TRENTINO ALTO ADIGE
Provincia di Bolzano: un piano sociale per prevenire disagio ed emarginazione sociale
È la responsabilità personale del cittadino il motivo conduttore del Piano sociale 2006/2008 della Provincia di Bolzano che, giunto alla seconda edizione e approvato in prima lettura, sarà licenziato entro giugno. Suddiviso in cinque sezioni, il documento attribuisce importanza prioritaria alla prevenzione, al principio della sostenibilità e della sussidiarietà orizzontale.Tre le sfide individuate: l’invecchiamento della popolazione, la globalizzazione e l’individualizzazione sociale, l’immigrazione. Quattro, invece, gli obiettivi principali: assicurare l’assistenza, rafforzare le famiglie, lottare e prevenire il disagio materiale e l’emarginazione sociale, migliorare l’efficienza dei sistemi d’assistenza.Il Piano pone, inoltre, particolare attenzione alla descrizione della struttura dell’area non profit e dei rapporti esistenti fra pubblico, servizi privati e società. L’elemento chiave è costituito dagli interventi che andranno realizzati nei prossimi anni. Dato il valore del documento, la Giunta provinciale ha avviato un percorso di confronto sul territorio attraverso degli incontri informativi che sono stati l’occasione per raccogliere le osservazioni di partner sociali, Comuni, Comunità comprensoriali e Aziende sanitarie.Cittadini responsabili . “Ogni cittadino adulto può e deve provvedere autonomamente e in piena responsabilità a se stesso e ad eventuali familiari a suo carico. Solo quando non esiste più una possibilità di autonomia individuale, indipendenza e partecipazione sociale, la società è tenuta ad intervenire”. Concetti che definiscono, sin dall’introduzione, la linea seguita nell’elaborazione di strategie e interventi del nuovo Piano sociale.Con una presa in carico di responsabilità da parte della politica sociale nel “creare o rafforzare le condizioni di contorno che consentono al cittadino di aiutarsi da sé”. Il che significa che la Provincia cercherà “di affrontare le situazioni di svantaggio ed emarginazione esistenti o di combatterle prima del loro insorgere con adeguati interventi di prevenzione”. Ed è proprio alla prevenzione che si vuole dare importanza prioritaria per affrontare i problemi sociali quanto prima possibile, quando cioè non si sono ancora prodotti quei danni rilevanti che possono essere rimossi o limitati solo con grande dispendio di energie e mezzi.L’occupazione assume un’importanza strategica in questo senso. “il Piano conferma che le persone devono essere messe in grado di far fronte ai propri bisogni attraverso il loro lavoro – afferma Mauro Randi, direttore della Caritas della diocesi di Bolzano-Bressanone – e spinge molto su questa misura, salvo lasciare scoperta quella fascia di persone che dispone di pochi strumenti intellettuali e professionali e che, di conseguenza, possono ambire solo a lavori bassa qualifica per i quali non c’è grande richiesta. Penso ad esempio a sinti, rom, ex carcerati: per loro bisogna fare uno sforzo maggiore per attivare percorsi lavorativi”. Volontariato e solidarietà. Altro tema forte del programma, la sussidiarietà orizzontale, scelta basata sulla convinzione che le sfide connesse con la politica sociale possono essere affrontate soltanto in stretta collaborazione tra il settore pubblico, quello privato e la società. “Ritengo sia necessario vigilare – afferma il direttore della Caritas diocesana – affinché il richiamo alla sussidiarietà non venga introdotto solo a fini di risparmio, come certe logiche di esternalizzazione dei servizi sociali farebbero supporre. Per riuscire a realizzare l’espressione più completa di questo principio, al quale tutti tendono, servono anche risorse economiche”.”Anche la pressione sul volontariato – secondo Randi – va controllata: un volontario deve poter offrire qualcosa in più rispetto a ciò che il servizio pubblico deve assicurare. Quelli che dobbiamo garantire, infatti, sono innanzitutto i diritti delle persone. A 40 anni dal Concilio, Non sia dato per Carità ciò che spetta per giustizia è un forte stimolo per la Chiesa ad essere presente col proprio apporto critico alla definizione del Piano, che doveva puntare di più sulla formazione alla solidarietà quale scelta consapevole di vicinanza a chi fa fatica”. Una fatica, aggiunge il direttore della Caritas, “che può toccare chiunque: l’esclusione sociale non è che l’ultima tappa di un percorso spesso connotato da perdita del lavoro, crisi familiari, situazioni di indebitamento, disagio psichico e così via”. Equilibrio famiglia-lavoro. Per sostenere il nucleo portante della nostra società, dunque, il Piano, oltre a prevedere un supporto materiale per le famiglie con figli a carico e interventi di educazione e consulenza, si pone l’obiettivo di migliorare l’offerta infrastrutturale e i servizi nel campo dell’assistenza alla prima infanzia, non ancora adeguati al fabbisogno. La volontà dichiarata è quella di permettere ai genitori di raggiungere un equilibrio tra la famiglia e il lavoro. a cura di Fernanda Scarmagnan(21 aprile 2006)