“Il mondo è stanco di vivere nella paura”: è il messaggio che da Washington mandano decine di esponenti di religioni e culture di tutto il mondo, riuniti il 26 e il 27 aprile dalla Comunità di Sant’Egidio alla Georgetown University, per la XX Giornata mondiale di preghiera per la pace. “Il nostro mondo – afferma l’appello finale per la pace che ha chiuso l’evento – sembra aver dimenticato che la vita umana é sacra. Dio ha compassione di coloro che soffrono, quelli colpiti dalla guerra, e le vittime del terrorismo cieco. Il mondo è stanco di vivere nella paura. La paura umilia la parte migliore di noi. Paura e pessimismo a volte sembrano essere l’unica via, ma conducono verso una strada oscura. Le religioni non vogliono la violenza, la guerra o il terrorismo, non credete a chi dice il contrario!”. Sottoscritto da cardinali, rabbini, imam ed esponenti del mondo della cultura, l’appello sottolinea che il mondo “non è reso migliore dalla violenza e dal terrore, ma dalla fede e dall’amore”. Dal dibattito a Washington, che segue la scia del confronto interreligioso avviato da Papa Giovanni Paolo II nel 1986 ad Assisi, è riemerso ancora una volta – nelle parole di Mario Marazziti, portavoce di Sant’Egidio – che il dialogo “non è una scelta dei deboli e timorosi, è il coraggio di coloro che sanno che non c’é futuro senza dialogare”. Il mondo “ha disperatamente bisogno di pace”, ha detto l’arcivescovo di Washington, cardinale Theodore McCarrick, in conclusione dei lavori, “forse oggi ancora di più di 20 anni fa. Spero che da qui in molti tornino nei loro paesi convinti che questa del dialogo è una buona idea, è una grande novità”.