TERRA SANTA
Le radici cristiane, la preghiera, la solidarietà e l’impegno per la pace
Salgono silenziosi sul monte della Trasfigurazione, qualcuno recita il rosario. Altri si fermano per ascoltare le spiegazioni della guida locale. I più giovani invece che il bordone, il bastone segno del pellegrinaggio, hanno la chitarra con cui accompagnano i canti delle liturgie che risuonano in inglese, spagnolo, russo, italiano, olandese, polacco, tedesco, francese… La stessa scena si ripete al Sepolcro, al Cenacolo, al monte delle Beatitudini, sul Calvario. Sono i pellegrini che da ogni parte del mondo, ma soprattutto dall’Europa, stanno tornando in Terra Santa. Desiderosi di riscoprire le radici della propria fede, intenzionati a rimettere in discussione la loro presenza in un’Europa secolarizzata e relativista, tutti pregano con la stessa intenzione: la pace in Terra Santa e nei cuori degli uomini. LE DIFFICOLTÀ DELLA TESTIMONIANZA. “Sono qui per riscoprire il senso profondo della mia fede – dice Anna P., da Roermond (Olanda) -. La mia più grande difficoltà, infatti, è quella di testimoniarla nella vita di tutti i giorni. A volte quasi mi nascondo. Penso ai cristiani che vivono qui, piccola minoranza, che cercano di testimoniare la Parola. Difficile per loro, difficile per noi”. Benoit e sua moglie Marie Francoise H . vengono da Digione ( FRANCIA ) e appartengono alla Comunità delle Beatitudini. Sono saliti a piedi lungo i quattro chilometri che conducono al Tabor. “Siamo pellegrini qui nella Terra di Gesù – affermano – per tornare da pellegrini nella nostra Europa”. Un continente dove oggi “è difficile testimoniare i valori cristiani a causa di incomprensione e materialismo. Questi sono i frutti di un certo laicismo, particolarmente forte in Francia e che a volte sfocia in ostilità verso chi crede”. Portare lo spirito della Terra Santa in Europa è un auspicio per diversi fedeli, come spiega anche Rüdiger Bernstein , proveniente da Essen ( GERMANIA ), in visita nei Luoghi Santi con un piccolo gruppo di 13 persone di diverse cittadine della Germania centrale. “La visita ai luoghi biblici e l’incontro con persone di differenti provenienze ci arricchisce sia dal punto di vista culturale, sia da quello spirituale. E questo dono noi dobbiamo a nostra volta trasmetterlo alle nostre comunità di appartenenza”. TERRA DI CONTRADDIZIONE. Diversa è la posizione dei pellegrini dei Paesi dell’Est, reduci dai difficili anni del comunismo. Essi vengono numerosi, in segno di ringraziamento e di lode. Come i 200 provenienti da Gdynia, piccola cittadina della POLONIA a due passi dalla più nota Danzica. “Siamo qui per festeggiare l’80° anniversario di fondazione della nostra città”, dichiara Ivona Pilecka , che si rallegra per come oggi sia possibile “testimoniare liberamente la fede” nel suo Paese. “Da noi la maggior parte degli abitanti è di fede cattolica, grazie a una tradizione familiare di vecchia data che si è mantenuta, pur tra mille difficoltà, negli anni della dittatura comunista”. Curiosità per questa “terra di contraddizione” è invece il sentimento che prova il giovane Maurizio Manti , in pellegrinaggio parrocchiale da Bergamo ( ITALIA ). Con lo zaino della Gmg sulle spalle, in procinto di rinnovare le promesse battesimali ai bordi del lago di Tiberiade, Maurizio affronta questo “viaggio di fede” come un’occasione per “ricaricare lo spirito”. Ma non manca di osservare la realtà di questa terra, dove “è impossibile non percepire le differenze che ci sono tra tradizione e rinnovamento: uno stridente contrasto tra antico e moderno, che si manifesta soprattutto a livello dei costumi. I giovani hanno abbigliamento e comportamenti occidentali, mentre la tradizione fa da padrona tra chi è più avanti nell’età”. PACE E AIUTI CONCRETI. “I monaci benedettini, presenza antichissima in questi luoghi, sono una piccolissima minoranza in questa terra dove già i cristiani sono minoranza. Siamo pochi, non abbiamo armi se non la preghiera, e per questo non facciamo paura. Da noi arrivano persone da ogni parte del mondo, ma anche palestinesi e israeliani che qui riescono a parlarsi”, sottolinea l’abate Benedikt M. Lindemann , arrivato dalla GERMANIA per guidare l’abbazia della Dormitio Mariae a Gerusalemme. Per dare concretezza al messaggio di pace che si leva dal monastero, l’abate rivela il progetto di un'”accademia della pace” per la quale si stanno raccogliendo fondi. Suor Salvatorina , francescana, originaria di MALTA , da 37 anni in Terra Santa, si occupa, assieme ad altre tre consorelle provenienti dall’Italia, dalla Giordania e da Israele, della cura del santuario posto sul Monte delle Beatitudini. “Tutti qui vogliono la pace”, afferma. “Nell’ultimo anno sono ritornati i pellegrini, e questo ci ha aperto il cuore”, le fa eco suor Giampiera , la consorella italiana, che lancia un appello ai fedeli di Europa. “Tornate in Terra Santa per respirare e assimilare lo spirito di Cristo e del Vangelo e ridonatelo al Vecchio Continente”.