AGGREGAZIONI LAICALI
L’Azione Cattolica ha aperto alla Chiesa italiana la strada che porta a Verona e al prossimo Convegno ecclesiale in programma dal 16 al 20 ottobre. Da sabato 29 aprile a lunedì 1 maggio oltre 1.000 responsabili dell’associazione, dagli adulti ai giovani e fino ai ragazzi, si sono dati appuntamento proprio a Verona per aprire “nuove vie” alla speranza. Tra la grande speranza e le piccole attese. Nel titolo dell’incontro unitario di Ac, Di-segni di speranza, c’era già tutta la voglia dell’Azione Cattolica di scoprirsi essa stessa segno di speranza dentro alla Chiesa. Così in effetti è stato, tanto che il presidente nazionale Luigi Alici, tentando un primo bilancio dell’intensa tre giorni non esita a dire che “tocca a noi far incontrare la grande speranza, che nasce dalla contemplazione dei cieli nuovi e della nuova terra, verso cui fissa lo sguardo la comunità dei seguaci del Risorto, e le piccole attese, figlie di una fragile voglia di futuro, che riemergono tra le disperazioni del presente”.
“Sull’onda di questa splendida tre giorni – commenta Alici – ora vogliamo renderci tramite tra la speranza vera e chi cerca la speranza, spesso faticando a trovarla. Ci sentiamo pronti a diventare un ponte di speranza e a compiere un passo avanti verso il nostro Paese, con il Vangelo e con la vita, un passo che non mortifica la laicità ma anzi la chiama alla più ardua delle verifiche: quella che nasce dalla sintesi fra le fede e la storia”.
Terreno privilegiato per spiegare la speranza sarà quello delle relazioni: “L’Ac può testimoniare concretamente il noi della speranza riuscendo a presentarsi come relazione di fraternità aperta, stabile e condivisa, capace di far battere all’unisono il cuore di tutti, mettendo ragazzi, giovani e adulti in condizione di dire io ma non più io, come ci ha ricordato Papa Benedetto”. Le domande del mondo. D’altronde dentro e fuori dalla Chiesa, l’attesa non manca: proprio introducendo i lavori del convegno dell’Ac, il sociologo Ilvo Diamanti ha ricordato come “la nostra società ormai lascia poco spazio alla speranza. Ma non è un caso: speranza significa saper dove andare, e oggi sa dove andare soltanto chi ha una fede. Oggi il futuro si ferma a questa sera, schiavi del tutto e subito alla speranza preferiamo spesso un timido ottimismo: per tornare a parlare di speranza serve una spinta nuova”.
Una spinta che l’Ac è senz’altro in grado di dare, come ha ricordato il teologo Franco Brambilla (docente di cristologia e antropologia teologica alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale); ricordando come nel dna stesso dell’Ac ci sia l’esercizio della speranza, “invito l’Azione Cattolica – ha esortato Brambilla – a riscoprire la sua triplice vocazione formativa, comunionale e secolare. È qui che c’è tutto il genio cristiano dell’Ac: gli uomini e le donne di Azione Cattolica, con tutto il ventaglio delle stagioni della vita, possono diventare luogo di un esercizio vivo del cristianesimo, e per questa via un nuovo racconto della speranza”. In tutte le stagioni. Per i più piccoli, l’Azione Cattolica dei ragazzi – che quest’anno compie 35 anni – ha confermato il proprio impegno a offrire una proposta formativa che accompagni i bambini dai 4 ai 14 anni: “In questi giorni – spiega Mirko Campoli, responsabile nazionale Acr – abbiamo presentato in anteprima la nuova bozza di proposta formativa, uno strumento di lavoro ma anche un invito a tenere una costante e tenace attenzione affinché il protagonismo dei ragazzi e dei bambini sia centrale nella vita della Chiesa e della società italiana. Noi continuiamo a crederci: si può e si deve accompagnare anche i più piccoli in un percorso di scoperta della fede e della speranza”.
I giovani di Ac hanno invece confermato il proprio impegno di fedeltà alla Chiesa: “Noi amiamo la nostra Chiesa – sottolineano i vice presidenti nazionali, Ilaria Vellani e Simone Esposito – e sappiamo che dobbiamo starci dentro, con tutti noi stessi: oggi più che mai desideriamo mettere occhio, orecchio e bocca nel leggere e annunciare il vangelo”. Sul versante pastorale, “sogniamo una pastorale del lunedì, capace di far tesoro del momento di festa e che ci faccia tenere il passo quando si incontrano le difficoltà”.
Un rinnovato impegno è arrivato anche dagli adulti di Ac, che hanno ribadito la necessità di progettare proposte formative a sostegno di laici maturi e adulti: “Il momento storico in cui viviamo – spiegano i due vicepresidenti nazionali, Francesca Zabotti e Franco Miano – è ricco di elementi che richiedono un difficile discernimento e che sollecitano un nuovo impegno dei laici credenti. Si è aperta una nuova stagione della presenza nella società civile e politica dei credenti e da una generazione di donne e uomini credibili, che scrutano i segni dei tempi con un’ottica di fede, può nascere un contributo all’attuale fase socio-politica del Paese”.
(02 maggio 2006)