rassegna delle idee
Europa: una riflessione nell’ultimo numero di Flourish
“Papa Benedetto esorta i cristiani d’Europa, oggi in minoranza, a divenire una minoranza creativa vivendo concretamente il Vangelo. Non sarebbe la prima volta, nella sua storia, che l’Europa viene salvata da una minoranza creativa. Solo in questo modo” il vecchio continente “può avere un futuro”. Ne è convinto PAT REILLY che, dalle colonne del numero di aprile di “Flourish”, mensile dell’arcidiocesi di Glasgow, traccia una fotografia dell’Europa e del suo possibile futuro chiedendosi, innanzitutto, se di fronte alla cruciale e significativa questione della denatalità, l’Europa, sempre più vecchia, un futuro lo voglia veramente. UNA VITTORIA DI PIRRO. “Nel 1900 – annota Reilly – gli occidentali costituivano il 30% della popolazione mondiale; nel 2025 saranno solo il 10%. Un dato che sembra confermare l’ipotesi di Benedetto XVI secondo cui l’Europa è malata di uno strana perdita di desiderio di futuro”. Per l’autore dell’articolo, “considerati un tempo sorgente di speranza e fiducia nella vita che va oltre la nostra, oggi i figli sono sempre più visti come ostacolo e peso”, “una minaccia per il presente come se togliessero qualcosa alle nostre vite”; “potenziali rivali, concorrenti che si possono eliminare prevenendone la nascita”. Ma si tratta, osserva Reilly, di “una vittoria di Pirro” poiché l’età media degli europei si innalza progressivamente” e chi “parla del peso dei figli, una volta andato in pensione, sperimenterà l’onere, ancora più pesante, della scarsità dei giovani”. CHE COS’E’ L’EUROPA? Questo l’interrogativo posto dal giornalista, che la definisce “essenzialmente, un concetto storico e culturale, un’entità spirituale unita da ideali comuni”. Diversamente, rimarca, “non è nulla, e questo è precisamente il rischio che oggi corre”; quel rischio, già preconizzato da Paul Valery, di ridursi a “piccola e insignificante penisola all’estremità del continente eurasiatico”. Sottolineando che “la grandezza storica” dell’Europa “è indissolubilmente intrecciata con la cristianità, la religione – afferma Reilly – è un tratto caratteristico centrale, anzi il tratto caratteristico principale della sua civiltà”. Oggi, “in una sorta di suicidio culturale, l’Europa moderna, in particolare la cultura antireligiosa, si è rivoltata contro quella religione che ha fatto di lei una grande civiltà. In un impeto d’odio contro se stessa, ha rigettato” ciò “cui deve la propria esistenza”. Eppure, annota l’autore dell’articolo, nel mondo si assiste ad un generale risveglio religioso di cui “la testimonianza più clamorosa è la ripresa dell’islam, il cui obiettivo non è la modernizzazione dell’islam ma l’islamizzazione della modernità” come “reazione al relativismo morale e al permissivismo” imperanti in Occidente. Per Reilly, “ciò spiega perché molti asiatici e quasi tutti i musulmani considerano l’Europa materialista, corrotta, culturalmente e socialmente decadente”. IL VASO VUOTO. Al di là della sua facciata apparentemente imponente, “l’Europa è stata minata dall’indebolimento del suoi componente principale, il cristianesimo, attraverso una deliberata politica di sabotaggio e tradimento partita dal suo interno – prosegue Reilly -. Ponendosi come multiculuralisti, i nemici del cristianesimo” ne hanno “pesantemente attaccato i contenuti più importanti: il matrimonio, la famiglia, la dignità della persona umana che discende da Dio”. Per il giornalista “non è quindi un caso che il declino europeo coincida con il rifiuto della nostra eredità religiosa. Per molti anni – annota – abbiamo vissuto nel profumo di un vaso vuoto, dissipando il prezioso capitale morale così dolorosamente ed eroicamente accumulato lungo i secoli cristiani. Di qui l’odierna bancarotta morale, il deserto spirituale nel quale viviamo”. Per Reilly “il trionfo occidentale nella guerra fredda ha condotto non al potere, ma alla spossatezza”. “Comportamenti antisociali, crimine, droga, crisi della famiglia, diffusione dell’aborto, patologie sessuali, permissivismo”: questi i tratti del declino morale che attraversa l’Europa, conseguente a “scelte errate, operate in nome della tecnologia, del nazionalismo e del militarismo, ma tuttavia correggibili”. “L’eredità religiosa può essere reclamata e l’Europa risollevata”: “una nuova Europa rinata dall’energia di minoranze creative e individui straordinari” è la visione proposta da Reilly, ciò cui “esorta Benedetto XVI”, l’unico modo “per restituire al continente un futuro”.