI è stata contrassegnata per due volte dagli applausi dei fedeli, molti dei quali provenienti dalla Polonia e vestiti con abiti tradizionali. La prima volta quando è stata ricordata la morte di Papa Wojtyla e la seconda durante il saluto ai pellegrini polacchi.

Nel ricordare la figura del suo predecessore Benedetto XVI ha usato il termine “compianto” e per due volte “amato”. La celebrazione è proseguita con la preghiera dei fedeli nella quale si è pregato anche per “i responsabili della vita sociale e politica, chiamati a compiere scelte e a prendere decisioni per i popoli e le nazioni”, per i giovani, “futuro e speranza della Chiesa” e per “coloro che vivono nella sofferenza, nella povertà e nella solitudine”. La liturgia è stata introdotta dal canto del “Requiem”, mentre durante la comunione è risuonato il salmo 129, “De profundis” (“Dal profondo”). “Olocausto” è l’espressione biblica, tratta dal libro della Sapienza (3,5-6), usata da Benedetto XVI per rileggere la missione e la figura del Servo di Dio Giovanni Paolo II. “Il termine – ha detto il Papa durante l’omelia della messa in suffragio del suo predecessore – fa riferimento al sacrificio in cui la vittima veniva interamente bruciata, consumata dal fuoco; era segno, pertanto, di offerta totale a Dio.

Questa espressione biblica ci fa pensare alla missione di Giovanni Paolo II, che ha fatto dono a Dio e alla Chiesa della sua esistenza e ha vissuto la dimensione sacrificale del suo sacerdozio specialmente nella celebrazione dell’Eucaristia. Egli non ha mai fatto mistero del suo desiderio di diventare sempre più una cosa sola con Cristo Sacerdote, mediante il Sacrificio eucaristico, sorgente di infaticabile dedizione apostolica. Alla base di questa offerta totale di sé stava naturalmente la fede”.

“Una fede convinta, forte e autentica, libera da paure e compromessi” quella di Papa Wojtyla, “che ha contagiato il cuore di tanta gente, grazie anche ai numerosi pellegrinaggi apostolici in ogni parte del mondo, e specialmente grazie a quell’ultimo viaggio che è stata la sua agonia e la sua morte”. Benedetto XVI ha poi accostato la figura di Giovanni Paolo II a quella dell’apostolo Giovanni, “il discepolo amato”. “Come l’Apostolo evangelista, anch’egli ha voluto prendere Maria nella sua casa”, ha affermato il Papa, che ha definito l’espressione “accepit eam in sua” (l’accettò in casa sua) “singolarmente densa”, poiché “indica la decisione di Giovanni di rendere Maria partecipe della propria vita così da sperimentare che, chi apre il cuore a Maria, in realtà è da Lei accolto e diventa suo. Il motto segnato nello stemma del Pontificato di Giovanni Paolo II, Totus tuus, riassume bene questa esperienza spirituale e mistica”.

“Cari fratelli e sorelle – ha concluso Papa Ratzinger – questa sera il nostro pensiero torna al momento della morte dell’amato Pontefice, ma al tempo stesso il cuore è come spinto a guardare avanti. Sentiamo risuonare nell’animo i suoi ripetuti inviti ad avanzare senza paura sulla strada della fedeltà al Vangelo per essere araldi e testimoni di Cristo nel terzo millennio. Ci tornano alla mente le sue incessanti esortazioni a cooperare generosamente alla realizzazione di una umanità più giusta e solidale, a essere operatori di pace e costruttori di speranza. Resti sempre fisso il nostro sguardo su Cristo, “lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8), che guida saldamente la sua Chiesa”.

(04 aprile 2006)