DONNE

Per una casa accogliente

Teologhe di 20 Paesi europei per un contributo di laicità cristiana all’Europa

“Le donne europee sono una risorsa di laicità quanto mai significativa, oggi che la sfida multiculturale, multietnica e multireligiosa sta trasformando il volto delle nostre società. In un momento così delicato e impegnativo della crescita dell’Unione Europea, noi teologhe vogliamo interrogarci sul ruolo che la religione può giocare per promuovere un fecondo intreccio tra libertà di fede e laicità”. Cosi Marinella Perroni, presidente del Coordinamento teologhe italiane (Cti) ha spiegato il senso del 1° Convegno internazionale delle teologhe europee, nei giorni scorsi a Roma, sul tema “Teologhe: in quale Europa?”. Alle tre giornate organizzate dal Cti hanno partecipato 150 teologhe di 20 Paesi e di diverse tradizioni cristiane, con qualche rappresentanza ebraica e islamica. “Noi teologhe accettiamo la sfida di confrontarci con un’Europa Plurale – ha detto Perroni nel discorso inaugurale -. Non possiamo più pensare in un contesto monoculturale. Dobbiamo dialogare in una realtà plurima”. Dopo avere per secoli trasmesso la fede all’interno dell’istituzione familiare, ha concluso la biblista, “le donne sono preparate ad assumere maggiore responsabilità e autorevolezza nei diversi ambiti del sapere e del potere, nelle istituzioni civili e ecclesiali”. Da qui, il progetto di creare un Osservatorio europeo teologhe per l’interpretazione delle Scritture nelle tre religioni monoteiste – cristiana, ebraica, islamica -. ABITARE NELLA STESSA CASA. “Un convegno di teologhe, che rimette al centro il Dio che è amore, quale lo ha presentato nella sua prima enciclica Papa Benedetto XVI, per costruire insieme la comune casa europea in un cammino di verità, di dialogo, di giustizia e di pace”. Questo il pensiero e l’augurio di mons. BRUNO FORTE, arcivescovo di Chieti-Vasto e presidente della Commissione per la Dottrina della fede della Conferenza episcopale italiana. La metafora della “casa Europa” è tornata più volte. “Favorire il dialogo tra le donne serve a restituire alla teologia il ruolo di interlocutrice attenta alle istanze di trasformazione della vita sociale e contribuisce a rendere l’Europa una casa più abitabile”, ha detto MARINELLA PERRONI . Mentre la tedesca BARBARA HALLESLEBEN ha usato una provocazione: “Siamo le casalinghe che rendono accogliente la casa comune europea, quelle che accolgono l’ospite condividendo le gioie, i dolori, le ansie, le speranze”. ADRIANA VALERIO , presidente della Società europea delle donne per la ricerca teologica, ha parlato delle difficoltà delle teologhe europee: “il riconoscimento del loro valore, l’integrazione del loro impegno nell’organizzazione accademica, la visibilità del loro lavoro scientifico e pastorale”. Eppure – ha detto Valerio – c’è, in Europa, “una vivace presenza delle donne, che manifestano una sorprendente creatività interdisciplinare e una straordinaria capacità di trovare punti di osservazione e di incontro, al di là delle differenze”. DIO NON FA DISCRIMINAZIONI. “L’interpretazione delle Scritture in chiave maschilista è il risultato di un processo d’inculturazione e non ha alcun fondamento teologico. In questa prospettiva, uomini e donne hanno pari status”. Questo il pensiero della teologa cattolica norvegese KARI ELISABETH BØRRESEN. Nell’analisi della studiosa, “una errata interpretazione del testo biblico, per esempio, del principio per cui l’uomo è stato creato a immagine di Dio, dove l’uomo è inteso come maschio, ha rafforzato l’androcentrismo culturale ed ecclesiale”. E quindi, il suggerimento è di ripensare una “tradizione interpretativa millenaria” senza tralasciare “il dialogo con le altre religioni e, in particolare, con l’Islam”. Le teologhe delle tre religioni monoteiste hanno concordato sul dire che non vi è alcun androcentrismo nei testi sacri. “Dal punto di vista teologico – ha confermato la teologa musulmana indonesiana LILY MUNIR – l’Islam non è misogino. Per il Corano, nessun essere è superiore all’altro, uomini e donne sono uguali davanti a Dio e questo è un comandamento assoluto”. Nella tradizione si è affermata, però, una lettura maschilista del Libro sacro, fondata su “tre errati presupposti teologici: che Dio avesse creato prima l’uomo e la donna fosse un derivato ontologico, che la donna fosse stata creata dall’uomo e per l’uomo, che la donna fosse responsabile della cacciata da Paradiso terrestre”. Le stesse motivazioni sarebbero all’origine delle discriminazioni di sesso nella religione ebraica, secondo la filosofa ebrea FRANCESCA ALBERTINI : “Le diversità tra uomini e donne, nella Bibbia, non sono religiose o spirituali, ma sociali, politiche, giuridiche”. Ecco la necessità di un confronto sistematico tra le teologhe di diversa fede e cultura, perché – ha concluso la teologa italiana cattolica CETTINA MILITELLO – “le donne possono traghettare la comunità ecclesiale verso nuovi paradigmi di convivenza in un’Europa multietnica, multiculturale, multireligiosa, nel segno del dono e dell’accoglienza”.