Dal video al volto

COMUNICAZIONE DELLA FEDE: INCONTRI

Comunicare la fede oggi comporta anche l’utilizzo di diversi strumenti e canali. Una possibilità è data da Internet. Non a caso, il Centro regionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale siciliana ha istituito il primo premio “webmaster siti cattolici”. L’iniziativa si rivolge ai webmaster che curano siti di parrocchie, associazioni e gruppi cattolici che hanno sede in Sicilia e, a discrezione della Commissione, anche fuori Regione. Presidente della giuria è mons. Franco Mazza, vicedirettore dell’Ufficio Cei delle comunicazioni sociali. Chiediamo a don Carmelo Petrone, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali di Agrigento e membro della giuria del premio, un parere sulle nuove frontiere dell’evangelizzazione. La comunicazione della fede si fonda su un rapporto personale e all’interno di una comunità: non si corre oggi il rischio di avere sempre più “video” e sempre meno “volto”?

“È indubbio che la comunicazione in rete declini, oggi, relazioni altre rispetto a quelle reali. Il computer è diventato il mezzo per accedere a un nuovo tipo di comunità: le comunità virtuali on-line. Si delinea, così, un nuovo tipo di spazio che non è possibile inquadrare in nessuna equazione fisica. La consapevolezza di questi nuovi paradigmi comunicativi obbliga la Chiesa a posizionarsi su nuove modalità di annuncio, che sappiano incontrare gli uomini d’oggi. Il rischio di vedere sempre più video e sempre meno volti c’è! Per questo, è utile ribadire che un conto è parlare di comunicazioni virtuali che possono favorire delle relazioni, degli incontri, degli itinerari di ricerca e di fede; e altro è presupporre che la rete, o qualsiasi altro medium, renda possibile la ricezione di un qualche sacramento (spesso si fa riferimento alla confessione on-line) o si possa parlare di identica validità partecipativa tra celebrazioni reali e quelle raccolte in rete. Internet non si sostituisce ma si aggiunge agli spazi tradizionali, dell’ascolto e dell’annuncio, non potrà mai sostituire la capacità comunicativa della relazione interpersonale, via primaria di trasmissione della fede e, quindi, del Vangelo”. L’obiettivo di un sito non è forse quello di far nascere il desiderio di un incontro personale e diretto? Ci sono delle esperienze in tal senso?

“Penso che l’esperienza religiosa non si esaurisce e non può essere trasferita completamente nella rete, né compito della rete è di sostituire le comunità fisiche, le relazioni interpersonali, le strutture portanti di un’espressione religiosa. Tra le finalità di un sito cattolico, c’è quello di rimandare a una comunità, a delle persone. Penso, ad esempio, all’esperienza di una parrocchia dell’arcidiocesi di Agrigento, dove i giovani, che per motivi di studio sono costretti a stare lontano dalla parrocchia, interagiscono con il parroco o con i giovani dell’oratorio. O a un’altra esperienza dove un parroco attraverso una mailinglist lancia temi e spunti riflessione ai giovani della sua parrocchia che saranno poi discussi nel gruppo”. Un sito cattolico come può interessare e coinvolgere chi é in ricerca, chi non vive l’esperienza ecclesiale?

“Lo può fare in diversi modi: proponendo a esempio una alfabetizzazione della fede cristiana, o investigando sui più svariati argomenti connessi alla fede, dando risposte alle domande di senso per cercare un riscontro e confronto incarnato, invitando l’utente ad avvicinarsi a una comunità viva, fornendo materiale di consultazione e approfondimento per quegli utenti che intendono maggiormente comprendere le verità di fede e i principi cristiani, si possono aggiungere altre forme di comunicazione più dinamica, e più congeniale al mezzo come le e-mail, instant messenger, chat, newsgroup, mailinglist. Internet, insomma, è un nuovo spazio che chiede creatività, capacità di fare conversazione, di condurre riflessioni critiche, un nuovo senso di comunità, di collaborazione. In tal senso è un laboratorio aperto e si delinea come una risorsa che chiede nuovi artigiani, nuove presenze”.

Scheda: In Italia i siti cattolici hanno superato quota 10mila alla fine del 2005. Il 22 maggio del 2003 si è costituita l’Associazione Webmaster Cattolici (WeCa), di cui è presidente mons. Franco Mazza, vice direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. Obiettivo dell’Associazione è offrire un punto di riferimento per i siti informatici di ispirazione cattolica; promuovere attività formative, educative e culturali, utilizzando Internet o in relazione al mondo della rete informatica, secondo i principi della morale cristiana e in ascolto del magistero della Chiesa Cattolica; diffondere iniziative e proposte di carattere pastorale e culturale che favoriscano la diffusione di contenuti di fede nel world wide web; favorire il dialogo tra i diversi livelli delle strutture ecclesiali per l’uso delle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione; incoraggiare l’utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione da parte delle realtà cattoliche.

(27 aprile 2006)