DISABILITA'
Una raccomandazione del Consiglio d’Europa per migliorare la vita delle persone disabili
Migliorare la qualità della vita delle persone disabili da qui al 2015: è l’obiettivo del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha adottato nei giorni scorsi una raccomandazione, rivolta ai 46 Stati membri, intitolata “Piano d’azione per la promozione dei diritti e della piena partecipazione delle persone disabili alla società: migliorare la qualità della vita delle persone disabili in Europa 2006 – 2015”. Il Piano d’azione del Consiglio d’Europa per le persone disabili – che sarà lanciato ufficialmente nel mese di settembre 2006 in occasione di una conferenza europea a San Pietroburgo sotto la presidenza russa – mira a integrare gli obiettivi del Consiglio d’Europa relativi ai diritti umani, la non discriminazione, le pari opportunità, la cittadinanza e la piena partecipazione delle persone disabili per i prossimi dieci anni. Promuove, inoltre, il passaggio da un approccio alla disabilità come una questione relativa alla salute ad un approccio basato sulla dimensione sociale e dei diritti umani: dal “paziente” al “cittadino”. In Europa le persone disabili rappresentano il 10-15% della popolazione. Ecco alcuni suggerimenti contenuti nella raccomandazione del Consiglio d’Europa. 15 DIRETTIVE DI AZIONE. Il Piano vuole essere innanzitutto “uno strumento pratico per concepire e migliorare le strategie al fine di pervenire ad una piena partecipazione delle persone disabili alla società e mirare all’integrazione delle questioni relative all’handicap in tutti gli ambiti di azione dei Paesi membri”. Raccomanda perciò azioni specifiche da intraprendere a livello nazionale. Ad esso potranno ispirarsi anche imprese private, organizzazioni non governative ed altre organizzazioni internazionali. Permetterà di attuare strategie e programmi in tutti gli ambiti fondamentali della vita delle persone disabili, identificati in 15 linee d’azione. Tra queste, la partecipazione alla vita politica e alla vita culturale, i settori dell’informazione e comunicazione, dell’educazione, il lavoro e la formazione professionale, la vita nella società, la salute, i trasporti, la protezione contro le violenze e gli abusi, la protezione sociale e giuridica. Particolare attenzione viene data alle donne e alle ragazze con disabilità, alle persone disabili che hanno bisogno di assistenza elevata, ai bambini e giovani, all’invecchiamento delle persone disabili, alle persone con handicap che appartengono a minoranze come quella dei Rom o sono immigrate in Europa. PIENA AUTONOMIA E PARTECIPAZIONE. La partecipazione alla vita politica, ad esempio: “Le persone disabili – raccomanda il Consiglio d’Europa – devono avere la possibilità di influire sui destini della collettività di cui fanno parte. Per questo è importante che possano esercitare il loro diritto di voto e partecipare alle attività politiche e pubbliche”. L’accesso all’informazione, invece, “costituisce un presupposto indispensabile”. Qui si consiglia “ai fornitori pubblici e privati di informazione e comunicazione che tengano conto dei bisogni delle persone disabili e fare il necessario perché possano ricevere e comunicare informazioni alla pari con gli altri membri della società”. Anche l’accesso all’educazione è “un fattore essenziale d’integrazione sociale e di indipendenza”. “L’educazione – si legge nel testo – deve essere presente in tutte le tappe della vita, dall’asilo nido alla formazione professionale e deve comprendere la formazione permanente lungo tutto il corso della vita. Le strutture scolastiche ordinarie e quelle speciali per i disabili, dovrebbero essere incoraggiate a lavorare insieme per sostenere le persone disabili. L’integrazione nelle strutture ordinarie può contribuire a sensibilizzare le persone non disabili a comprendere meglio la diversità umana”. Riguardo all’impiego, all’orientamento al lavoro e alla formazione professionale, il Consiglio d’Europa auspica “leggi, provvedimenti e servizi per offrire possibilità di ottenere e conservare un posto di lavoro”. Importante anche l’applicazione dei principi condivisi per creare ambienti senza barriere architettoniche e la creazione di trasporti accessibili, primi passi verso l’autonomia e la partecipazione attiva alla società.CONTRO VIOLENZE E ABUSI. Particolare attenzione, tra l’altro, viene chiesta per proteggere le persone disabili da violenze e abusi, perché “sembra che il numero delle vittime sia proporzionalmente più alto rispetto all’insieme della popolazione”. Fatto che diventa ancora più grave tra le donne con disabilità. “I governi – raccomanda il Consiglio d’Europa – devono fare tutto ciò che è in loro potere per attuare i più solidi meccanismi di protezione e di salvaguardia possibili, anche se non possono garantire la scomparsa degli abusi”. Tra i mezzi per prevenire c’è l’educazione ai diritti delle persone con disabilità. I Paesi membri sono anche invitati a fare opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica tramite i media e altre iniziative di comunicazione, per “cambiare il modo in cui l’handicap e le persone con disabilità vengono percepite”.