EUROPA DELL'EST
Dalla piccola Slovacchia alla grande Russia: i missionari di padre V.Javorka
“La Russia ha bisogno di apostoli pieni di zelo come Cirillo e Metodio. La nostra piccola nazione slovacca è chiamata a fornire preti buoni al popolo russo fino a quando i russi stessi non riusciranno a formare preti propri”. Sono parole di P.Vendelìne Javorka, il primo rettore del Pontificio Collegio ‘ Russicum’ fatto fondare a Roma da Pio XI nel 1929 con lo scopo di preparare sacerdoti cattolici di rito orientale per l’apostolato in Unione Sovietica, negli anni delle persecuzioni religiose. A 40 anni dalla sua morte, il gesuita slovacco (1882-1966) è stato ricordato in un simposio nei giorni scorsi al “Russicum”. Arrestato e condannato dal regime sovietico senza processo a 10 anni di lavori forzati – nel 1945, durante una missione in Romania – P.Javorka è stato riabilitato nel 1990 dalla procura dell’Urss come vittima innocente delle persecuzioni antireligiose.”Un martire della fede” lo ha definito il rettore del “Russicum” LOJZE CIKVIL .”Una di quelle persone- ha aggiunto l’ambasciatore slovacco alla Santa Sede DAGMAR BABCANOVA’ – che partite dalla Slovacchia per il mondo, hanno contribuito al suo miglioramento e alla sua umanizzazione”. IL PRIMO RETTORE.“Quando dopo il suo esame di maturità il giovane Vendelìne Javorka cominciava a riflettere sulla sua futura vocazione, un suo parente gli diceva: La nostra nazione ha bisogno di preti che vivono con la gente, non sono tanto necessari sacerdoti che restano dietro le mura dei chiostri . Vendelìn nel 1903 entrava nel noviziato della Compagnia di Gesù, ma come religioso non restò mai dietro le mura di chiostro”. Così padre JURAJ DOLINSKY, docente di Teologia al Pontificio Istituto Orientale, facendo un quadro sulla sua vita. Ordinato nel 1915, “dopo la prima guerra mondiale pensava, insieme a un mucchietto di gesuiti in Slovacchia, su quale strada fosse necessario camminare: istruzione della gioventù o missioni popolari. Javorka fu per quest’ultime”. Risalgono infatti al 1923 le prime missioni nella sua terra e nell’ex-Jugoslavia. Poi, nel 1925 fu chiamato dall’allora superiore generale dei Gesuiti perché si preparasse ad una missione fra il popolo russo e l’anno dopo lavorò tra i greco-cattolici in Slovacchia orientale e in Russia Subcarpatica. Fu in quell’anno che Pio XI si adoperò per creare a Roma il Pontificio Collegio “Russicum” nel quale si sarebbero dovuti formare i futuri sacerdoti per l’apostolato russo e a P. Javorka fu affidata la costruzione dell’edificio e la carica di rettore. GLI SLOVACCHI AL “RUSSICUM” . “Come buon missionario e ardente patriota slovacco, padre Javorka seppe attirare al Russicum e all’apostolato russo un buon numero dei suoi giovani compatrioti durante i primi anni dell’esistenza del Collegio”, ha ricordato padre CONSTANTIN SIMON , docente di Storia al Pontificio Istituito Orientale. “Questo spiega la significativa presenza di slovacchi tra i primi studenti. Nella scelta degli slovacchi come strumento dell’apostolato russo,infatti, Javorka vedeva la mano della Provvidenza: il piccolo popolo slovacco, grato per la fede ricevuta da Cirillo e Metodio, apostoli degli slavi, voleva assumere il compito di fornire preti buoni e devoti ai cristiani perseguitati nella grande Russia, impediti e non in grado di preparare servitori dell’altare”. Missionari alcuni dei quali avrebbero dato la propria vita nell’apostolato. Come Jean Andreevic Brincko Kellner, ricordato nel simposio: un giovane sacerdote che inviato in missione a Praga, fu arrestato e, in seguito fucilato, dai sovietici mentre tentava di attraversare la frontiera russa dall’Ungheria. Persecuzioni anche per Javorka, della cui vita sono state ripercorse le ultime sequenze: la missione in Romania, l’arresto con l’accusa di spionaggio in favore del Vaticano,la condanna senza processo e il passaggio tra i diversi lager dell'”arcipelago dei Gulag” incluso quello di Inta nel Circolo polare. IL RAMO BIZANTINO DELLA COMPAGNIA DI GESU’ . Ma il fervore per l’apostolato verso l’Oriente non si estinse con la morte del primo rettore del “Russicum”, sebbene “l’apertura del Collegio – ha illustrato padre CYRIL VASIL’ ,pro-rettore del Pontificio Istituto Orientale – e il suo affidamento alla direzione della Compagnia di Gesù nel ’29 fu significativo nella storia dell’impegno dei Gesuiti verso la Russia”. Un passo avanti fu “la costituzione formale, dopo la II guerra mondiale, del Ramo bizantino della Compagnia di Gesù”.”In un periodo in cui tutte le chiese cattoliche di rito bizantino si trovavano oltre la Cortina di ferro, – ha detto padre Cyril – l’idea di andare a fare il lavoro missionario in Unione sovietica ad un osservatore oggettivo potrebbe sembrare del tutto assurda. Proprio per questo è da ammirare il coraggio e la fede di una generazione di gesuiti che con slancio, amore e sacrificio si sono offerti in tale missione. Coraggiosi sognatori che si sono fatti avvocati di una causa che sembrava persa in partenza”.