3ª AEE

Per la piena e visibile unità

Il punto sulla preparazione della terza assemblea ecumenica europea (Sibiu, 4-8 settembre 2007)

“Lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo”: il “prioritario impegno” assunto da BENEDETTO XVI all’inizio del pontificato, è stato ribadito dal Papa nel corso dell’incontro con i 150 delegati di Chiese, Conferenze episcopali, comunità e organismi ecumenici di tutta Europa, convenuti a Roma dal 24 al 27 gennaio scorso per la “prima tappa” della Terza Assemblea ecumenica europea (Aee3, Sibiu- Romania, 4-8 settembre 2007), definita dal Pontefice un “pellegrinaggio ecumenico”. TESTIMONIARE LA FEDE. “Mi auguro – aveva proseguito Benedetto XVI – che ogni tappa di questo pellegrinaggio sia segnata dalla luce di Cristo e che la prossima Assemblea ecumenica europea possa contribuire a rendere più consapevoli i cristiani dei nostri Paesi circa il dovere di testimoniare la fede nell’odierno contesto culturale, spesso segnato dal relativismo e dall’indifferenza. È questo un servizio indispensabile da rendere alla Comunità europea, che in questi anni ha allargato i suoi confini”. “Perché sia fruttuoso il processo di unificazione che ha avviato, l’Europa ha bisogno di riscoprire le sue radici cristiane, dando spazio ai valori etici che fanno parte del suo vasto e consolidato patrimonio spirituale” aveva concluso il Pontefice, rammentando che tocca ai “discepoli di Cristo” aiutare “l’Europa a prendere coscienza di questa sua peculiare responsabilità nel consesso dei popoli”. NOVE FORUM PER TRE AMBITI. Una riflessione, quella del Papa, rilanciata da mons. ALDO GIORDANO, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). “Nel corso dell’assemblea di Sibiu – spiega mons. Giordano al Sir – sono previsti nove forum, raggruppati in tre ambiti ad ognuno dei quali verrà dedicata una giornata: la prima incentrata sull’ecumenismo (unità, testimonianza, spiritualità); la seconda sull’Europa (unificazione europea, religioni, migrazioni); la terza sul rapporto tra Europa e mondo (creato, giustizia, pace)”. All’indomani dell’incontro dei coordinatori della preparazione dei forum, tenutosi nei giorni scorsi a Ginevra, il segretario generale Ccee auspica che questi temi “siano oggetto di riflessione negli incontri a livello nazionale e locale in programma da Pentecoste 2006 fino alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2007”. “I frutti di questa riflessione – spiega ancora – verranno raccolti e utilizzati per elaborare un testo base sul quale potranno lavorare i delegati in assemblea”. Come sta procedendo la preparazione all’appuntamento di Sibiu? “Vi è un diffuso dinamismo – risponde mons. Giordano – di cui stiamo già vedendo alcuni frutti. Tra questi, l’incontro nazionale che la Chiesa cattolica, la Metropolia ortodossa e la Federazione delle Chiese evangeliche promuovono in Italia il prossimo mese di giugno; il documento di lavoro legato al proprio territorio, predisposto dalle Chiese in Germania; il progetto di incontri transfrontalieri al quale si sta lavorando in Francia; il programma di incontri in Scandinavia e nell’area dei Balcani, in particolare a Belgrado, tra cattolici e ortodossi. Abbiamo notato, inoltre, come in Romania, Paese che ospiterà la Aee3, anche l’opinione pubblica cominci ad essere coinvolta”. INTEGRAZIONE EUROPEA. Per il metropolita GENNADIOS DI SASSIMA, del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, “è fondamentale che le Chiese in Europa riconoscano i valori della propria identità confessionale, che non dovrebbero essere un ostacolo per il dialogo, ma piuttosto costituire il fondamento per essere aperti a stimare le altre tradizioni cristiane”. “Poiché – osserva DANIEL, metropolita di Moldavia e Brucovina – l’Europa delle guerre militari e di religione, delle lotte e delle divisioni delle Chiese ha spesso oscurato la luce del Vangelo, è ancora più necessario oggi lavorare per il dialogo, la riconciliazione, la cooperazione e la comunione tra le Chiese e i popoli”. Daniel tuttavia avverte che “la natura umana è fragile e limitata”. Di qui “il principale dovere delle Chiese in Europa: non considerare il nostro continente come autosufficiente” e non bisognoso della “luce di Cristo”. Secondo il pastore RÜDIGER NOLL ( Kek ), “la testimonianza più forte che le Chiese possono dare oggi in Europa è come gestire le diversità”. “L’integrazione europea è un tema nell’agenda delle Chiese” afferma, chiedendosi se “la visione di casa comune europea presentata nel Documento finale di Basilea sia, a distanza di quasi vent’anni, ancora valida” o, “in un contesto sostanzialmente cambiato, vi sia bisogno che le Chiese, nel corso della Aee3, elaborino una nuova visione” del continente e delle sue regole, in particolare in materia di diritti umani, sullo sfondo della Charta Oecumenica , “strumento importante per le Chiese” e possibile “modello per l’Europa”.