FRANCIA

In ascolto dei giovani

La crisi sociale del Paese al centro dell’Assemblea plenaria dei vescovi

L’assemblea plenaria dei vescovi francesi si è aperta a Lourdes il 4 aprile, proprio nel giorno in cui la Francia ritornava per la seconda volta in piazza per manifestare contro i contratti di primo impiego (Cpe). Le notizie da Parigi hanno parlato di settecentomila manifestanti solo nella capitale. L’analisi della “crisi sociale” del Paese non poteva quindi non essere tra i temi in agenda in assemblea. I vescovi hanno dedicato al problema parte dei lavori ai quali è intervenuto anche il sindaco (socialista) di Mulhouse, Jean-Marie Bockel, cercando di spiegare all’episcopato la crisi non solo dei giovani ma anche quella politica e sociale che sta attraversando la Francia, un paese – ha detto – che “sta rischiando di diventare il grande malato dell’Europa”. Il sindaco ha lamentato soprattutto l’assenza di politiche per l’immigrazione e interventi di integrazione “degni di questo nome” ed ha esortato i cattolici a dare il loro contributo perché – ha detto – grazie “alla loro capacità di dialogo e la loro comprensione per le tematiche sociali”, le comunità cristiane possono giocare un ruolo “esemplare nei quartieri popolari delle grandi città”. Oltre alla questione sociale, i vescovi hanno affrontato un altro aspetto della vita ecclesiale del Paese che sta preoccupando molto i vescovi, e cioè la questione della accoglienza nelle diocesi dei “gruppi tradizionalisti” (gruppi legati a Roma) ed eventualmente dei “gruppi integralisti” (come i lefebvriani, in rottura con la Chiesa cattolica) dal momento in cui papa Benedetto XVI sta aprendo vie di dialogo in questa direzione. I lavori si sono svolti a porte chiuse. Riportiamo, in sintesi, le parole con le quali il card. Jean-Pierre Ricard, presidente della Conferenza dei vescovi francesi, ha presentato le conclusioni dell’assemblea di Lourdes. CPE: DALLA PARTE DEI GIOVANI . Nessun “giudizio tecnico” che ciascuno è libero di dare sul Cpe. Il problema che sta a cuore dei vescovi francesi, è la “portata simbolica” delle manifestazioni e cioè “la percezione” da parte dei giovani di essere vittime “a torto o a ragione di una discriminazione negativa”. I giovani, cioè, “sanno che, oltre alla difficoltà di trovare un lavoro stabile, non potranno beneficiare di un livello di vita pari a quello dei loro genitori”. Nelle sue conclusioni, il card. Ricard parla di “crisi profonda” ma fa notare che non da oggi la Francia ne è vittima. Già lo scorso ottobre, le “violenze urbane” che avevano messo a fuoco le periferie delle città, erano la manifestazione di una “sofferenza” e cioè il rifiuto dei giovani, in gran parte immigrati, di essere vittime “della discriminazione e della marginalizzazione”. “Oggi – ha proseguito Ricard – la contestazione contro il Cpe è di nuovo espressione della sofferenza dei giovani, ma questa volta si manifesta nel campo degli studi e dell’entrata nel mondo del lavoro. Non possiamo non ascoltare questa sofferenza, questa angoscia dei giovani di fronte al futuro”. Le contestazioni e gli scioperi sono però- a parere dell’episcopato francese – anche manifestazione di una “forte crisi della politica e della rappresentanza. Le divisioni della classe politica e gli atteggiamenti, troppo spesso da primi attori in vista del palcoscenico elettorale, accentuano questo discredito”. I vescovi invitano quindi la classe politica del paese ad agire per “il bene generale. Solo una tale presa di coscienza potrà permettere al nostro paese di fare le riforme necessarie per affrontare gli anni che verranno”. All’azione politica, però, occorre anche affiancare un’opera educativa perché il malessere dei giovani “tocca più profondamente le ragioni del vivere”. “GRUPPI TRADIZIONALISTI“. Innanzitutto le statistiche: le indagini parlano di 35 mila fedeli “integralisti” e di 45 mila tradizionalisti. I primi non sono in comunione con Roma, come i lefebvriani. I secondi invece sì. Entrambi – una popolazione quindi di circa 80 mila persone – celebrano secondo la liturgia tridentina, e quindi pre-conciliare. Da 15 anni – ha ammesso il card. Ricard – “la situazione è molto cambiata”. Il presidente dei vescovi francesi parla di nuove adesioni, di nuove vocazioni sacerdotali nei seminari gestiti da questi gruppi, di scuole private. Finora la questione era gestita singolarmente dai vescovi a livello diocesano. Oggi occorre affrontare insieme la questione, cercando “un quadro generale di riferimento” ed una serie di raccomandazioni comuni in caso di accoglienza di questi gruppi in diocesi. Per questo motivo, il Consiglio permanente ha chiesto ad un piccolo gruppo di lavoro di presentare all’Assemblea di novembre un testo di riferimento su questa questione. Ricard ricorda il processo di dialogo avviato da Benedetto XVI con la Fraternità San Pio X, nello spirito evangelico del “ che tutti siano uno“. “Questa comunione – ha detto il cardinale – deve essere ricercato nella carità e nella verità. La carità implica che si deve cercare di conoscersi e comprendersi”. La verità chiede invece che “si faccia chiarezza suo nostri punti di dissenso”.