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Oltre a valorizzare l’eredità cristiana del vecchio continente e che da essa prende l’ispirazione per affrontare le attuali sfide, Benedetto XVI, rivolgendosi recentemente ai parlamentari del Partito popolare europeo ha detto con chiarezza quale deve essere il vero ruolo della Chiesa rispetto alla vita politica. La questione principale del messaggio, che teneva conto in particolare della realtà europea, è chiarire che “quando le Chiese o le comunità ecclesiali intervengono nel dibattito pubblico, esprimendo riserve o richiamando principi, ciò non costituisce una forma di intolleranza o di interferenza, poiché tali interventi sono volti esclusivamente ad illuminare le coscienze rendendole capaci di agire liberamente e in modo responsabile, secondo le autentiche esigenze di giustizia, anche se questo può entrare in conflitto con situazioni di potere e d’interesse personale. Nella misura in cui tocca la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nella vita pubblica si concentra nella protezione e promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi, i quali non sono negoziabili”.Tra questi principi non negoziabili, che la gerarchia della Chiesa non può rinunciare a difendere e i suoi fedeli a vivere, attraverso le possibilità concrete di voto, la militanza politica o l’esercizio attivo di responsabilità di governo, ci sono, secondo il papa: “la protezione della vita in tutte le sue fasi…, il riconoscimento e la promozione della struttura naturale della famiglia, come l’unione tra un uomo ed una donna, basata sul matrimonio….e la protezione del diritto dei genitori per educare i propri figli”. È per controbattere l’accusa che così la Chiesa non fa che mettersi in politica e per questo rischia di venire considerata un avversario politico , papa Ratzinger ha voluto chiarire che questi principi non negoziabili, anche se non sono verità di fede, non hanno bisogno di essere impiantati e realizzati dai cattolici ma da qualunque cittadino, poiché “sono inscritti nella stessa natura umana e pertanto sono comuni all’intera umanità. L’azione della Chiesa nella loro promozione non è pertanto di carattere confessionale”. Alla base di un atteggiamento accusatorio verso la Chiesa c’è, come segnala papa Benedetto XVI, “una cultura che si è diffusa oggi in Europa e che rilega alla sfera privata e soggettiva la manifestazione delle proprie convinzioni religiose”. Per superarla non c’è altro da fare che un attivo esercizio alla cittadinanza da parte dei cattolici, coinvolgendosi sempre di più nella vita pubblica e politica a tutti i livelli: dalle associazioni civiche e culturali fino alla rappresentanza politica, con personale responsabilità e coerenza di fede. E attuarlo in modo solidale con altri cittadini che, anche se non credenti, hanno gli stessi obiettivi di dignità della persona umana e il raggiungimento del bene comune. È stato esemplare in questa collaborazione politica, culturale e civica, la linea intrapresa dai cattolici in Italia nell’unire gli sforzi, coinvolgendo anche non cattolici, nella difesa dei “principi non negoziabili”, specialmente quelli riferiti al diritto alla vita: non a caso il comitato “Scienza e vita” ha avuto successo con la sua proposta di astenersi al referendum dello scorso anno sulla legge della riproduzione assistita.Magari, quest’esempio si propagasse in altri scenari politici della vecchia Europa.