3ª AEE
Le tre assemblee ecumeniche europee: Basilea 1989, Graz 1997, Sibiu 2007
“Che i cristiani ritrovino in Cristo crocifisso e risorto, cuore della fede, luce per il cammino ecumenico e per offrire il proprio contributo alle sfide europee della secolarizzazione, dell’incontro tra culture e religioni, dell’unificazione europea e del confronto tra l’Europa e gli altri continenti”. Questo, spiega al Sir mons. ALDO GIORDANO , segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), il duplice obiettivo del cammino di preparazione alla Terza Assemblea ecumenica europea (Aee3) che si svolgerà a Sibiu, in Romania, dal 4 all’8 settembre 2007 sul tema “La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento ed unità in Europa”. L’incontro di Sibiu è la terza tappa di un percorso iniziato nel 1989 a Basilea con la Aee1 e proseguito con la Aee2 di Graz nel 1997. Un cammino ecumenico di cui presentiamo i tratti più significativi. DA VANCOUVER A BASILEA. Il processo della Aee1 (Basilea, Svizzera, 15-21 maggio 1989) fu avviato dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek, che riunisce in Europa Chiese protestanti, ortodosse, anglicane e vetero-cattoliche) come risposta all’invito emerso dall’Assemblea del Consiglio ecumenico della Chiese che, riunitosi a Vancouver, in Canada, nel 1983, aveva esortato tutte le Chiese ad avviare “un processo conciliare di impegno per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato”. La Kek incoraggiò in tal senso le proprie Chiese membri ed invitò il Ccee a partecipare all’iniziativa. Dopo un attento discernimento, il Ccee accolse l’invito ed insieme alla Kek iniziò a lavorare per la preparazione dell’assemblea di Basilea. PACE NELLA GIUSTIZIA fu il tema della Aee1, che si aprì il 15 maggio 1989 (lunedì di Pentecoste) e si concluse il 21 maggio (domenica della SS.Trinità). Vi parteciparono 700 delegati da tutti i Paesi europei, rappresentanti dei massmedia e migliaia di visitatori. La Aee1 favorì il primo incontro dei cristiani di tutta Europa dal tempo del grande scisma tra Oriente e Occidente del 1054. Convegno di studio e, al tempo stesso, raduno ecclesiale, “si svolse in un clima di solidarietà e speranza cristiana – osserva VIOREL IONITA, della Kek – che lasciò in tutti i partecipanti una profonda traccia e fece nascere spontaneamente la fiducia”. “Molti – sottolinea ancora Ionita – affermano che soprattutto le Chiese d’Oriente trovarono qui lo slancio per entrare nei movimenti per la libertà e la democrazia. Fu proprio nel 1989 – prosegue – che il governo ungherese aprì i propri confini verso l’Austria, e che le Chiese nella Germania orientale giocarono un ruolo centrale nel movimento non violento che portò alla caduta del muro di Berlino”. Tre le principali indicazioni emerse dai lavori: dedicare ogni anno un periodo di 8-10 giorni di preghiera, discussione e azione per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato; costituire un gruppo di lavoro ecumenico per promuovere il processo dopo Basilea; tenere una seconda assemblea ecumenica. RICONCILIAZIONE E DIALOGO. Nel febbraio 1995 il Ccee e la Kek iniziarono a lavorare per questa seconda assemblea, programmata per il 1997 sul tema “Riconciliazione: dono di Dio e sorgente di vita nuova”. La Aee2 si tenne a Graz, in Austria, dal 23 al 28 giugno 1997, con il proposito di essere, si legge nella lettera di invito, “una riunione di tutto il popolo di Dio e di tutti i popoli della nostra società”. Oltre ai 700 delegati ufficiali delle 124 Chiese membri della Kek e delle 34 Conferenze espiscopali del Ccee, seguirono i lavori anche 150 rappresentanti di organismi ecclesiali ed ecumenici, ospiti da altri continenti e comunità religiose, e più di 10mila cristiani provenienti da tutta Europa. “Dialogo” fu il termine chiave dell’assemblea che adottò un Messaggio finale, un Testo base con le dichiarazioni fondamentali e le Raccomandazioni operative. VERSO LA CHARTA OECUMENICA. La seconda di queste Raccomandazioni operative invitava tutte le Chiese in Europa a “redigere un documento comune che contenga i diritti e i doveri ecumenici fondamentali e a dedurne una serie di direttive, regole e criteri che possano aiutare le Chiese, i loro responsabili e tutti i loro membri a distinguere tra proselitismo e testimonianza cristiana, nonché tra fondamentalismo e autentica fedeltà alla fede, e a configurare, infine, in spirito ecumenico le relazioni tra le Chiese maggioritarie e le Chiese minoritarie”. Per Ionita “questa raccomandazione fu il punto di partenza del processo di redazione della Charta Oecumenica , che può essere considerata l’iniziativa più importante nata dalla Aee2 e che venne firmata all’incontro ecumenico di Strasburgo il 22 aprile 2001″. “È necessario rafforzare la collaborazione tra la Kek e il Ccee e realizzare ulteriori assemblee ecumeniche europee” si legge al quarto punto della Charta che, conclude Ionita, costituisce la “cornice per il processo verso la Aee3 e per l’assemblea stessa”.