VITA AFFETTIVA: INCONTRI
Quando si superano i novant’anni, la serenità è molto influenzata dal modo in cui si vive e da quanto si è circondati dagli affetti o si è abbandonati a se stessi. È cosi per Antonietta e Gina Iaccarino, due sorelle ultranovantenni che vivono a Sorrento, in provincia di Napoli. La prima, 98 anni a maggio, vive con la famiglia della figlia e si sente accompagnata con amore e “sostenuta da una grande fede e dalla speranza di incontrare nuovamente, in Dio, il marito e la figlia ventiquattrenne morta, 40 anni fa, di morbillo”. La seconda, 91 anni compiuti a marzo, ha un solo figlio, sposato, con tre figli: tutti sono impegnati e non hanno molto tempo per la nonna. Maria vive, perciò, con una badante. Per lei la solitudine e una vita costellata da tanti dispiaceri: il padre morto 12 giorni prima che nascesse e l’abbandono da parte del marito, dopo pochi anni di matrimonio. Antonietta, la sua vita è stata segnata da diversi lutti, eppure dice di non aver perso la speranza…
“Mi ha aiutato molto essere stata circondata sempre da tanto amore. In particolare, quando è morta mia figlia a 24 anni, mi sembrava che la vita fosse finita. Mi ha salvato la presenza del mio nipotino di tre anni, figlio dell’altra mia figlia, con la quale mi sono trasferita a vivere insieme con mio marito. Grazie al mio nipotino, ho ripreso a vivere e imparato nuovamente a sorridere. Inoltre, mia figlia morta era una ragazza di grande fede e di incredibile generosità: mi ha dato forza anche vedere i tanti segni di bene lasciati da lei. Il suo esempio è stato un faro luminoso per tutta la famiglia”. Gina, anche lei ha sofferto tanto, però non si ritiene serena come sua sorella…
“La vita è stata dura con me. Ho sempre vissuto come un trauma non avere conosciuto mio padre. Quando, poi, mio marito mi ha lasciato con un bambino piccolo per un’altra donna, mi è crollato il mondo addosso. Ero terrorizzata dall’idea che mio figlio potesse soffrire per la mancanza del padre. Certo, mi sono stati sempre molto vicini mia madre e mia sorella con suo marito, ma vedere la loro famiglia così affiatata mi faceva pesare ancora di più la mia condizione. Per me, inoltre, il matrimonio è per sempre e non ho mai pensato di rifarmi una vita”. Antonietta, come vive questo periodo della sua vita: a quasi 98 anni può fare un bilancio?
“Anche la mia vita non è stata facile. Ho lavorato tanto insieme con mio marito per portare avanti la famiglia con tre bambini: sono stata insegnante elementare e, allora, per raggiungere le scuole delle piccole frazioni di montagna si andava a piedi. Dopo aver camminato tanto, oggi non posso più spostarmi da sola senza l’aiuto dei miei familiari. Sono stata ricoverata molte volte in ospedale per vari problemi, ma tutti sono sempre stati colpiti dall’assistenza ricevuta da mia figlia e dai suoi congiunti. Anche tra mille difficoltà, quello che non mi è mai mancato è stato il loro amore, la loro presenza affettuosa. Anche quando è morto mio marito, dopo 59 anni di matrimonio, al quale ero legatissima, non mi sono sentita sola: i miei due nipoti, mia figlia e mio genero mi hanno avvolto in una pelliccia di tenerezza e mi hanno aiutato ad andare avanti”. Gina parla di solitudine.
“Ho dedicato la vita a mio figlio. Anch’io ho lavorato tanto per non fargli mancare nulla. Ha potuto studiare come tutti e mi ha ripagato facendo una carriera brillante. Purtroppo, però, il suo lavoro lo costringe spesso a stare fuori. Amo molto i miei tre nipoti, ma non hanno molto tempo per me perché studiano. Purtroppo, anch’io non sono più autosufficiente. Così, sono obbligata a vivere con una badante ucraina, che non riesce a darmi l’affetto di cui avrei tanto bisogno. Resto ore e ore da sola a pensare alla mia vita, a quello che sognavo da bambina e a come niente si sia realizzato. Aspetto con ansia la domenica quando vado a trovare mia sorella e trascorro il pomeriggio con lei e i suoi cari: lì sento il calore di una vera famiglia. La mia vera consolazione, comunque sia, resta mio figlio: appena ha un momento libero corre da me, si preoccupa del mio benessere. Quando non sto bene e mi sento scivolare via la vita, stringo i denti pensando al dolore che avrebbe per la mia morte. Anche se per chi, come me, non ha mai smesso di credere in Dio, malgrado i dispiaceri della vita, sarebbe solo un distacco temporaneo”.
(27 aprile 2006)