CONSIGLIO D'EUROPA
Da un incontro in Vaticano a una visita a Strasburgo?
Un confronto “su questioni relative al dialogo interculturale e interreligioso” e sulle “relazioni tra la Santa Sede e il Consiglio d’Europa”. Sono questi i temi al centro dell’udienza privata concessa lunedì 3 aprile da Benedetto XVI a RENÉ VAN DER LINDEN , olandese, presidente dell’Assemblea parlamentare (Apce) dell’Organizzazione fondata nel 1949, cui aderiscono 46 Paesi. Al termine dell’incontro, Van der Linden ha consegnato “a Sua Santità una lettera, invitandolo a intervenire in Assemblea”. L’invito potrebbe avere eco durante la prossima seduta dell’Apce, in programma a Strasburgo dal 10 al 13 aprile. Nato nel 1943 a Eys-Wittem, Van der Linden è sposato e ha tre figli. Dopo gli studi alla Facoltà cattolica di economia di Tilburg, è stato docente di economia, funzionario pubblico e deputato, militando in formazioni cristiano-democratiche. Dal 1989 siede sugli scranni del Palais de l’Europe. Gianni Borsa, inviato Sir a Bruxelles e Strasburgo, lo ha incontrato. Presidente, la sua visita a Benedetto XVI aveva certamente un significato istituzionale. Ma, per un cattolico, non mancano in questi casi sensazioni personali… “Sì, è vero, per me si è trattato di una grande emozione, che mi ha toccato il cuore. Con il Papa abbiamo parlato di molte questioni, partendo dalla convinzione che la Chiesa cattolica svolga un ruolo essenziale nella nostra società e nella nostra Europa. Essa è portatrice di valore fondamentali e, in questo, è in piena sintonia con il Consiglio d’Europa, che è appunto una comunità di valori, impegnata a favorire la democrazia, il rispetto dei diritti umani e lo stato di diritto”. Fin dalla sua fondazione, il CdE ha conferito prioritaria rilevanza al rispetto delle diverse culture e fedi religiose presenti sul continente. E’ stato uno dei temi del confronto con il Santo Padre? “La nostra Assemblea parlamentare è il solo forum in Europa in cui sono presenti tutte le espressioni culturali, le tradizioni, le religioni. Si tratta di un elemento strategico in questa fase di rapida trasformazione della società europea e se n’è fatto cenno durante la visita. Un altro aspetto su cui ci siamo soffermati è la necessità di costruire un’Europa solidale e il Papa ha insistito sulla urgenza di dare ai giovani solide prospettive per poter formare una famiglia, nel campo della formazione e del lavoro”. Altri argomenti di cui avete parlato? “Ci si è soffermati sui temi internazionali, a cominciare dal sostegno che occorre dare ai Paesi poveri. Altro argomento è stata la prossima presidenza della Russia, a partire da maggio e per un semestre, nell’ambito del CdE. Un appuntamento importante, perché è la prima volta che Mosca guida una istituzione internazionale di questo tipo. La Russia è un gigante in ogni senso, ha una storia e una cultura ricchissime; ci sarà dunque l’opportunità di mettere in gioco questi elementi per ampliare le basi della democrazia e della reciproca comprensione in Europa”. E a proposito dei rapporti tra CdE e Vaticano? “Da diversi anni la Santa Sede è osservatore presso il Consiglio d’Europa. Io sono convinto che essa apporti un rilevante contributo di taglio etico e valoriale ai lavori dell’Organizzazione. Siamo di fronte a una presenza positiva, costruttiva, che non è preoccupata di rappresentare interessi politici, ma piuttosto di dar voce a milioni di credenti e di ricondurre ogni discussione attorno al rispetto dell’uomo, alla dignità della vita umana, al valore della pace e del dialogo tra i popoli”. Lei ha consegnato a Benedetto XVI una lettera di invito a Strasburgo; anche il suo predecessore, Giovanni Paolo II, rivolse un discorso in questa sede nell’ottobre 1988. Ha avuto una risposta dal Papa? “Non una risposta certa, né tanto meno una data. Ma devo dire che il Papa ha avuto una espressione positiva ricevendo l’invito. Sarebbe bello se accettasse! A Strasburgo si ricorda ancora l’intervento di Giovanni Paolo II, un costruttore dell’unità continentale. Mi pare sia positivo anche il fatto che quando ho proposto ai presidenti dei gruppi politici presenti in Assemblea di invitare ufficialmente il Papa, ho avuto risposta concorde e unanime”. Un’ultima domanda. Si parla frequentemente, in questo periodo, di una situazione di impasse per l’integrazione europea. Quale può essere il ruolo del CdE? “Il Consiglio d’Europa può portare un contributo legato ai suoi scopi statutari, di cui parlavo prima, a cominciare dalla democrazia e dal rispetto, in ogni angolo del continente, dei diritti umani. Ovviamente in una fase come questa, un impulso specifico può giungere proprio dal confronto sereno tra le varie forme ed espressioni culturali e tra le diverse religioni presenti in Europa, costruendo una collaborazione che poggia sui valori oltre che sulle questioni concrete”.